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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Richard Holbrooke su Kosovo e Georgia
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2008


Mondi e politiche segnala due interviste di Richard Holbrooke, colui che viene considerato "l'architetto" della pace di Dayton. Dal Kosovo alla questione di Abkhazia e Ossezia del Sud che pretendono l'indipendenza dalla Georgia: casi che Mosca vorrebbe far leggere "in parallelo" per giustificare il suo atteggiamento. Ma il Kosovo non è un precedente. Per quanto sforzi faccia Putin, i conti non tornano totalmente...

Tratto dall'Osservatorio dei Balcani

Come le è apparso il Kosovo durante la sua visita? E' questo quello che si aspettava la comunità internazionale dopo la dichiarazione di indipendenza?
Credo che la situazione politica negli ultimi nove mesi sia stata molto difficile. La gente del Kosovo merita credito per la strada pacifica scelta per dichiarare l'indipendenza, e per l'assenza di atti di violenza nei confronti delle minoranze etniche, in particolare di quella serba, e dei loro monumenti religiosi. D'altra parte la situazione economica del paese è difficile, e questo rappresenta di certo un grande problema.  
Durante la sua visita ha citato spesso il conflitto in Georgia, ed i tentativi di paragonare la situazione in Caucaso con quella in Kosovo. Crede che stiamo assistendo ad un ritorno della potenza russa e all'atmosfera della guerra fredda?
Non stiamo tornando alla guerra fredda, che rappresentava un conflitto tra due ideologie e due blocchi pesantemente armati, impegnati in una sfida a livello globale. Oggi assistiamo alla “rioccupazione” da parte della Russia di parte del suo vicinato geopolitico. Questo può provocare momenti di crisi anche profonda, ma non significa un ritorno alla guerra fredda.
(...)
Mi preme sottolineare come le affermazioni russe sul fatto che la loro azione in Ossezia del Sud sia comparabile a quanto fatto dall'Occidente in Kosovo, sia priva di fondamento. I due scenari sono del tutto diversi, e la Russia avrebbe comunque agito come ha fatto, con o senza il precedente del Kosovo.
(...)
Il Kosovo non è un precedente, perché il suo status finale di nazione indipendente è conseguenza logica della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, approvata nel 1999 anche con il consenso della Russia. Da una parte non si poteva lasciare il Kosovo sotto perenne amministrazione dell'Onu, una scelta troppo costosa e temporanea, e sicuramente negativa per la popolazione. Dall'altra non si poteva pensare ad un ritorno della regione sotto la sovranità serba, perché questo avrebbe sicuramente riaperto il conflitto. L'unica strada aperta rimaneva quella dell'indipendenza
(...)
Come spiega l'esitazione dei paesi arabi a riconoscere l'indipendenza kosovara, se si tiene in mente che il 90% della sua popolazione è di religione islamica?
Non so perché i paesi arabi stiano reagendo con tanta lentezza. Spero che inizieranno a muoversi presto, e credo che se il Kosovo saprà comunicare con loro in modo ragionevole e paziente, si arriverà ad una conclusione positiva. In ogni caso è già arrivato il riconoscimento della Turchia, che è sicuramente molto importante, e spero che arriveranno presto quelli di Macedonia, Montenegro e Portogallo. Per il Kosovo, in ogni caso, il riconoscimento più importante è quello dell'Unione Europea.
(...)
Lei ha dichiarato che l'Ue non dovrebbe accettare l'ingresso della Serbia finché questa non sarà pronta ad accettare e riconoscere l'indipendenza del Kosovo, cosa che rappresenterebbe una mossa pericolosa. Perché?
Credo che il rischio di accogliere nell'Unione Europea un membro che ha dispute territoriali con un suo vicino sia molto alto. Potrebbe portare a conflitti e darebbe la possibilità alla Serbia di utilizzare la propria membership per intralciare il cammino del Kosovo. Credo che la soluzione migliore sarebbe fare entrare Serbia e Kosovo insieme, parallelamente alla Bosnia Erzegovina.
Vede segnali di una volontà europea di accogliere la Serbia così com'è oggi?
L'Unione Europea ha lasciato intendere che se il generale Mladic verrà consegnato all'Aja il processo di allargamento alla Serbia verrà iniziato. Spero che quando questo accadrà verrà messo in chiaro con Belgrado che la Serbia non verrà ammessa finché il Kosovo non verrà riconosciuto come stato libero ed indipendente all'interno dei suoi confini.
(...)

"Puntano a rivesciare Saakashvili", l'intervista di Holbrooke al Corriere

Kosovo russo
Il Kosovo non è l'Ossezia

Guerra in Europa - accordo in sei punti per risolvere la crisi
post pubblicato in Focus Europe, il 12 agosto 2008


(ultimo aggiornamento ore 17:55)
dal sito del Corriere

Un piano in sei punti per la soluzione della crisi in Georgia accettato dalla Russia, che ora la presidenza francese riporterà a Tbilisi: è quanto emerge dall’incontro fra il capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy e il presidente russo Dmitri Medvedev. Ma Sarkozy in conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che nel piano «c’è l’impegno russo a rispettare e garantire la sovranità della Georgia: è un punto importante». Se la parte georgiana firmerà, sarà aperta la via per la normalizzazione della situazione in Ossezia del Sud. Ecco i sei punti dell'accordo raggiunto fra Medvedev e Sarkozy, presidente di turno dell'Ue:

1) Non ricorso alla forza
2) Cessazione immediata di tutte le ostilità
3) Libero accesso agli aiuti umanitari
4) Ritorno delle forze armate georgiane alle postazioni permanenti (caserme)
5) Ritiro delle forze russe alle posizioni precedenti al conflitto. Per la creazione di meccanismi internazionali, le forze di interposizione russe prendono misure supplementari di sicurezza
6) Inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza.

