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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Libertà, parola su cui riflettere (Bidussa e Ichino)
post pubblicato in Focus Mediterraneo - Afriche, il 1 marzo 2011


Liberazione e libertà (una riflessione di David Bidussa)

Nelle ultime settimane si è parlato molto di rivoluzione aproposito dei fatti che hanno interessato Tunisia, Egitto e poiLibia. Per favorire una corretta comprensione e, soprattutto, nonincorrere in improvvisi “risvegli” come già accaduto peraltri eventi, é bene distinguere tra liberazione e libertà.Per ora si è vista molta liberazione, la pratica della libertàdeve ancora trovare la sua via.

http://www.moked.it/unione_informa/110227/110227.html#alef

LA LIBERTA’ NON SI TROVA ALLO STATO DI NATURA, di Pietro Ichino

DEPORRE UN TIRANNO, COMESTA ACCADENDO NEI PAESI DELL’AFRICA MEDITERRANEA, E’ MOLTO PIU’FACILE CHE DAR VITA A UNA DEMOCRAZIA FONDATA SU DI UNA VERA DIVISIONEDEI POTERI E A UN’ECONOMIA CONCORRENZIALE

Editoriale telegraficoper la Newsletter n. 141 del 28 febbraio 2011

Tutti, giustamente,esultano per il travolgente movimento di popoli che nel nord-Africaha abbattuto due regimi autoritari e ne sta abbattendo un terzo,sempre in nome della libertà. Quasi tutti, però,dimenticano un fastidioso particolare: la libertà non si trovaallo stato di natura. Un regime di vera libertà culturale,divisione dei poteri politici e concorrenza in economia èquanto di più artificiale esista al mondo: richiede unknow-how sofisticatissimo e non facilmente trasferibile. Per questo,purtroppo, la caduta di un despota è una buona notiziasoltanto a metà.

Il discorso valeanche, se del caso, sulla sponda opposta del Mediterraneo.

http://www.pietroichino.it/?p=13121


Italia distratta, Europa timida
post pubblicato in Focus Europe, il 21 gennaio 2011


A chi non volesse ridurre la nostra politica a una guerra civile in salsa giudiziaria (con possibili esiti imprevedibili, come fu per Tangentopoli), conviene levare gli sguardi e capire che si stanno giocando - senza di noi - partite ben più importanti. 

Dall'altra parte del Mediterraneo c'è chi si illude sui moti di ribellione in atto; si parla anche di "rivoluzioni liberatorie", forse non rendendosi conto di quali possano essere gli improvvisi rovesci di queste partite incontrollate. Ben venga, se riesce a dispiegarsi, la democrazia nell'Africa mediterranea; ma quali saranno i suoi colori e le sue parole d'ordine? 

Noi italiani, capaci di gestire in passato il "golpe" a favore di Ben Alì, oggi sembriamo silenti, distratti dalle nostre vicende, con il rischio che nel frattempo altri stati, o - peggio - altre forze non statuali prendano piede sulle nostre "rotte". Perché di questo alfine si tratta: del controllo dei nostri mari, e del confronto economico quotidiano e continuo fra stati e potenze, anche attraverso l'"arma" delle migrazioni.  Questa la partita che (non) stiamo giocando.

Allargando lo sguardo all'Europa, verrebbe da dire così: se gli italiani oggi sono distratti, gli europei in genere sono timidi. 
C'è infatti ancora troppa paura dei mercati e poca politica, perché il nostro continente-federazione possa partecipare dignitosamente alla spartizione del potere nel mondo; il confronto diretto USA - CINA sembra metterci fuori gioco, ma a ben vedere le due superpotenze potrebbero trovare in questo attore "terzo" la sponda con cui evitare un perenne braccio di ferro, oggi ancora "silenzioso", domani chissà.

Se lo volessero, quindi, Italia ed Europa potrebbero fare la differenza, una grande differenza; ma forse pensiamo ancora di dover aspettare il permesso del mondo per esistere: in una sorta di "strascico psicologico" del secondo dopoguerra, ci illudiamo che gli USA ci proteggano ancora come un tempo e aspettiamo che siano loro a indicarci la strada.

Non è così; speriamo di accorgercene prima di dover pagare prezzi troppo elevati.

Francesco Maria Mariotti
Tunisia, rischio o speranza?
post pubblicato in Focus Mediterraneo - Afriche, il 20 gennaio 2011


"(...) Dell'euroregione mediterranea che avrebbe dovuto esistere dal 2010 non si parla più, non esiste più nel nostro vocabolario; e i programmi della Ue sulla società civile non hanno dato quasi nessun risultato. E qui il problema non è del mondo arabo, ma dell'Europa: perché non ha un'idea di se stessa, e perché non ha capito o non vuol capire che la globalizzazione ha effetti inediti sui futuri assetti geopolitici e geoeconomici del pianeta.
L'Europa sembra solo "contenere" delle situazioni, rifiutando di costruire nuovi assetti in grado di creare una reale cooperazione tra le due sponde. Il risultato è che continuiamo ad accumulare errori. Perché in realtà non si può parlare di un effetto-sorpresa. Chi studia quei paesi e quelle culture, soprattutto la loro storia del XX secolo, sa bene che hanno quasi tutte un tratto caratteristico: nel mondo arabo lo stato si è costruito in opposizione alla propria società, impedendo così l'emergere della questione democratica. Ma, come ho più volte affermato, la democrazia non è una riserva indiana per alcuni privilegiati; la democrazia è un'aspirazione universale, e ritenere che alcune società possano accedervi prima di altre è un errore. Certo, non può essere trasferita come si fa con un pacco postale, ma sono le società - ogni società - a dover trovare la forza per conquistarla e per costruirla (...) 

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