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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Una Guerra Senza Orizzonte
post pubblicato in Focus Mediterraneo - Afriche, il 18 marzo 2011


Spero di sbagliarmi, e spero ancora di più che queste righe diventino prestissimo vecchie, considerate le notizie degli ultimi minuti che dicono di un "cessate il fuoco" ordinato da Gheddafi.

Personalmente provo una grande angoscia; ho moltissimi dubbi nei confronti di una guerra che sembra iniziare senza capire per chi stiamo combattendo e per quale scopo. (Uso il noi perché, al di là dell'iniziativa anglo-francese, gli italiani potrebbero dare basi di appoggio e perché si stanno valutando le implicazioni anche in ambito NATO)  

Come già scritto in precedenza, non si può rispondere a questi interrogativi semplicemente dicendo che interveniamo  "per proteggere i civili", perché stiamo entrando in una guerra già in atto e questo significa inevitabilmente parteggiare per una fazione, non solo difendere astrattamente i deboli. 

Inoltre appare ancora forte nelle ipotesi che si stanno facendo l'illusione di risolvere "dall'alto", con la sola azione aerea, una battaglia che non può che essere decisa sul terreno.

Fare la guerra senza voler fare la guerra: il modo peggiore di combattere, perché tutte le scelte appariranno costrette e "di reazione", non rispondenti a un nostro disegno.

Fare la guerra senza un orizzonte politico: il modo peggiore di combattere, perché, quale che sia il risultato finale (che prezzo siamo disposti a pagare per vincere contro Gheddafi? attaccheremo veramente solo le infrastrutture militari?) il destino finale della Libia non è stato discusso, e non è chiaro a chi daremo in mano la Libia, se e quando Gheddafi verrà sconfitto.

L'Italia forse può agire, ma deve farlo subito, per una mediazione che dia un orizzonte a questo dramma: salvacondotto ai Gheddafi, transizione con un governo che realizzi il compromesso fra le fazioni, nascondendo dietro qualche prestanome la famiglia del rais, affinché il clan accetti di andare via pur mantenendo qualche interesse intatto. 

Sarà poco morale, e forse è già troppo tardi, ma è molto peggio combattere nel vuoto e senza le idee chiare.

Spero grandemente di sbagliarmi.

Francesco Maria Mariotti

(nota chiusa alle 15:30 di venerdì 18 marzo 2011)

 
(...)Ministro, come si comporterà la Germania? 
«La Germania non parteciperà a un intervento militare in Libia. Siamo convinti che l’alternativa a un intervento militare non sia l’inerzia, bensì pressioni politiche e sanzioni finanziarie ed economiche mirate. Su questo punto la Germania ha assunto un ruolo di guida sia in Europa che nel Consiglio di sicurezza, vogliamo portare avanti queste iniziative e inasprirle. L'obiettivo è fare in modo che il dittatore Gheddafi, che conduce una guerra contro il suo stesso popolo, non possa andare avanti. La strada è quella delle sanzioni, delle pressioni politiche, dell’isolamento internazionale. Le Nazioni Unite giocano un ruolo decisivo, ma tutto quello che va al di là di sanzioni mirate può essere preso in considerazione solo se c'è il sostegno e la partecipazione anche dei Paesi della Lega Araba». 

Cosa significa questo in concreto? 
«Che non spedirò nessun soldato tedesco in Libia. Che succede, ad esempio, se si verificano eventi nella Costa d'Avorio? Che facciamo con gli altri Paesi in cui l’opposizione è vittima di oppressioni barbariche? È spaventoso vedere le immagini che arrivano dalla Libia, l’istinto dice che uno dovrebbe intervenire ora, ma un intervento militare è solo l’inizio, è la partecipazione a una guerra civile, che può durare a lungo». 

Così rischia però di isolarsi da Francia e Gran Bretagna. 
«Siamo molto amici dei nostri partner europei, ma tuttavia non spediremo soldati tedeschi in Libia. Rispettiamo le nostre responsabilità internazionali, ad esempio in Afghanistan». 

Quindi una partecipazione della Germania è esclusa, comunque essa si configuri? 
«Lo ripeto: non partecipiamo con saldati tedeschi a una missione militare in Libia. È difficile prevederne le conseguenze sui movimenti per la libertà nell’intero mondo arabo e nordafricano e questo ci preoccupa: noi vogliamo che questi movimenti siano rafforzati e non indeboliti. Sono molto preoccupato per la situazione in altri Paesi della regione, come in Bahrein, dove credo che sia necessario un dialogo nazionale: non ci sarà una soluzione internazionale, ma solo una nazionale. Gli sviluppi nello Yemen sono molto inquietanti. Le immagini che ci arrivano dalla Libia sono sconvolgenti, ma la soluzione militare, che sembra tanto semplice, non lo è affatto, bensì è pericolosa, è piena di rischi e conseguenze. Che succede se non si riesce a bloccare l'avanzata delle truppe di terra con gli attacchi aerei? Il prossimo passo sono le truppe di terra?» (...)

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