Guerra in Europa - fermiamo la Russia
post pubblicato in Focus Europe, il 10 agosto 2008


Molto probabilmente i commentatori che sottolineano l'avventurismo di Saakashvili - come ad esempio Piero Sinatti sul Sole - hanno molte ragioni. Come ho già scritto nel post precedente, la nostra reazione deve tener conto degli evidenti limiti - e delle eventuali responsabilità - dell'attuale governo georgiano.
Ciò non toglie, però, che una reazione dell'Occidente, ovvero di USA e UE, sia necessaria e debba essere molto forte. La Russia sta approfittando della situazione per determinare con un attacco militare uno status quo a suo favore; con una politica di potenza cinica, dura, antieuropea ed antioccidentale Mosca vuole portare sotto il suo controllo politico tutte le "democrazie" postsovietiche (molto fragili e con forti limiti, come ben sappiamo) e sotto il suo controllo economico le vie energetiche che attualmente non rispondono ai suoi dettami.
Dobbiamo reagire: c'è in ballo anche la nostra autonomia e la nostra libertà, la nostra capacità di essere costruttori di una comunità politica in grado di difendere principi, regole, ordine, pace.

Ora per ora il conflitto
Bush: La Russia si fermi

L'impero colpisce ancora, di Enzo Bettiza
L'analisi del Foglio
La rotta del gas

Guerra in Europa - la NATO e l'UE intervengano
post pubblicato in Focus Europe, il 9 agosto 2008


La Russia, che gioca da tempo cinicamente carte energetiche e politiche per confermare il suo ruolo di superpotenza, è ora pienamente ed esplicitamente protagonista del conflitto scoppiato fra Georgia e Ossezia del Sud.

Non entriamo dentro l'intricato puzzle dell'indipendentismo di quelle regioni per tentare di metterne in luce eventuali poche ragioni e i molti torti. Ma sarebbe ipocrita non vedere la mano pesante di Mosca in tutte le fasi della vicenda e non riconoscere i suoi obiettivi: bloccare l'espansione della Nato, asservire la Georgia (e magari in futuro l'Ucraina), renderla impotente, allargare dunque l'area di influenza russa.

In tutto questo Nato, Stati Uniti e Unione Europea devono intervenire con durezza, non necessariamente militare ma soprattutto politica, perché questa inutile strage si fermi e perché venga bloccato il gioco della Russia, che approfitta delle nostre debolezze per continuare a riconfermare una "potenza" che troppo vuole assoggettare i popoli e le democrazie (giovani e molto imperfette) dell'impero postsovietico; tutto questo pur nella consapevolezza dei gravi limiti del governo georgiano e con la necessaria fermezza nel richiamare tutte le parti in causa alle ragioni del diritto, che non possono mai venir meno, neanche in caso di guerra.

Se l'Europa e la NATO hanno ancora ha un senso politico, devono fare sentire la loro voce, in accordo con Washington.

Che l'inutile strage si interrompa.
Che l'Occidente - se questa parola ha qualche valore politico, e lo ha se USA e UE sono alleati - sappia riconoscere i suoi nemici e difenda le democrazie e una pace giusta.

L'intervista alla ministra degli esteri georgiana (Corriere)

L'appello dell'International Crisis Group 

Il grande gioco di petrolio e gas (il Messaggero)
Altri giochi politici e militari dietro il conflitto (Corriere)
La sorpresa dell'Occidente (Corriere)
Perché la Russia non vuole mollare la presa (Repubblica)


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permalink | inviato da franzmaria il 9/8/2008 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Georgia - Ossezia del Sud: Europe in conflitto
post pubblicato in Focus Europe, il 8 agosto 2008


Ancora una volta il "clash" avviene su territori altri, a latere, o meglio "in mezzo".
Ancora le linee del vecchio Muro sembrano segnare le logiche, in una frammentazione dei territori "al confine" che permette ai contendenti di un tempo di disputarsi l'egemonia e la possibilità di determinare gli sviluppi politici del nostro continente senza scontro diretto.

Battaglia politico-militare, ma anche economica ed energetica, dove il diritto delle nazioni ad autogovernarsi è forse un velo che copre anche altri interessi, mescolati a quelli più espliciti.

Le Europe si scontrano ancora, la Russia -  e probabilmente la Cina, da lontano, mentre si autocelebra nei Giochi - vedono con favore la difficoltà di un Occidente sempre più diviso e incapace di dire "il nemico".

Di seguito materiali per tentare di decifrare il senso di un conflitto.

L'inizio della crisi di queste ore
Un articolo da Osservatorio del Caucaso
Come la situazione è degenerata, nella ricostruzione di Le Monde
Infographie da Le Monde
Anni di scontri (ricostruzione del Corriere)
Georgia, Europa, Russia, in una recente analisi di Limes
L'altra provincia "calda" in conflitto con la Georgia: l'Abkhazia 
Il sostegno di Putin a Abkhazia e Ossezia del Sud

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