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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Wikileaks, quando la "trasparenza" non è verità (e fa danno...)
post pubblicato in Comunità, il 11 agosto 2010


"Non solo il Pentagono, ma anche associazioni e organizzazioni umanitarie non governative, tra cui Amnesty International, chiedono al sito Wikileaks di cancellare i nomi contenuti nei documenti sulla guerra in Afghanistan resi pubblici tre settimane fa. Le Ong hanno inviato una lettera ufficiale al fondatore del sito, Julian Assange: «Abbiamo avuto modo di osservare le conseguenze negative, a volte letali (di questa scelta)» hanno spiegato, sottolineando che gli afgani di cui è stato rivelato il nome sono stati identificati dai talebani come collaborazionisti o comunque simpatizzanti delle forze internazionali. 
Oltre ad Amnesty, il gruppo di Ong comprende la Civic (campaign for Innocent Victims in Conflicts), l’ufficio di Kabul dell’ International Crisis Group (ICG), la Independent Human Right Commission, l’ Open Society Insititute (OSI).
Assange ha risposto in modo provocatorio, chiedendo alle associazioni di aiutarlo nell’opera di cancellazione. Contando che sul portale si trovano 76 mila documenti, e altri 15 mila sono in fase di pubblicazione, il lavoro da svolgere risulta praticamente infinito. Dura la risposta di Amnesty: non abbiamo tempo. (...)"
 
L'articolo che cito sopra e di cui segnalo il link (i grassetti sono miei) è sicuramente una prova in più di come non avessero torto i critici dell'operazione "trasparenza" impostata dal fondatore di Wikileaks; oltre a non dire molto di nuovo, la pubblicazione di documenti top secret può realmente comportare un rischio per chi viene in essi citato. E dunque forse c'era anche qualche ragione nelle proteste del Pentagono e della Amministrazione americana che temevano ripercussioni per gli uomini e le donne coinvolti nelle operazioni belliche.
 
Oltre ai gravi dubbi di natura etica sulle conseguenze di questa pretesa "ricerca di verità", è anche sull'effettiva positività "politica" di tale divulgazione che dobbiamo interrogarci: c'è da chiedersi chi e perché fornisca documenti al sito di Assange e se l'operazione non sia involontariamente strumento di dinamiche interne all'amministrazione americana. Ammesso e non concesso che in questo caso la fuga di notizia sia stata reale e non controllata, gli stessi "apparati" che si vorrebbero (in teoria) combattere impareranno presto ad "usare" Wikileaks per i propri scopi, infiltrandosi adeguatamente fra i fornitori di dati.
 
L'effetto "verità"  - inoltre - può essere reale e funzionare (forse) la prima volta, ma in seguito può essere ben sfruttato anche da nemici di Stati Uniti e Europa per scopi che propriamente positivi per le nostre democrazie non sono (si pensi a possibili "rivelazioni pilotate" su operazioni economiche e problemi di bilancio degli stati).
 
Infine, è in ogni caso lecito dubitare che sia trasparenza - e soprattutto che sia verità - l'immissione in circolo di una massa così ingente di documenti (alzi la mano chi li ha letti tutti...); si sta parlando infatti di materiali costruiti in determinati contesti interpretativi e rivolti a interlocutori precisi, e suscettibili per definizione - al di fuori dei rapporti confidenziali che si formano in ambito di sicurezza - di letture ambigue e anche potenzialmente contraddittorie. Si potrebbe anche dire che senza una lente politica anche l'intelligence più dettagliata è stupida, un'accozzaglia di fatti indecifrabile, se non addirittura un labirinto in cui perdersi (l'11 settembre insegna...)
 
Dunque, come spesso avviene quando si millanta "trasparenza" e si spaccia "rapporto diretto con la verità" (sperando che non venga scritta con la V maiuscola, perché allora lì sono guai ancora più grossi...), questo tipo di operazioni non aiutano la reale comprensione delle cose e tendono più semplicemente a creare/legittimare (autolegittimare) un nuovo circuito di "mediatori" che sfrutterà le fonti; ed è tutto da dimostrare che questo tipo di mediazione - che comunque c'è - sia positiva per la libertà del pubblico democratico e per gli interessi delle nazioni sovrane.
 
Il rapporto delle democrazie con la verità è necessariamente ambiguo e complesso: un atteggiamento di sano scetticismo verso le Grandi Rivelazioni è un utile compagno di strada del cittadino libero. Nel mondo, e naturalmente anche in Italia.
 
Francesco Maria Mariotti
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