.
Annunci online

"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Nucleare - attendiamo prima di decidere?
post pubblicato in Comunità, il 17 marzo 2011


Personalmente sarei favorevole al nucleare. Non amo però la retorica dei nuclearisti che in questi giorni insultano i contrari alle centrali come se fossero degli irrazionali superstiziosi; il nucleare è ancora una scelta da tenere in seria considerazione, ma dobbiamo necessariamente alzare i livelli di sicurezza (pur sapendo che la sicurezza totale non esiste) e sapere di più.

Con quello che sta succedendo, non è "coraggio riformista" andare avanti come se nulla fosse, perché ogni scelta - anche la più coraggiosa e giusta - va pesata e spiegata, e deve superare gli scetticismi di molti e la legittima angoscia di tanti.

Il paese - e l'Europa - hanno la possibilità di aprire una vera discussione, onesta e leale; a patto di evitare la retorica; da entrambe le parti.
Non perdiamo l'occasione

Francesco Maria Mariotti

17 marzo 2011, Congelare il referendum, il Foglio
 
Il vantaggio che avrebbe l’Italia a rimandare il quesito sul nucleare
 Ai primi di giugno gli elettori dovranno rispondere al quesito referendario che punta a impedire la costruzione di centrali atomiche nel nostro paese. E’ evidente che una consultazione a ridosso degli avvenimenti disastrosi che hanno colpito il Giappone sarebbe dominata da un’ondata emotiva, prima che si sia in grado di valutare razionalmente le condizioni specifiche che si sono realizzate in quel paese, le diverse garanzie di sicurezza che offrono le centrali di nuova generazione, l’impegno a definire standard europei che tutti saranno chiamati a rispettare. Sarebbe ragionevole rinviare questo confronto dando il tempo necessario a tutti, a cominciare dalle forze politiche, di elaborare in modo conclusivo i dati provenienti del Giappone, senza essere trascinate dallo tsunami psicologico che si traduce in una psicosi di massa. (...)


 

Giappone chiama Europa?
post pubblicato in Diario, il 2 settembre 2009


La svolta politica in Giappone può essere rilevante sotto differenti punti di vista: in un articolo di Affarinternazionali vengono analizzate le possibili ripercussioni in politica estera, che per noi europei possono essere molto interessanti per due ordini di ragioni. In primis, l'ipotesi che il Giappone si muova sul proscenio internazionale meno legato agli Stati Uniti e che quindi si aprano nuovi spazi per l'Unione Europea; in seconda battuta: l'azione regionale di Giappone, Cina e di altri paesi dell'area può cominciare a disegnare un'interazione fra stati analoga (non certo identica) a quella dell'Unione Europea.

"Spontaneamente" (le virgolette sono un obbligo, la politica è parecchio presente in questi frangenti) il mondo multipolare sembra muoversi in direzioni di grandi aggregati di stati;  il combinato disposto dell'impotenza (temporanea o definitiva?) degli Stati Uniti da un lato, e crisi economica dall'altro spinge gli egoismi nazionali a cooperare. Questo non è certo l'inizio di un mondo pacifico, ma l'"inevitabile" (virgolette, virgolette, virgolette, abbondanti...) direzione della storia degli uomini...

Il mondo è uno; un giorno anche la moneta sarà una, e forse il governo... per il momento noi assisteremo forse al sorgere delle Grandi Squadre, con la speranza che i Tornei fra esse non siano troppo sanguinosi...

(di seguito anche il link a un editoriale di Boris Biancheri sulla Stampa dei giorni scorsi)

Francesco Maria Mariotti


Il Sol Levante volta pagina, anche in politica estera, di Nicola Casarini (da AffarInternazionali)

Con le elezioni di domenica scorsa è iniziata in Giappone una nuova stagione politica. È prevedibile un graduale riorientamento della politica estera nipponica verso l’Asia orientale e una diminuzione della sua dipendenza militare da Washington. Si aprono inoltre nuove opportunità per l’Europa. Dopo più di cinquant’anni di dominio incontrastato del Partito Liberaldemocratico (Ldp) di centro-destra, gli elettori giapponesi hanno dato un mandato forte e chiaro all’opposizione di centro-sinistra rappresentata dal partito democratico (Dpj) e dai suoi alleati minori.

Con 308 seggi, il Dpj è diventato il primo partito della Camera Bassa (il ramo esecutivo della Dieta, il Parlamento nipponico), conseguendo la maggioranza assoluta dei seggi e triplicando i consensi ottenuti nelle ultime elezioni del 2005. In tutto l’alleanza di centro-sinistra - il Dpj più il Partito socialdemocratico (Sdp) e il Nuovo partito del popolo - ha ottenuto 318 seggi su 480, centrando l’obiettivo dei due terzi dei deputati della Camera Bassa. Il Dpj controllava già, dal 2007, la Camera Alta del Parlamento nipponico che non ha però gli stessi poteri della Camera Bassa. (...)

Sono stati l’impatto della crisi e la crescita delle disuguaglianze a scuotere le certezze della classe media nipponica, contribuendo alla schiacciante vittoria del partito democratico. La promessa del Pdj di rilanciare l’economia sostenendo il reddito dei consumatori sembra aver fatto presa sugli elettori. Nel manifesto elettorale del Pdj ci sono una serie di promesse che vanno dai 312,000 yen (circa 2,345 euro) annui per ogni figlio, scuole superiori gratis, autostrade senza pedaggio, meno tasse sulla benzina e per le piccole imprese, un aumento del salario minimo e il divieto di lavoro temporaneo nel settore manifatturiero. L’obiettivo è di rilanciare i consumi per far ripartire la crescita. (...)

