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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Tra Stati Uniti e Russia rischia di più l’Europa
post pubblicato in Focus Europe, il 25 novembre 2008


di Carlo Jean, da Il Messaggero del 25 novembre 2008, pag. 1 (testo tratto dal sito dei Radicali)

L’elezione di Barack Obama continua a suscitare grandi aspettative. Non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Anche negli Usa il suo consenso si è accresciuto. Dal 52% di elettori che lo hanno votato, si è passati al 70% che esprimono un parere favorevole su di lui. Avrà un Congresso ed un Senato a maggioranza democratica. Le prime sue mosse sembrano indicare due possibilità. La prima è che si senta meno sicuro di quanto appaia. Lo indicano la scelta di Hillary Clinton come Segretario di Stato ed il suo intendimento di nominare esponenti al Partito Repubblicano ad importanti cariche, quale quella di Segretario della Difesa. Da un lato, tale decisione è rischiosa. Potrebbero essere “vipere”, capaci di giocargli qualche brutto scherzo. Dall’altro lato, tale scelta potrebbe portargli voti bipartisan. Potrebbe averne bisogno. La situazione che eredita è pesante sotto il profilo sia economico che politico-strategico. La sua priorità sarà senza dubbio l’economia. È troppo presto per sapere quale sarà il suo piano per uscire dalla crisi. A quanto si sa, sarà un mix del tradizionale approccio repubblicano di taglio delle tasse e di quello democratico di aumento della spesa pubblica per sostenere l’occupazione, non solo con grandi lavori infrastrutturali, ma anche sovvenzionando industrie come quelle automobilistiche, ad alta intensità di manodopera. Esse, secondo taluni economisti, dovrebbero essere lasciate fallire e trasferite ai Paesi emergenti, dove la forza lavoro costa meno. I fondi dovrebbero essere concentrati sui settori ad alta tecnologia, cioè gli unici che, finita la crisi, potrebbero assicurare la supremazia americana nel mondo.

A parte l’economia, Barack dovrà affrontare gravi problemi di politica estera. Non solo l’Iraq e l’Afghanistan. Ma anche l’incertezza sulla stabilità del Pakistan, la proliferazione in Iran, i rapporti con l’Europa, con la Russia, con la Cina, il futuro della Nato, della difesa antimissili, ed altri ancora. All’Italia interessano soprattutto i rapporti degli Usa con l’Europa e quelli con la Russia.

In Europa, è caduto il vezzo di affermare che gli Usa sono in declino, ma di aspettare che sia il nuovo presidente ad affermare la sua leadership ed a decidere l’agenda di che cosa fare. Giustamente, il Consiglio Europeo ha deciso di non attendere che Obama dica che cosa vuole dall’Europa. Ma di anticipare i tempi, prospettando ad Obama non solo quello che l’Europa vuole, ma anche quanto può dare o non dare agli Usa. È una decisione saggia. Dire di no alle richieste Usa, tradirebbe le aspettative di Obama. Lo metterebbe in difficoltà di fronte al Congresso. Sarebbe controproducente. Potrebbe essere disastroso. I capi dei governi europei hanno perciò deciso di inviare una lettera ad Obama. Essa non conterrà solo affermazioni generiche ed auspici. Non sarà centrata sulla crisi finanziaria né sul secondo Bretton Woods. Parlerà di Medio Oriente, Afghanistan, Russia e Nato, precisando quanto gli europei possono e non possono dare. La redazione della lettera sarà difficile. L’Ue non solo è debole, ma anche divisa. Non vi sono molte forze militari aggiuntive per sostenere il surge americano in Afghanistan. Con la crisi economica, nessun governo europeo è disponibile ad aumentare in modo massiccio gli stanziamenti per l’Afghanistan o per il rafforzamento della Nato, che Obama vorrebbe allargare all’Ucraina e alla Georgia. In aprile prossimo, si terrà un Summit Nato a Strasburgo, in occasione dei sessant’anni dell’Alleanza. Per Obama sarà il primo viaggio da presidente in Europa. Allora i nodi verranno al pettine. È incerto se la sua visita alle capitali europee avrà successo come quella pre-elettorale del settembre scorso. Come ha messo in evidenza Marta Dassù sul Financial Times del 20 novembre scorso, il peso dell’Europa dipenderà dalla sua unione. Per ora non si può dire che esista. Troppi parlano a nome dell’Europa. Il successo in Georgia è stato più di Sarkozy che dell’Ue. Obama potrebbe essere costretto a scegliere fra la “nuova” Europa preferita da Bush e la “vecchia” Europa. Deciderà anche alle spalle degli europei a seconda dei rapporti che avrà con Mosca.

L’Europa non è riuscita a decidere quale politica adottare nei confronti di una Russia, tornata ad essere assertiva e che pretende l’esclusività sul suo “estero vicino”. L’Europa vorrebbe invece su tale area un partenariato strategico, in cui la “politica di vicinato” europea possa convivere con gli interessi russi. Obama dovrà tener conto dell’inevitabilità di una certa ambiguità europea. L’Europa dipende troppo dal gas russo. Il suo sogno sarebbe quello di un’intesa a tre. Rischia però di essere esclusa dai negoziati fra Washington e Mosca, a meno che non si accordi su di una politica comune. Se non le riuscisse a definirla, potrebbero esservi gravi conseguenze. Si indebolirebbe non solo la Nato, ma la stessa Ue. In Europa si dovrebbe formare un “nucleo duro”. Più probabilmente ciascuno cercherà di accordarsi sottobanco con gli Usa. L’entusiasmo europeo su Obama evaporerà. L’incapacità europea di essere partner rispettabile degli Usa annullerà la possibilità di una rinnovata intesa transatlantica, da cui dipende la possibilità europea di contare nel mondo. L’Europa potrebbe allora uscire dalla storia.


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permalink | inviato da franzmaria il 25/11/2008 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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