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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Quale futuro per il Medio Oriente?
post pubblicato in Focus Medio Oriente, il 16 gennaio 2009


Scrivo mentre una "ultima ora" letta sul Corriere della Sera parla di una proposta di tregua da parte di Hamas: un anno contro il ritiro delle truppe israeliane e la revoca del blocco al territorio di Gaza.

Oggi Tzipi Livni volerà negli Stati Uniti, probabilmente per discutere il "cessate il fuoco" di "Piombo Fuso"; potremmo dunque essere alla svolta che il mondo attendeva con ansia, anche se dalla decisione alla messa in pratica potrebbero passare ancora diversi giorni, utili per consolidare i risultati sul terreno.

L'operazione militare era teoricamente giusta, e forse ha portato risultati positivi per Israele dal punto di vista strettamente militare; di contro ha però gettato su Gerusalemme l'ombra dell'"eccessiva durezza", della "sproporzione"; è ritornata l'immagine dello Stato militare contro la popolazione indifesa. E' inevitabilmente tornato il conteggio e i paragoni del numero di vittime. E nella riservatezza delle operazioni interne alla Striscia, il mondo dei media narra ancora di tutto, spesso senza un controllo preciso e senza una competenza tecnica che faccia distinguere cosa siano realmente i tracciati di luce che si vedono alla televisione, avvalorando così - ma spesso nell'imprecisione e nell'errore - le peggiori ipotesi.

Anche in questo caso, come in passato, però il problema non è nelle singole azioni od errori, ma è sostanzialmente politico: Israele sembra convinta - con moltissime ragioni, per la verità - che il mondo non capisca realmente il portato della tensione in Medio Oriente; da Gerusalemme si sono lette con molta chiarezza le "firme" iraniane dei nuovi missili che hanno superato la gittata dei "classici" Qassam e la "guida" siriana dal vertice di Hamas in esilio; e la preoccupazione è che il mondo non veda che la "guerra impossibile" in Gaza è una sorta di "sostituto" crudele di altre guerre, addirittura impensabili.

Quando il mondo seppe coalizzarsi contro l'Iraq che aveva invaso il Kuwait, Israele ebbe le rassicurazioni necessarie per non controbattere direttamente ai missili lanciati da Saddam Hussein. E la prima guerra del Golfo portò il Medio Oriente alla conferenza di Madrid, dove i Palestinesi - sotto "vesti" giordane  - cominciarono  a parlare con gli Israeliani; di lì - non direttamente, non in termini di conseguenza necessaria e automatica, con tutti gli "stop and go" e i "salti" che accompagnano le trattative diplomatiche fatte contemporanemente in posti diversi - si arrivò ad Oslo, a Rabin e Arafat che si stringono la mano.

La guerra del Golfo di Bush figlio, che aveva creato grandi perplessità in Israele fin dalla sua progettazione, ha lasciato un Medio Oriente frantumato e difficilmente governabile, aperto più di prima alle tentazioni terroristiche. In questo "paesaggio" Gerusalemme ha ritenuto di dover tentare di porre un argine chiaro e indiscutibile alle azioni di Hamas, che fossero proprie o per conto terzi.

Livni va a Washington a consegnare - più a Obama che a Bush - un risultato discutibile e difficile da difendere, ma probabilmente anche una situazione che può permettere al neopresidente americano di arrivare ad armi - si spera - silenti per tentare nuove strade, magari coinvolgendo l'Egitto - protagonista in primo piano della diplomazia parallela di questi giorni - e la Turchia, più discreta ma sempre infaticabile tessitrice del lavoro diplomatico nel Medio Oriente (si veda per questo l'analisi di Janiki Cingoli che riporto più sotto)

Se Livni o Barak dopo le elezioni di febbraio saranno ancora al governo, potrebbe essere realmente l'ora di un nuovo processo di pace: ma oltre al voto israeliano, sono tante le incognite di cui dovremo tenere conto. Fra queste, vorrei metterci il destino di un'Europa che potrà giocare un ruolo fondamentale (in particolare nelle trattative con l'Iran sul nucleare) se saprà trasformare la sua "cacofonia permanente" in una "polifonia concordata": oggi più che mai il Medio Oriente e il mondo hanno bisogno di una "forza gentile".

Francesco Maria Mariotti


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permalink | inviato da franzmaria il 16/1/2009 alle 2:53 | Versione per la stampa
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