.

mondiepolitiche

IRAN, l'Occidente dovrà muoversi il meno possibile, almeno in superficie...

Focus Medio Oriente 29/12/2009

L'Occidente si muova il meno possibile: le parole che Gary Sick, negoziatore per gli Stati Uniti con Teheran durante la crisi degli ostaggi del 1979, utilizzò con Repubblica (giugno 2009) per dire che meno faceva l'Occidente sulla crisi iraniana meglio era, temo valgano ancora oggi, anche per ragioni distinte da quelle che Sick esprimeva.

La situazione è delicatissima e l'Occidente (sarebbe da delimitare meglio cosa intendiamo con questa parola: in quest'ottica la collocazione dell'attuale governo turco è per esempio discutibile) non ha "tempo" per "ricalibrare" le sue politiche su un regime diverso da quello attuale. 

Di fatto, lo si dica o meno, l'amministrazione americana e le diplomazie europee possono (e devono) alzare la voce per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, ma al tempo stesso probabilmente sperano e si muovono affinché la situazione non esploda e non deragli.

Di fronte al riemergere delle azioni qaediste e alle nuove tensioni che vedono protagonista la Russia (http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_29/putin-russia-armi_3391b94e-f44a-11de-a1b2-00144f02aabe.shtml), anche in termini per noi quasi vitali (vd. ripetute tensioni sul gas che passa attraverso l'Ucraina, è solo di un'ora fa la notizia di un accordo http://it.euronews.net/2009/12/29/russia-ucraina-accordo-su-rifornimenti-petrolio/), è essenziale non perdere un fattore di stabilità -per quanto "avversa" - come Teheran. 

Detta più semplicisticamente: meglio un nemico certo che una situazione completamente incerta o un amico dubbio (chi è realmente Moussavi? e chi sono i suoi uomini dal punto di vista politico?); anche perché con il nemico certo sei eventualmente autorizzato ad assumere atteggiamenti e risposte che in una situazione più incerta sarebbe più difficile approvare (leggi: bombardamenti mirati alle installazioni nucleari di Teheran).

Vuol dire che dobbiamo stare a guardare senza far nulla? No, la ricchezza delle società occidentali - forse la principale rispetto ad altri regimi e società - è la distinzione fra la struttura dello Stato e la mobilità della società civile; e anche nella logica di un funzionamento a comparti separati (come di fatto è oggi lo Stato moderno) si possono avere diverse azioni contemporanemente: oggi e in futuro, al di là delle politiche ufficiali dei governi, altre strutture degli stati e delle organizzazioni internazionali possono mantenere contatti con l'opposizione iraniana; le associazioni e i partiti politici, al di là del loro schierarsi ufficiale, possono coltivare rapporti, inviare aiuti per quel che possibile, mantenere viva la speranza di un futuro diverso per l'Iran, tentando anche di capire meglio se c'è una effettiva alternativa all'attuale regime o se si rischia di coltivare un sogno senza prospettive, o peggio aiutare altre fazioni liberticide (anche nel 1979 gran parte dell'Occidente tifò per la rivoluzione...)

Il percorso per un Iran veramente libero è molto lungo, e le scorciatoie non sono consentite.

Francesco Maria Mariotti
http://mondiepolitiche.ilcannocchiale.it 

L'Occidente si muova il meno possibile (Repubblica, giugno 2009)
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=MQXK1

Iran, si stringe la strada del negoziato, Vittorio Emanuele Parsi, laStampa, 29 dicembre 2009
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6792&ID_sezione=&sezione=

"Sarebbe già più che sufficiente l'amore per la libertà a spingerci idealmente accanto ai giovani che a Teheran e in tante altre città iraniane sfidano la violenza tutt’altro che cieca delle squadracce di Ahmadinejad e Khamenei, la triste diarchia che dal golpe bianco della scorsa estate si è impossessata del potere assoluto nella Repubblica islamica. Ma occorre dire che dalla vittoria dell’onda verde, di questo straordinario movimento acefalo, dipendono sempre più anche le residue chances che alla questione del nucleare iraniano possa essere trovata una soluzione insieme accettabile per tutte le parti ed efficace nella sostanza. (...) A lungo in bilico tra timidi tentativi di autoriforma e svolte sempre più autoritarie, in cui persino i labili freni posti all'arbitrio del potere da parte della Costituzione islamica vengono travolti, il regime di Teheran sembra aver imboccato la via di un’ulteriore spinta verso un totalitarismo di tipo nuovo. A rappresentare l'ultima fragile, valorosa barriera per evitare che questo passaggio irrimediabilmente si compia, stanno - soli - gli studenti, i giovani e le donne, che da mesi riempiono le strade e le piazze della capitale, di Isfahan, di Shiraz, e contro cui si abbatte sempre più brutale la repressione del regime. Se falliranno, se Ahmadinejad e Khamenei prevarranno, nulla potrà più arrestare la completa mutazione del regime. Nelle cancellerie occidentali la consapevolezza di tutto ciò sta crescendo, insieme alla certezza che, qualora il regime dovesse trionfare, verranno meno anche le residue, esili speranze di poter trovare qualunque soluzione alla questione del nucleare iraniano. Da quando Khamenei ha deciso di appoggiare il golpe bianco di Ahmadinejad, infatti, le posizioni negoziali iraniane si sono, se possibile, ulteriormente irrigidite e, soprattutto, sono state accompagnate da una serie di atti concreti e calcolate provocazioni, tutte governate dalla strategia del fatto compiuto: dalla sperimentazione di missili a lunga gittata all'apertura di un nuovo sito a Qom, alla messa in funzione di centinaia e centinaia di centrifughe, all’annuncio della prossima apertura di un numero non precisato di ulteriori impianti. (...)

Chi comanda in Iran, Alberto Negri, CIPMO, 2 luglio 2009

http://www.cipmo.org/1501-indice-analisi/chi-comanda-iran.html

Intervista ad Alberto Negri del marzo 2009 

1a parte - http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/03/il-turbante-e-ia-corona-liran-sospeso-tra-nucleare-e-medio-oriente-intervista-ad-alberto-negri.html

2a parte - http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/03/iran-dialogo-con-obama-dopo-i-vantaggi-da-iraq-e-afghanistan-intervista-ad-alberto-negri.html 

A proposito di IRAN - la Newsletter del 2007 del CIPMO, che presenta ancora oggi spunti interessanti di approfondimento

http://www.cipmo.org/archivio-newsletter/newsletter-iran-nucleare.html

Nuovi Terroristi: pista Yemenita?

Focus Medio Oriente 26/12/2009

Segnalo l'articolo di Guido Olimpio sul fallito attentato di cui abbiamo notizia in queste ore.
Naturalmente tutte le valutazioni fatte nelle ore immediatamente successive a un evento di questo genere sono da assumere con estrema cautela; da segnalare comunque lo scenario yemenita, già da tempo
oggetto di attenzione degli States (si vedano successivi link a proposito della guerra "segreta" che su questo territorio l'amministrazione USA sta portando avanti, in un complicato intreccio di presenza qaedista e probabili manovre iraniane)

Francesco Maria Mariotti
http://mondiepolitiche.ilcannocchiale.it/

http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_26/attentato-nigeriano-ordigno-olimpio_88b0a076-f1fb-11de-b17d-00144f02aabe.shtml

IL FALLITO ATTENTATO SUL VOLO AMSTERDAM-DETROIT
L'identikit dei neo-terroristi e la pista yemenita Tre le ipotesi possibili sull'azione di Umar Faruk Abdulmutallab, l'attentatore nigeriano

di Guido Olimpio

(...)LA PISTA YEMENITA - Di recente è stato affermato dagli esperti che lo Yemen può diventare il nuovo Afghanistan. E non è un caso che gli americani siano coinvolti, al fianco delle forze locali, nella lotta al terrorismo. Pochi giorni fa c’è stato un raid condotto dagli stessi Usa e alla vigilia di Natale un blitz ha colpito un accampamento. Sembra che tra i bersagli – mancati - ci fosse anche l’imam Anwar Al Awlaki, sospettato di aver ispirato l’autore del massacro a Fort Hood, Texas. La pista yemenita porta poi ad un altro episodio interessante. In agosto un kamikaze proveniente dallo Yemen ha cercato di assassinare il principe saudita Nayaf. La bomba – miniaturizzata – era nascosta nelle mutande o – secondo le autorità – nell’ano. Una ricostruzione presa per buona da alcuni esperti e vista con scetticismo da altri. La terza ipotesi è una combinazione delle prime due. Abdulmutallab è un estremista fai-da-te e si è recato nello Yemen a cercare l’avvallo e magari il supporto tecnico per il suo attacco.

L'analisi del raid Usa dei giorni scorsi sul Corriere
http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_19/yemen-raid-usa-olimpio_91160ffc-ec84-11de-a048-00144f02aabc.shtml

Da Il Foglio del 23/12/2009: Perché Obama bombarda in segreto l'alleato Yemen - il primo colpo di Washington nella guerra tra Arabia Saudita e Iran
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=OYKK7

In ricordo di Igor Man

Persone 20/12/2009

Igor Man - Il Crocifisso dall'Ucraina, la Stampa del 20 novembre 2009

Arrivò l’estate e mia madre si portò via. Per sempre. Lei aveva lasciato scritto a mio padre di non portarci al cimitero. «Non mi vedrete epperò sarò sempre accanto a voi, in casa, nel Mondo». Da convinta allieva di Tolstoi, mia madre insegnò la scrittura ai contadini di Cibali. Era una menscevica nobile e molto attiva, sicché amici fascisti (si può essere amici e fascisti solo a Catania) consigliarono a mio padre di lasciare l’Isola. Prima di partire ci fu concesso di traslare mia madre nella semplice tomba di marmo creata da Emilio Greco. Dal tumulo emerse persino il triciclo che il piccolo dei fratelli aveva voluto andasse con sua madre, ma non ci fu verso di trovare un crocifisso d’arte povera, ucraino. Prima di lasciare la Sicilia, mio padre promise «adeguate ricompense» a chi avesse mai trovato quel Crocifisso.(...)

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6638&ID_sezione=&sezione=

Igor Man - Gesù Cristo, il volto dell'innocente negli orrori delle guerre, TERTIUM MILLENNIUM, N.2/ Maggio 1997

Convinto, come sono, che nessuna guerra sia "giusta" anche se qualcuna è imprescindibile, più volte anch'io mi sono posto l'interrogativo che con dolorosa civiltà ha postulato Norberto Bobbio: «Ma avranno le previsioni sulla pace la stessa credibilità delle previsioni sulla guerra?». Porsi un simile interrogativo significa garantirsi molti tormenti ancora ma, forse, chi genuinamente "pretende" la pace, e subito e per sempre, non vuole più soffrire. (Penso ai palestinesi: arabi ed ebrei; penso agli uomini disperati del Rwanda, del Burundi, dello Zaire e del Sudan e della Bosnia, eccetera). Anche chi combatte vuole la pace. La pace e basta. Verosimilmente perché la cultura della guerra è morta col Vietnam.

Una volta la società accettava la guerra "perché la guerra risolve". A quelli della mia generazione insegnavano che la guerra era un "male necessario". Oggi è diverso. Mi dice un Cardinale-Pastore, oggi tutti hanno capito che la guerra non risolve nulla, dà solamente la medesima illusione dell'intervento chirurgico su un organismo mitragliato dalle metastasi d'un tumore cattivo. «La pace, invece, fermando la corsa della morte, salva la vita, dona la speranza della giustizia».

Forse è veramente così. ("E' vero davvero"). Non lo so. Io sono soltanto un vecchio cronista che ha scarpinato per il mondo inciampando di continuo nella guerra: anche se tutte le volte che l'ho attraversata, ho incontrato una immensa domanda di pace. Ho fatto (da cronista, armato solo di taccuino e di biro) tutte le guerre mediorientali; ho raccontato la lunga guerra civile che ha trasformato il Libano da produttore di benessere in produttore di cadaveri; ho testimoniato dell'orrore del Vietnam e delle infinite guerre di guerriglia che hanno sferruzzato il mondo negli ultimi cinquant'anni e posso dire che "ovunque e comunque" ho visto invocare la pace. Soprattutto da chi combatteva o era costretto a farlo.(...)

http://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01051997_p-14_it.html

Igor Man - Nel Golfo senza Hemingway, la Stampa dell'11-2-1991, da "Diario arabo", ed.Bompiani, pp.78-81

(...) Tutto questo per dire come il giornalismo in generale, quello italiano in particolare, stia vivendo una sorta di dramma dell'incomunicabilità. Fisica, materiale, effettiva. Lo vive da tempo, ma con questa guerra "censurata" siamo giunti all'ultimo atto. (...) Ecco, l'unico modo di vendicarsi della incomunicabilità contingente rimane quella di affidarsi alla comunicazione scritta. Lo scrivere come salvezza (...) se è vero che "La storia" di Elsa Morante è il più sublime reportage, in forma di romanzo tolstoiano, che sia mai stato scritto su di una guerra contemporanea, è vero altresì che, dimenticando non dico Tolstoj ma Hemingway (impresa comunque difficile), una piccola ragazza del sud può scrivere una autentica storia di guerra. Mi riferisco a Bassa Intensità, il libro di Lucia Annunziata (in questo momento in servizio tra Amman e Baghdad) dove figurano le corrispondenze che non furono scritte ma pensate, durante un anno e passa di Salvador. Una guerra a "bassa intensità", per dirla in gergo militare, raccontata stupendamente con avveduta umiltà. Il lettore avrà notato com'io parli solamente di libri scritti da donne. forse perché di giornalisti uomini capaci di raccontar guerre non ce ne siano? Certo che ce ne sono, soltanto sul Libano si contano almeno tre buoni libri di altrettanti colleghi italiani. Gli è che le donne non dico scrivano meglio ma scrivono in un modo non concesso agli uomini. Scrivono con lo stesso travaglio col quale si fa un bambino, sicché il loro non è soltanto un libro, è una specie di "figlio". Bello o brutto che sia, ha sangue e muscoli, ha la voce della vita. (...)

Igor Man - La canzone diventa preghiera, la Stampa del 12-2-1991, da "Diario arabo", ed.Bompiani, pp.82-84

(...) Sul prestigioso El Pais leggiamo di una festa da ballo di cinque marines donna e venti maschi, nella discoteca Mopp, frammezzo le dune del fronte arabico. Si sono scatenati col rap nel "ballo della maschera", inventato "involontariamente" dal marine Meil Bulke, 22 anni, newyorkese. Il ballo simula l'angoscia di quando Meil s'era perso nel deserto, chiuso, nella tuta antichimica, con la maschera antigas sul volto. "Avevo perduto l'orientamento, andavo su e giù, sbandavo da una parte all'altra, soffrivo come un condannato a morte". Ad un certo momento Meil si è sorpreso a mugolare il salmo che cantava da bambino in chiesa, "e alla fine ho beccato la via che porta al campo"(...)

***

Igor Man ricordato dai colleghi de La Stampa

(...) A un certo punto della sua lunga carriera, Man aveva preso una sorta di seconda cittadinanza in Medio Oriente e nel mondo arabo nostro dirimpettaio e non ancora soffocato dal fondamentalismo. Andava e veniva, tornava e ripartiva, allungava orgoglioso il lungo medagliere di foto dei suoi intervistati. Accanto a Che Guevara, ad Allende, a un gruppo di misteriosi guerriglieri boliviani armati fino ai denti, a un Kennedy avvicinato svagatamente a un ricevimento a Washington, da un elegantissimo Igor in dinner jacket e papillon, comparvero così l’israeliana Golda Meir, l’egiziano Mubarak, il vecchio re Hassan II del Marocco, il ras della Tunisia Bourguiba, e poi, in varie pose, un Arafat di cui Man era spesso ospite esclusivo e autorizzato, raro privilegio, a descriverne la vita riservatissima nella casa araba dove il the bolliva lento tutto il giorno, tra nuvole d’incenso e fiori di gelsomino sparsi un po'dappertutto.

Con molti anni di anticipo, Man aveva capito che dalla sponda orientale a noi più vicina la polveriera islamica stava incubando dentro e attorno a un Occidente del tutto impreparato a contenerla. Per questo Igor, che aveva visto nascere il khomeinismo in Iran, era desolato quando gli americani avevano dovuto abbandonare la Somalia infestata dai fondamentalisti. Ed era disperato di fronte alla prima guerra del Golfo, quella del '91 in cui l'Italia si commosse per le gesta eroiche del maggiore Bellini e del capitano Cocciolone, ma non immaginava neppure cosa sarebbe accaduto dieci anni dopo. Toccò a Man raccontare nella sua rubrica «Diario arabo» la cultura, i valori e anche gli eccessi del mondo islamico: lo faceva umilmente, in trenta righe, tutti i giorni. E ogni articolo si concludeva con una «sura», una massima del Corano.(...)

Il cuore di un maestro, Marcello Sorgi, la Stampa, 19 dicembre 2009
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6755&ID_sezione=&sezione=

(...) Il suo “Diario arabo”, quelle notazioni quotidiane che sulle pagine del nostro giornale hanno accompagnato e spiegato le complesse filiere nelle quali s’andava dipanando la preparazione - fino a poi lo scontro sul terreno - della guerra del Golfo tra Saddam Hussein e il resto del mondo guidato dai marines di Schwarzkopf,  quel diario giornaliero gli aveva dato alla fine la popolarità che solo il giornalismo televisivo riesce altrimenti ad attribuire; e il merito, com’egli stesso ha riconosciuto, stava nell’aver saputo legare la cronaca quotidiana di un’inquietante confronto politico con le motivazioni culturali e religiose  che inevitabilmente stavano ripiegate dietro l’apparenza del conflitto geostrategico. Prendendo a spunto i versetti del Corano, e leggendone con cura e rispetto il senso profondo, Man offriva ogni giorno al lettore strumenti nuovi e “altri” per la comprensione di fatti e di personaggi che si mostravano inaccettabili nella semplificazione mistificatrice di tipizzazioni  di comodo.

E da questa vicinanza all’Islam come religione (ma anche come struttura identitaria, sempre riproposta e offerta all’attenzione del lettore) Man era passato progressivamente a vivere con una partecipazione intensa la dimensione cattolica della sua propria storia privata; è stata però, la sua, una religiosità laica, mai perduta dentro le anse difficili del fideismo, ma ugualmente intensa, verrebbe da dire pubblicamente intensa, in quello spazio nel quale un personaggio popolare finisce per essere obbligato a consumare anche i momenti più intimi del proprio vissuto quotidiano. E il racconto dei suoi incontri privati con gli ultimi due Pontefici lo coinvolgeva e lo emozionava anche al di là dei doveri che il cronista deve sapersi dare.(...)

Con la morte di Igor Man muore "il vecchio cronista" della Stampa, Mimmo Candito, blog della Stampa, 18 dicembre 2009
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=126&ID_articolo=219&ID_sezione=&sezione=

(...) Igor ora se n’è andato, ha lasciato all’improvviso i suoi affezionati lettori e i suoi amici e rivali di tutta una vita. Fra tutti noi, Igor era forse, per istinto, il più esotico nei suoi interessi. Quando diventai, nel 1973, direttore della Stampa, era considerato uno specialista sia di America Latina sia di Medio Oriente. Quelle vaste aree del globo le aveva girate da un capo all’altro, era stato testimone di tutte le crisi e aveva incontrato tutti i grandi protagonisti che meritasse incontrare. Lo sanno bene i suoi lettori, che hanno gustato ogni sette giorni i suoi ricordi di Vecchio Cronista su questo giornale. Igor si chiamava davvero, per ascendenza parzialmente russa (lo incontrai un giorno a Zurigo dove era andato a trovare nel più famoso Grand hotel una vecchia zia, gran signora, che parlava un russo musicale ed elegante che le generazioni successive hanno dimenticato). Il cognome Man, al posto del siciliano Manzella, gli era parso, giustamente, più esotico e più adatto al mestiere che faceva. Una piccola dose d’inventiva era pur necessaria, in quel nostro mestiere. Senza esagerare.(...)