Oltre a una maggiore attenzione verso i vicini asiatici, il nuovo governo fa presagire importanti cambiamenti nella politica estera del Giappone. A cominciare dall’alleanza con gli Stati Uniti, un caposaldo della politica estera del partito liberaldemocratico per oltre cinquant’anni che potrebbe essere ora ridiscussa dal nuovo governo. (...)

In un articolo in uscita sul numero di settembre del mensile giapponese Voice – e ripreso poco prima delle elezioni in un editoriale dell’International Herald Tribune, Hatoyama, leader del partito democratico e prossimo primo ministro giapponese, accusa apertamente il fondamentalismo di mercato e la globalizzazione in stile americano. Nell’articolo trapela la convinzione di un esaurimento dell’egemonia Usa in un mondo multipolare e l’idea che il Giappone debba farsi promotore di un’accelerazione del processo di integrazione con i paesi dell’Asia orientale fino alla creazione di una moneta comune. (...)

Un’opportunità per l’Europa
Con Hatoyama al potere, si aprono infatti nuovi spazi di manovra per l’Europa in Giappone e, più in generale, in Asia orientale. C’è da attendersi qualcosa di simile a ciò che successe in Corea del Sud con l’elezione di un presidente di centro-sinistra come Roh Moo-hyun nel 2003. Uno dei primi passi di Roh Moo-hyun fu di aprire all’Europa, siglando un accordo sullo sviluppo congiunto di Galileo, il sistema satellitare europeo, nonostante la ferma opposizione di Washington.

Il Giappone ha finora declinato i continui inviti della Commissione europea e degli stati membri di partecipare al progetto Galileo, per motivi prettamente politici. Nonostante gli specialisti giapponesi riconoscano la superiorità tecnologica del sistema satellitare europeo, la ferma opposizione degli Stati Uniti e il filo-americanismo del partito liberaldemocratico hanno impedito qualsiasi discussione al riguardo. Con il nuovo governo di centro-sinistra a Tokyo, si aprono pertanto nuove opportunità per l’Europa. Sta ora alle cancellerie europee trarre profitto dalla svolta storica maturata a Oriente.

Il Giappone cambia dopo 50 anni, Boris Biancheri sulla stampa di lunedì 31 agosto 2009


(...) Un mondo senz’anima
Hatoyama, d’altronde, non ha rimproverato ad Aso e ai suoi predecessori (incluso quel Koizumi che anni fa si era rivelato così innovativo e popolare e che poi si è eclissato da solo) di aver gestito male l’economia: gli ha rimproverato e gli rimprovera di aver instaurato un sistema di gestione del Paese che è lontano dalle aspirazioni e dal modo di pensare dei giapponesi, di aver mantenuto il predominio di una cerchia imprenditoriale e di una burocrazia che opera nel contesto di oggi esattamente come operava venti o trenta anni fa. Ciò ha finito col creare negli elettori il sentimento che non vi sia comunque scelta, che il sistema-Giappone, anche perché ha in sé dinamiche obiettivamente positive, sia immutabile e destinato a restare tale perché incarna in qualche modo l’essenza stessa del Paese.
A chi voglia trarre dalla letteratura qualche elemento di giudizio sul bivio di fronte al quale si trova il Giappone odierno, suggerirei di leggere non solo i tanti autori che ci dipingono il Giappone contemporaneo - anche di grande qualità come una Banana Yoshimoto o un Haruki Murakami - ma di ricorrere a un vecchio autore, Osamu Dazai, morto giovane e probabilmente suicida nel lontano 1948. Il suo Non più uomo è la storia di un ragazzo che vede attorno a sé un mondo di regole inviolabili, che nulla hanno a che vedere con le sfide che egli scorge nel futuro, nelle quali non si riconosce, e non sa come ribellarsi. Un mondo sperimentato, perfettamente funzionante e senza anima.

Nulla di rivoluzionario, molta gradualità
Questa mi sembra sia stata la spinta che ha portato tanti giapponesi, soprattutto tra i giovani, a una scelta di cambiamento che a noi parrebbe quasi naturale ma che nella storia politica del Giappone ha un carattere epocale.
Cosa dobbiamo aspettarci dal Giappone di Hatoyama e quali ripercussioni avremo nelle relazioni internazionali? Il Manifesto programmatico del Partito democratico non ha in sé nulla di rivoluzionario. Vi è un accenno di solidarietà sociale, vi è qualche riserva verso la globalizzazione e il libero mercato portato alle estreme conseguenze, vi si trova frequentemente e con diverse accentuazioni la parola fraternità. Una parola, tuttavia, alla quale sappiamo possono darsi diversi significati. Sul piano delle relazioni esterne si riafferma la solidità del rapporto nippo-americano, ma si mette l’accento sulla necessità di una maggiore integrazione asiatica, anche per ciò che riguarda la creazione di una futura moneta unica. Nel cautissimo linguaggio politico giapponese, queste parole sembrano indicare un’apertura verso nuovi equilibri nel continente, ma senza colpi di scena e con molta gradualità.
Quanto al velo di socialdemocrazia di cui il Paese si ammanta, esso sembra leggero e trasparente. (...) 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. usa europa cina giappone aso hatayoma

permalink | inviato da franzmaria il 2/9/2009 alle 22:31 | Versione per la stampa
Sfoglia febbraio        aprile
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv