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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Cambiamo l'Europa! (un appello su cui riflettere)
post pubblicato in Focus Europe, il 13 giugno 2011



Non condivido alcuni contenuti e un certo linguaggio, soprattutto nelle parti in cui parla di "scelte ideologiche" in relazione alle misure richieste ai paesi a rischio default: nel momento in cui non c'è ancora una struttura politica europea con un governo realmente unitario, le misure di razionalizzazione del debito pubblico dei singoli stati sono infatti una prima mossa necessaria e ineludibile. 

Al tempo stesso mi pare che nel testo si rischi una sottovalutazione delle responsabilità del settore pubblico, quasi a contrapporlo "per principio" al settore privato.Le cose non sono così semplici e schematiche: i problemi di sostenibilità del welfare europeo sono purtroppo reali (si pensi alla fondamentale questione demografica, che troppo spesso dimentichiamo); non sono una costruzione ideologica dei cattivi mercati finanziari che speculano su di noi, e l'appello rischia di minimizzare questo fattore.

In ogni caso mi pare importante che si levi una voce con una prospettiva altra rispetto a quella "battaglia persa" che è il continuo dire sì a misure di razionalizzazione senza avere un orizzonte politico. Il problema è infatti dare alla politica europea un "corpo" coeso, che possa poi essere base a soluzioni come quelle che i firmatari propongono (altrimenti gli eurobond o simili percorsi rischiano di non avere senso, come ha detto Mario Draghi recentemente). 

Questo appello può portarci a un momento di riflessione. Si tolga però di mezzo la retorica e si approfondisca il percorso da seguire per avere una politica capace di coniugare rigore di bilancio, solidarietà, coesione politica. Una politica che nasce da un orizzonte comune, integrazione di principi liberali, socialisti, cristiani: il mix su cui si è costruita l'Europa che conosciamo e amiamo.

Francesco Maria Mariotti

"(...) E’ ovvio per noi che assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche è un obiettivo politico essenziale: esse sono uno strumento chiave al servizio di beni comuni quali la coesione sociale o la protezione dell’ambiente. Ed è vero che la crisi che stiamo vivendo ha significativamente deteriorato le finanze pubbliche in Europa. Ma, pur avendo il settore pubblico la sua parte di responsabilità, le cause della crisi sono prima di tutto da ricercarsi nel settore privato: aumento delle disparità salariali, eccessivo indebitamento, e bolle speculative generate da una finanza irresponsabile.(...) Qui si rischia di trasformare la crisi economica attuale in crisi politica.
(...) La zona euro deve difendere la sua moneta comune e sostenere imperativamente i suoi membri in difficoltà, perchè ciò è vitale per l’Europa nel suo insieme.(...) E’ possibile risanare la finanze pubbliche senza annientare lo sviluppo economico e gli investimenti in materia di istruzione, ricerca, energie rinnovabili, e senza alimentare l’ingiustizia sociale e l’esclusione. E’ possibile ritrovare margini di bilancio essendo coraggiosi ed innovatori. Per farlo, occorre innanzi tutto che tutti gli Stati membri contribuiscano a questo sforzo insieme – sia quelli in surplus che quelli in deficit commerciale. In tutti i Paesi, bisogna poi proteggere gli investimenti pubblici produttivi dall’austerità finanziaria, e raccogliere sotto forma di Euro obbligazioni una parte del debito pubblico degli Stati membri per ridurne il costo globale, e creare le basi di una politica fiscale europea comune, garante di entrate giuste, efficaci e sostenibili. Occorre diminuire il carico fiscale sui redditi da lavoro ed aumentare quello sui redditi da capitale, combattere l’evasione fiscale, creare una vera fiscalità ecologica e introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. I governi europei debbono vegliare affinchè i salari più elevati e i redditi da capitale contribuiscano equamente allo sforzo generale di risanamento, per evitare che siano i salari e redditi medio bassi a pagare per tutti. Noi non auspichiamo soluzioni semplicistiche o irresponsabili, vogliamo un progetto di modernizzazione economica grazie a politiche responsabili, equilibrate, intelligenti e pienamente rispettose dei valori sui quali poggia il progetto europeo. Chiamiamo a raccolta tutti quelli che condividono le nostre convinzioni, affinchè firmino questo appello, per dare all’Europa un’altra politica di uscita dalla crisi, che rafforzi l’Europa stessa, invece di continuare ad indebolirla."
Mondi, donne, politiche: nuovi spazi nell'universo...
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2008


C'è un mondo che va oltre la politica; anzi, come il titolo di questo blog, vi sono mondi che superano - e precedono, per principio e per realtà effettuale - le politiche che su di essi si costruiscono.

La notizia delle scoperte scientifiche di Giovanna Tinetti sembra quasi una paradossale metafora e conferma di ciò; possono esistere altri mondi (e già abbiamo brama di conquistarli; d'altro canto non ne avremmo bisogno, forse?) e esistono grazie a persone che sfuggono alle loro nazioni, a donne e uomini (ma certo è bello che sia una donna a segnare questa vittoria) che vanno dove meglio possono studiare e fare ricerca.

Se la politica controllasse - come alcuni desiderano - anche questi spazi, addio mondi possibili.

Naturalmente sto semplificando molto la questione, soprattutto dal punto di vista scientifico.

Però - al di là della retorica sui cervelli che fuggono dall'Italia (ma quale vincolo lega una coscienza e un'intelligenza al luogo natìo?) - noi dovremmo veramente cominciare a pensare che i mondi delle donne e degli uomini sono irriducibili ai progetti che anche a fin di bene spesso la politica, o il pensiero, costruiscono.

In particolare le donne e gli uomini che viaggiano per scienza e conoscenza, e anche lavoro, e sempre più spesso per necessità e ricerca della libertà dal bisogno, sono sempre molto diversi da come ce li immaginiamo - tentando di "governarli" - nei nostri discorsi.

Anche per lavoro, ma anche durante gli studi e per amicizie, ho avuto la fortuna di incontrare persone che già vivono oggi, qui e ora, in una dimensione che non può essere nazionale. Ma neanche "europea".

Persone (e penso a tante ragazze e donne) che non possono sopportare - al di là delle loro posizioni politiche - il confine di uno stato come vincolo alla loro vita.
Sono già ora cittadine e cittadini del mondo.
Di mondi che vivono relazionandosi su questo pianeta.

E chissà, magari anche in qualche altro pianeta, reso in futuro abitabile.

Mi piace pensare che queste persone ci stiano indicando il futuro, e anche l'unico progetto possibile: quello di liberare sempre di più le persone da ogni determinismo, da ogni vincolo dato, da ogni "destino di nascita".
Perché vadano nella terra che la coscienza indica loro come la terra promessa.
Ognuno la sua.

Perché ogni donna, ogni intelligenza umana, ogni coscienza, ha la propria terra. Quella eletta.
Perché ogni donna e ogni uomo è eletto a libertà.

Le politiche arrivano dopo, molto dopo. Quando arrivano. Se ce n'è veramente bisogno...
Ce ne stiamo già accorgendo e sempre più lo capiremo in futuro.

Mondi possibili. Politiche sempre più difficili, se non - forse - politiche aperte e non-dominanti. Ma è possibile ciò?
O sarà sempre più conflitto fra la persona e la politica?
Fra la ragione dell'individuo e la comunità?
Fra la libertà e il potere?

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