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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Contro la paura...
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2008


(...) La governance economica e finanziaria del pianeta si regge su delicati equilibri di competizione e cooperazione. L’economia globale nasce dal successo di un modello di “democrazia e mercato” a cui si ispira oggi, pur con misura e composizione variabili, un numero crescente di sistemi nazionali nel mondo. Stati Uniti ed Europa ne sono stati i primi e principali interpreti dopo il secondo conflitto mondiale. Tocca ancora a loro fornire esempi di buona e fruttuosa cooperazione.
Due questioni s’impongono: la libertà degli scambi commerciali; gli equilibri monetari e finanziari internazionali.

La libertà di commercio internazionale è oggi messa in discussione come mai dagli anni ottanta. I negoziati per una ulteriore liberalizzazione lanciati a Doha nel 2001 sono in stallo. Sia nei paesi avanzati sia in quelli emergenti le opinioni pubbliche sono disilluse e allarmate dalla globalizzazione. Il compito dei governi non è facile. I prezzi di materie prime essenziali crescono, stipendi e salari perdono potere d'acquisto, è minacciata la tranquillità dei risparmi. Ed è anche vero che i frutti dell'economia mondializzata si sono distribuiti in modo diseguale tra i diversi gruppi sociali. Le opinioni pubbliche sono frastornate da un mondo confuso. Nella crisi, cercano rassicurazione. Capisco che i governi riscoprano il valore di formule protezionistiche. La libertà dei commerci può sembrare un rischio; il protezionismo, un ristoro. Ma un problema di distribuzione del reddito non si risolve inaridendo una delle fonti più importanti del reddito stesso. (...)

Mario Draghi, ieri, all'Aspen Institute

Una riflessione di Arrigo Levi sui rapporti Europa - Usa (la Stampa)
Kissinger: "L'Italia batterà la crisi"

Il protezionismo che c'è già...
post pubblicato in Comunità, il 2 aprile 2008


Forse è tutto un dibattito sbagliato.
Quello sul protezionismo, a cui facevo implicitamente riferimento anche nel post precedente.
Cioè: la modulazione di politiche atte a proteggere le aziende o a rallentare gli scambi commerciali c'è già; ed è comunque un tipo di misure da usarsi con cautela.

Perché forse ad alcuni sembra che tutta l'Europa sia in pericolo (ma che cosa sia "Europa" è un problema molto aperto... a proposito di identità "artficiali" e "costruite"); ma in realtà i diversi interessi che soggiaciono dentro i confini del nostro continente sono un'intelaiatura robusta di contraddizioni, di esigenze diverse, di valutazioni molto differenziate.

Lo spiega bene un articolo di Claudio Dordi, che potete leggere nella sempre vivace rassegna di opinioni de LaVoce


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permalink | inviato da franzmaria il 2/4/2008 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Che cosa è "italiano"?
post pubblicato in Comunità, il 2 aprile 2008


Non so se la sentenza emessa nei giorni scorsi da un giudice di Livorno sia "clamorosa" come segnala Il Tirreno. Però ha comunque un suo interesse. Potremmo dire che - al di là del caso contingente - provoca interessanti dubbi sul preteso concetto di "italianità" che tiriamo fuori a momenti alterni, e spesso con variazioni piuttosto "interessate".

Possiamo metterci il cuore in pace: senza arrivare a definirci "bastardi" come nel fortunato titolo di un libro di Gad Lerner, dobbiamo cominciare a definirci al plurale.
Siamo diverse cose e diverse nazioni - e forse anche di diverse credenze religiose - nello stesso momento, nella nostra stessa persona. Non possiamo tutelare l'"identità", anche personale, non tanto perché ciò non sia "giusto", quanto perché noi stessi in primo luogo, siamo di un "tessuto" di un paese, ma veniamo spesso "modellati" in un altro. Come i prodotti di questa azienda livornese.

Il problema - se proprio vogliamo vedere un problema - è mantenere consapevolezza della "filiera" e della storia che ci costituisce; non per farne un tratto rivendicativo, ma per poter al meglio amalgamare i pezzi, garantirci della nostra qualità. Lo so, sono brutte parole, se pensiamo alle persone; ma rispetto a chi vagheggia "spiriti nazionali" e "anime popolari", una visione più disincantata e "artificiale" di ciò che siamo può evitarci molti danni.

L'uomo è "artificio"; se qualcosa di "naturale" c'è, è per noi inconoscibile. Lo possiamo cercare, ma servirà solo a fare un inventario - stupendo e incasinato - dei pezzi che ci compongono, delle diverse miscele che di volta in volta emergono nei nostri composti.
L'uomo è un artificio di prima qualità.

Sarà poi - forse - l'Inventore a svelarci il nostro progetto.
Tutto sbagliato. Tutto da rifare. Ogni giorno.

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