Scrittore non solo cronista, Arrigo Levi, la Stampa, 19 dicembre 2009
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6758&ID_sezione=&sezione=



permalink | inviato da franzmaria il 20/12/2009 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Napolitano: "Impediamo tutti che rinascano forme di violenza"

Comunità 15/12/2009

Napolitano: "Impediamo tutti che rinascano forme di violenza. Ciascuno faccia la sua parte restando nei limiti fissati in Costituzione"

"Impediamo subito, risolutamente, che rinascano forme di violenza che l'Italia, in un passato non lontano, ha già conosciuto e duramente pagato". E' quanto affermato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una intervista rilasciata a Mario Orfeo, direttore del tg2.

"Ciascuno faccia la sua parte - ha affermato il Presidente Napolitano - restando nei limiti del proprio ruolo, che sono fissati in Costituzione: la politica, e dunque il governo, l'opposizione; la giustizia, e dunque gli organi preposti all'attività giudiziaria".

"Posso rivolgere un invito - ha concluso il Capo dello Stato - ad avere fiducia in tutte le istituzioni, a rispettarle, a mostrare quel senso di responsabilità che l'interesse comune richiede, l'interesse generale del paese urgentemente richiede. Questo è il momento per assumere comportamenti conseguenti". 

IL LINK DELL'INTERVISTA INTEGRALE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA



permalink | inviato da franzmaria il 15/12/2009 alle 21:45 | Versione per la stampa

La dichiarazione di Napolitano

Diario 13/12/2009

"Rinnovato appello al civile confronto stroncando ogni impulso e spirale di violenza"

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia dell'aggressione subita dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rilasciato la seguente dichiarazione."Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio - al quale va la mia personale solidarietà - e il più netto, rinnovato appello perchè ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza"




permalink | inviato da franzmaria il 13/12/2009 alle 20:53 | Versione per la stampa

Bce alla prova

Focus Europe 10/12/2009

Franco Bruni su La Stampa del 10 dicembre 2009

(...) Il punto cruciale è che nessun Paese europeo può «stampare» euro, cioè creare la moneta che, pur minacciando l’inflazione nel medio periodo, aiuterebbe subito a onorare il debito. Lo può fare solo la Bce che è indipendente dai governi ed è tenuta a regolare la quantità di moneta in modo da garantire la stabilità dei prezzi. Il fatto che molti governi abbiano contemporaneamente seri problemi di indebitamento mette però a dura prova l’indipendenza della Bce, soprattutto se le case di rating, che hanno già cominciato a declassare la Grecia, diffondono paure riconoscendo ufficialmente la minor qualità dei titoli di Stato di altri Paesi. La pressione a creare euro per aiutare la Grecia, e non solo la Grecia, diventa più forte e rende meno credibile la capacità della Bce di regolare la liquidità e i tassi di interesse in modo da non svalutare il potere d’acquisto interno dell’euro e il suo cambio con le altre valute. Le banche europee hanno già ricevuto dalla Bce finanziamenti abbondanti a tassi bassissimi che facilitano il loro acquisto di titoli governativi. La stessa Bce ha accettato come garanzia dei suoi finanziamenti titoli gradualmente più rischiosi. Se smarrissimo la disciplina monetaria su scala europea, aumenterebbe anche la fragilità delle banche e delle Borse e i primi a subire danni gravi sarebbero proprio i Paesi più deboli come la Grecia. 

Meglio dunque mantenere la fiducia nell’indipendenza e nella capacità della Bce e sperare che i governi indebitati non vengano aiutati creando moneta la quale, fra l’altro, attenua il loro incentivo a correggere la finanza pubblica in modi più opportuni. Ma i modi opportuni sono le riforme strutturali necessarie per contrarre durevolmente i disavanzi. Riforme politicamente costose che, per un certo periodo, richiedono sacrifici senza risparmiare i gruppi sociali meno forti e fortunati. In Europa si è voluto finora difendere gelosamente l’autonomia dei governi nazionali nel decidere le politiche di bilancio. Ecco la seconda difficoltà, per la Grecia ma anche per noi: tagliare i disavanzi con misure decise a livello nazionale rende l’operazione più ardua. Più difficile da decidere in modo tempestivo e credibile, da coordinare e da sopportare.  (...)

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. BCE Gracia Euro Europa

permalink | inviato da franzmaria il 10/12/2009 alle 22:31 | Versione per la stampa

Rischio Grecia, Rischio Europa

Focus Europe 9/12/2009

L'Europa non può perdere tempo: la situazione della Grecia, a pochi passi dal default finanziario, può essere un fattore destabilizzante per tutta l'area dell'Euro. Se Atene "fallisce" rischia di saltare uno degli argomenti più forti a favore della coesione e della solidarietà monetaria (e quindi politica), e cioè che la valuta unica e un sistema integrato di regole comuni servono proprio a evitare crisi disastrose per le economie degli stati nazionali.

Se la Grecia affonda, si può intervenire a posteriori ma la fiducia dei cittadini nel progetto comunitario sarebbe definitivamente compromessa, a favore dei nazionalismi più beceri; i costi di un tale intervento graverebbero naturalmente su tutti gli altri paesi; i governi potrebbero "scaricare" sulle istituzioni comunitarie le responsabilità di alcune scelte dolorose, inducendo a tentazioni "secessioniste" e isolazioniste: dal fallimento della Grecia al fallimento dell'Europa il passo potrebbe essere molto breve.

