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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Mons. Padovese: l'omicidio di don Santoro è una ferita ancora aperta
post pubblicato in Cristiani, il 3 giugno 2010


Attraverso il sito de il Foglio, recupero l'ultima intervista di Mons.Padovese rilasciata a Il Sussidiario nel febbraio del 2009
FMM

(...) «La mia diocesi comprende quasi i due terzi dell’intera Turchia: circa 480.000 km quadrati. Un’estensione vastissima in cui vivono tra i 2500 e i 3000 cattolici.

 

Un numero approssimativo, in realtà non riusciamo a calcolare meglio il numero dei cristiani perché mancano le parrocchie che terrebbero registrati i fedeli». I cristiani che abitano il Paese sono 90, 100 mila con un infinità di riti, lingue, e tradizioni. Latini, Armeni cattolici e gregoriani, Ortodossi, Caldei e Siro-cattolici, Maroniti, Melchiti o protestanti, insomma, «un panorama ecumenico variegato. Forse il più variegato sulla faccia della terra. Le componenti hanno radici storiche profonde: la comunità armena è nata in Turchia come la siriana e quella caldea… ed evidentemente anche la Chiesa ortodossa… Costantinopoli, no?». (...)


Il discorso varia a seconda della regioni, «nelle grandi città come Istanbul, Smirne, Mersin, Antiochia… – ad eccezione di alcuni atti di violenza e intimidazione che si sono verificati negli anni passati – i rapporti con il mondo musulmano sono buoni. La situazione della Turchia non è legata tanto alla presenza dell’Islam, cui appartiene più del 99% della popolazione, e alla sua predicazione, quanto piuttosto a una sorta di nazionalismo che vede il cristianesimo come un fenomeno estraneo alla cultura turca». Per questo motivo «molti cristiani – non tutti – hanno scelto l’anonimato, di non comparire o mettere sui documenti che sono musulmani. Fortunatamente oggi molti giovani stanno prendendo consapevolezza della propria identità cristiana. Ma il cammino è lungo perché in questa situazione – con un numero ridotto di sacerdoti e precarietà di mezzi economici…–, spesso non abbiamo possibilità di fare arrivare messaggi. Molti mantengono la fede dei padri come si conserva in casa un quadro prezioso del quale non conoscono pienamente il valore. Il nostro impegno è proprio quello di dire “guardate che questo è un quadro d’autore”. C’è molta ignoranza e quelli che sono rimasti cristiani a volte hanno lottato con grande difficoltà, rimanendo fedeli ad un’identità che, però, va scoperta, approfondita…». (...)

 


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permalink | inviato da franzmaria il 3/6/2010 alle 21:3 | Versione per la stampa
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