Oggi più che mai l'Unione deve dimostrare di essere un'entità politica realmente sovrana, capace di reagire e proteggere i suoi membri, non delegando gli interventi correttivi ad altre autorità sovranazionali; perché non passi l'immagine di un continente "in svendita", incapace di difendere il proprio territorio e la propria moneta, la sua reale autonomia e libertà.

Francesco Maria Mariotti
http://mondiepolitiche.ilcannocchiale.it/

***

Oscar Giannino su Chicago-blog:

"Una raffica di cattive notizie oggi dai mercati. L’euro scopre brecce e rischi imprevisti. Usa e Uk cominciano a capire che il loro debito pubblico non è più giudicato di serie A. La Germania a ottobre va peggio del previsto. In Uk e Usa, consumi natalizi inferiori alle attese. Dal Dubai, nuove nubi per le banche mondiali esposte. Ne basterebbe la metà, per capire che non è ancora tempo di ottimismo di maniera.
L’abbassamento del rating del debito pubblico della Grecia a BBB+ da parte di Fitch con outloook ulteriormente negativo, e l’annuncio da parte di S&P di analoga possibilità, spingono a livelli record lo
spread decennale greco sul Bund tedesco, fino a 250 punti base oggi. Coi dimostranti per strada, il governo greco dovrebbe assumere misure straordinarie, visto che il deficit pubblico quest’anno si avvia a sfiorare il 13% del Pil. Altrimenti, il rischio concreto è a breve di un declassamento dei titoli del debito pubblico sotto la soglia della loro accettazione come collaterale bancario per le misure repo della BCE. In altre parole, in quel caso la Grecia sarebbe in pre default, e sarebbe come smentire che l’appartenenza all’euro costituisca di per sé un ombrello collettivo di sicurezza antifallimento. L’Eurogruppo si è affrettato a gettare acqua sul fuoco. Anche perché l’orientamento della BCE, in coerenza alla posizione tedesca per la quale ciascuno
deve guardarsi il suo debito, sarebbe di consigliare alla Grecia di rivolgersi al FMI e non a Francoforte: un po’ come è avvenuto per i paesi esteuropei che però dell’euro non facevano parte. Ma è inevitabile che, se la cosa si mette male, gli interrogativi si sposterebbero sull’altro grande paese ad alto debito pubblicodell’euroarea. Vi viene in mente di chi si tratta, vero? Dell’Italia, ovviamente. Che si attiene a una disciplina di bilancio per fortuna più seria di quella greca, nella crisi. Ma se dovesse scatenarsi la
buriana delle scommesse negative del mercato, che Dio ce la mandi buona. (...)"

http://www.chicago-blog.it/2009/12/08/quante-cattive-notizie-a-cominciare-dalla-grecia/#more-4198

Mario Draghi:

(...) «La maggior preoccupazione» per il futuro ha aggiunto «é l'enorme volume di debito corporate e pubblico in scadenza nei prossimi cinque anni». «Se per varie ragioni i tassi di interesse dovessero salire con i bilanci delle banche non ancora risanati, e possono farlo - ha spiegato Draghi rispondendo a una domanda sul futuro e sul caso Grecia (reduce da un declassamento da parte dell'agenzia di rating Fitch) - per ragioni di politica monetaria e perché lo spazio per il risanamento durerà ancora diversi anni, allora sarebbe una cosa preoccupante se si considera che i debiti bancari sono dell'ordine dei trilioni, ai quali bisogna aggiungere il debito pubblico, allora potrebbe materializzarsi un rischio per i debiti sovrani».

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/12/draghi-banche-rischio-sistemico-problema.shtml?uuid=8de9388a-e41f-11de-96ed-9909600eeb53&DocRulesView=Libero

"Il Governo greco è pronto ad adottare le giuste misure fiscali per far fronte al nodo dei conti pubblici e nei prossimi giorni, se ce ne sarà bisogno, varerà una nuova Finanziaria. E' la risposta del ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, al taglio del rating sovrano da parte di Fitch che "rispecchia una mancanza di credibilità". Contemporaneamente, il governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos, ha provato a rassicurare i mercati dicendo che sono ''esagerati'' i timori sulla solidità delle banche greche e che tutti gli istituti del Paese hanno già in cantiere nuovi piani finanziari volti a trovare liquidità nel momento in cui la Banca Centrale Europea incomincerà a ritirare le misure di stimolo.
Alla Borsa di Atene sono però crollati i titoli bancari dopo che l'agenzia di rating Fitch ha abbassato il rating del Paese a BBB+ con outlook negativo, di riflesso alle preoccupazioni che circondano l'andamento delle sue finanze pubbliche e alle incertezze che gravano sulla ripresa economica, e dopo che ieri S&P aveva posto il rating sotto esame con implicazioni negative in vista di un possibile downgrade. (...)"

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200912081642449827&chkAgenzie=TMFI

La Commissione europea «sta monitorando la situazione della Grecia da molto vicino, in stretto contatto con il presidente dell'Eurogruppo, ed è pronta ad assistere il governo greco nel mettere a punto un programma di risanamento e di riforme complessivo, nel quadro delle misure previste dal trattato per gli Stati membri della zona euro»: lo afferma in una nota il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia. «Prendiamo atto del fatto che la sostenibilità delle finanze pubbliche in Grecia attira l'attenzione
dei mercati finanziari e delle agenzie di rating», afferma quindi Almunia, ribadendo come «la situazione difficile in uno Stato membro della zona euro sia una questione che riguarda tutta l'area dell'euro». (...)

http://www.corriere.it/economia/09_dicembre_08/borse-europa-grecia_997530a6-e423-11de-8eb6-00144f02aabc.shtml

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Grecia Europa

permalink | inviato da franzmaria il 9/12/2009 alle 0:9 | Versione per la stampa

Giornata contro la violenza sulle donne

Diario 25/11/2009

In occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, segnalo l'articolo che compare su "Osservatorio sui Balcani" http://www.osservatoriobalcani.org/

Francesco Maria Mariotti

***

"Nei primi mesi dopo l’inizio della guerra in Bosnia non avevo nessuna notizia sulla sorte della mia amica e collega Maja. Lei abitava a Grbavica, il quartiere di Sarajevo occupato dai nazionalisti serbi. Quando ricevetti le prime notizie sulla sua sorte, ero sotto shock. Mi dicevano che era stata aggredita, derubata e violentata. Maja aveva allora settantadue anni.

Il fatto che fosse stata stuprata rendeva la sorte di Maja più drammatica, diversa da quella degli altri colleghi, amici, parenti. La metteva a parte, la segnava.

Di quelle che hanno subito violenza sessuale infatti non si parla, si sussurra. Spesso le vittime sono circondate da un’aura di qualcosa che sa di sporco, intoccabile, che è meglio non provocare, non sentire, non udire. Solo più tardi ho capito che Maja non era la sola ad aver subito questo destino, e che la violenza che aveva sofferto la accomunava a migliaia di ragazze e donne bosniache che avevano subito lo stupro. (...)

I numeri, anche se grandi, non ci commuovono tanto. La foto di una giovane donna bosniaca, una vittima con nome e cognome, impiccatasi dopo aver subito la violenza, ha invece orientato il dibattito nel Congresso Americano sugli stupri. L’indagine che ne è seguita, scavalcando le alchimie linguistiche del tipo “le parti coinvolte”, ha fatto vedere che la giovane donna impiccata non era un militare, non era colpevole di nulla, non era esponente di presunti “odi secolari”. Il suo atto disperato era la tipica reazione di qualcuno incapace di agire anche solo per autodifesa.

La violenza sessuale durante guerre e conflitti non è una novità. Dai tempi dell'antica Grecia ad oggi, le donne sono state vittime: imprigionate, torturate, violentate, usate come schiave. Per lungo tempo la violenza sessuale sulle donne fu vista e anche tollerata come uno degli inevitabili mali della guerra, come rubare o distruggere.

In Bosnia, però, durante la guerra, i nazionalisti serbi hanno perfezionato questo “crimine spontaneo”, hanno trasformato lo stupro in una precisa strategia, pianificata e coordinata. Per la prima volta nella storia della guerra, in Bosnia Erzegovina gli stupri sono diventati parte di una strategia militare. (...)"

Leggi Tutto l'articolo 
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12166/1/42

L'appello di Amnesty International - Bosnia ed Erzegovina: donne in attesa di giustizia
http://www.amnesty.it/violenza-bosnia.html

La pagina di Amnesty sulla Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2849



permalink | inviato da franzmaria il 25/11/2009 alle 20:36 | Versione per la stampa

Il Crocifisso dall'Ucraina

Diario 20/11/2009

IGOR MAN, la Stampa del 20 novembre 2009

Arrivò l’estate e mia madre si portò via. Per sempre. Lei aveva lasciato scritto a mio padre di non portarci al cimitero. «Non mi vedrete epperò sarò sempre accanto a voi, in casa, nel Mondo». Da convinta allieva di Tolstoi, mia madre insegnò la scrittura ai contadini di Cibali. Era una menscevica nobile e molto attiva, sicché amici fascisti (si può essere amici e fascisti solo a Catania) consigliarono a mio padre di lasciare l’Isola. Prima di partire ci fu concesso di traslare mia madre nella semplice tomba di marmo creata da Emilio Greco. Dal tumulo emerse persino il triciclo che il piccolo dei fratelli aveva voluto andasse con sua madre, ma non ci fu verso di trovare un crocifisso d’arte povera, ucraino. Prima di lasciare la Sicilia, mio padre promise «adeguate ricompense» a chi avesse mai trovato quel Crocifisso.

Parentesi (il 2 di novembre è festa grande in Sicilia, è la giornata dei Morti: anziché averli per Natale, i giocattoli, i dolcini eccetera i bambini li hanno per i Morti. I bambini hanno lasciato cartoncini allo Zio Tano, a Zia Mariuccia e via così: al posto di Gesù implorano i Morti di «lasciargli» il regalo desiderato. Nelle famiglie più modeste vige una regola invero crudele: i bambini potranno godersi i regali dello Zio Tano eccetera non più di una settimana. Li riavranno l’anno venturo sempreché siano stati bravi. Dalla Liberazione in poi la Festa dei Morti è diventata appannaggio della middle class, e le statistiche municipali ci dicono che perde terreno anche nei quartieri più poveri sotto l’incalzar del consumismo, dei venefici giocattoli made in Formosa. Insomma, è una festa povera quella dei Morti ma niente affatto lugubre. Una maniera gentile di ricordarsi di chi è partito pei pascoli del Cielo. Il regalo emblematico, le Ossa di Morto: biscotti di farina di mandorle dolci, cotti a forma di quelle umane: clavicole, piedi, teschi piccini. Stranamente questi dolci che si presume macabri i bambini del diffuso sottoproletariato li amano. Molto. Sembra che la Festa dei Morti l’abbiano portata in Sicilia i Romani). Parentesi chiusa.

Mi è appena arrivata una scatoletta, da Catania. L’apro col cuore in tumulto e (finalmente) vedo «risorgere» il Crocifisso ucraino tanto caro al Vecchio Cronista, ai suoi genitori. Ma affascina e dolcemente turba il fatto che l’indirizzo del mittente della scatoletta del Cristo in Croce «non risulta» alle Poste insomma, è apocrifo. E’ forse un «segnale»? Dice il Vangelo: «...e tutti saremo chiamati».





permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:32 | Versione per la stampa

Europa, i nuovi vertici - Kyoto, modello da cambiare? - 20 anni di CIPMO

Diario 20/11/2009

I NUOVI VERTICI EUROPEI

Il poeta mediatore e la baronessa laburista

L’eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell’Ue

Europa: vincono Sarkozy e Merkel


(...)le designazioni del belga fiammingo Herman Van Rompuy a presidente del Consiglio europeo e dell’inglese Catherine Ashton nel ruolo che si aspettava per D’Alema ci raccontano della debolezza dell’Europa di fronte a se stessa, dell’arretramento dell’Europa politica (un tempo si diceva dell’ideale comunitario) rispetto ai governi. Mai così plastica è parsa l’affermazione della rinnovata coppia franco-tedesca Sarkozy-Merkel nella scelta di Van Rompuy; così come inevitabile riconoscimento al peso politico di Londra è la scelta della Ashton.(...)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6640&ID_sezione=&sezione=

7000 funzionari?

KYOTO, MODELLO DA CAMBIARE?

(...) Forse è giunto il momento di esplorare strade alternative. Lo hanno suggerito, sul Financial Times di oggi, Nancy Birdsall e Arvind Subramanian, rispettivamente presidente e fellow del Center for Global Development. “Il focus – scrivono – non dovrebbe essere sulle emissioni, neppure quelle pro capite, ma sull’accesso della gente, ovunque nel mondo, ai basilari servizi energetici quali la possibilità di cucinare a casa in modo sicuro e appropriato, il mantenimento di temperature accettabili negli ambienti chiusi e forme decenti di trasporto”. Tutto questo allo scopo di “consentire ai paesi in via di sviluppo un accesso a tali servizi energetici comparabile a quello raggiunto dai paesi ricchi a uno stadio di sviluppo comparabile, sfruttando però le migliori tecnologie disponibili”. (...)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3870

CRISI ECONOMICA

Rischi per la Grecia?
http://www.chicago-blog.it/2009/11/19/atene-non-ride/#more-3834 
  
Non basta la politica monetaria per tentare la ripresa
http://phastidio.net/2009/02/04/non-basta-la-politica-monetaria-per-tentare-la-ripresa/ 
  
Effetto crisi, l’inflazione ripartirà
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8535 
  
Allarme debito pubblico
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3875

IL CIPMO COMPIE 20 ANNI! AUGURI!

Venti anni fa,  nel novembre 1989, nasceva a Milano il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, su iniziativa della Regione Lombardia, del Comune e della Provincia di Milano come Enti fondatori, cui si sta aggiungendo in questi giorni anche la Camera di Commercio di Milano. Tra i promotori, vi era inoltre un significativo gruppo di personalità di vario orientamento politico e culturale tra cui l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e la Senatrice e Premio Nobel Rita Levi Montalcini, da quel momento nostra Presidente Onoraria.(...)
http://www.cipmo.org/1501-indice-editoriale/20-anni-cipmo.html



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Europa Kyoto Crisi Economica CIPMO

permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:19 | Versione per la stampa
Blog letto29456 volte

Categorie
tags
russia erdogan usa obama bce india europa nato cina ossezia del sud ue italia iraq turchia iran gaza hamas energia israele georgia
Link

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L'Autore di questo blog dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori lesivi dell'immagine o della onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. I commenti giudicati gratuitamente offensivi potrebbero essere rimossi, così come potrà essere rimosso qualunque altro commento o post, su richiesta di chi si ritenesse offeso dal loro contenuto. Sul blog è presente materiale su cui potrebbe gravare il Diritto di Autore, che viene pubblicato senza intenzione di ledere i diritti dei proprietari né di ricavarne profitto economico. Il materiale è prelevato da fonti pubbliche e accessibili a chiunque. In qualunque momento il proprietario può reclamare i suoi diritti e chiederne l'immediata rimozione.