.
Annunci online

"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
"Salvando noi stessi contribuiremo in modo decisivo alla salvezza dell’Europa." (Mario Draghi)
post pubblicato in Comunità, il 13 ottobre 2011



(...) L’Italia, che in età giolittiana si era inserita nella prima globalizzazione, restò al margine anche del tenue sviluppo di un’Europa soffocata dal protezionismo. Le velleità, purtroppo ricorrenti, del poter fare da soli furono negli anni Trenta duramente smentite dai fatti, soprattutto nel nostro paese, preda della demagogia autarchica.Le classi dirigenti postbelliche appresero questa lezione. In condizioni economiche e sociali tra le più difficili mai affrontate dal paese, impegnarono con decisione l’Italia nel processo di integrazione internazionale ed europea. La loro lungimiranza e il loro coraggio politico rappresentano, insieme alla riconquistata democrazia, uno dei pilastri su cui si è fondata la mirabile crescita economica e civile della nazione.Restare oggi fedeli alla scelta dei nostri padri, rafforzare la nostra posizione in Europa, significa imprimere un forte impulso alla crescita, ridurre drasticamente il debito pubblico.
Gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio. Abbiamo più volte indicato gli interventi necessari in ambiti essenziali per la crescita come la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale.(...)
Possiamo pensare che un sistema sociale, un’imprenditoria, una manodopera che furono i protagonisti della lunga fase di crescita impetuosa e poi ancora attraverso i difficilissimi anni Settanta e i cambiamenti del contesto esterno nel decennio successivo abbiano consumata tutta la loro forza ?
Il paese è ancora ricco di imprese di successo, anche in comparti chiave come la robotica e la meccanica; non mancano nella società indicazioni di una vitalità tutt’altro che spenta.(...)
Perché è tanto difficile realizzare interventi in grado di invertire il trend negativo degli ultimi anni?La storia ci può soccorrere nelle risposte.Nella Venezia del Seicento o nell’Amsterdam del Settecento, società ancora ricche, a una lunga stagione di grande dinamismo era seguito l’affievolirsi dell’impegno a competere, a innovare. Gli sforzi prima diretti al perseguimento della crescita furono indirizzati alla difesa dei piccoli o grandi privilegi acquisiti da gruppi sociali organizzati. In un’economia che ristagna, si rafforzano sempre i meccanismi di difesa e di promozione degli interessi particolaristici. Si formano robuste coalizioni distributive, più dotate di poteri di veto che di capacità realizzativa. Il rafforzamento di tali coalizioni rende a sua volta sempre più difficile realizzare misure innovative afavore della crescita. E’ compito insostituibile della politica trovare il modo di rompere questo circolo vizioso prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita.
E’ importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani. Una nostra tentazione atavica, ricordata da Alessandro Manzoni, è di attendere che un esercito d’oltralpe risolva i nostri problemi.("Quante volte sull'Alpe spiasti l'apparir d'un amico stendardo! "A. Manzoni, “Marzo 1821”)
Come in altri momenti della nostra storia, oggi non è così. E’ importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi. Per due ragioni. La prima è che il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita non sono una imposizione esterna, sono problemi che vanno risolti soprattutto a beneficio dell’Italia. E’ un dovere verso i giovani e verso noi stessi. La seconda ragione è che la cooperazione europea, mai come oggi indispensabile, si basa giustamente sull’assunto che ciascun membro faccia la propria parte. Solo i paesi che si assumono le proprie responsabilità – quelle dell’Italia sono oggi particolarmente rilevanti – e che mantengono con rigore gli impegni presi sono partner credibili, a maggior ragione nella fase di ulteriore integrazione e condivisione di doveri che si
prospetta per l’Unione Europea.(...)
L’Italia deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni che, messi in sordina gli interessi di fazione, è essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare in anni non lontani, una rigogliosa crescita economica e di offrire credibili speranze alle nuove generazioni. Nell’anno in cui celebriamo i 150 anni dell’Italia ricordiamo il Risorgimento dei nostri bisnonni nell’Ottocento e l’unità di intenti che nel dopoguerra ci consentì di assicurare il progresso del paese con la Costituzione repubblicana, con la promulgazione delle leggi volte a garantire i fondamentali diritti sociali e civili dei cittadini, con la sconfitta del terrorismo. In quei momenti cruciali si manifestò la concordia di fondo del paese, al di là del necessario e duro confronto politico. Abbiamo oggi bisogno della stessa ispirazione, della stessa intelligenza.
Salvando noi stessi contribuiremo in modo decisivo alla salvezza dell’Europa.
 
Contro la paura - 3 - Draghi: "Difendere il reddito delle famiglie"
post pubblicato in Focus Europe, il 9 luglio 2008


(...) La fragilità dei mercati ha trovato origine in un terreno regolamentare lacunoso e si è ampliata per gli incentivi perversi che hanno alimentato la crescita tumultuosa dell’industria finanziaria. Ma la sua radice, come quella della stessa debolezza del dollaro, sta anche in politiche monetarie troppo accomodanti. Gli ingenti capitali in fuga dagli investimenti finanziari non più redditizi, il deprezzamento del dollaro contribuiscono ad alimentare la crescita del prezzo del petrolio, che si fonda sulle tensioni strutturali sottostanti questo mercato.
Il prezzo del greggio rincara dall’inizio di questo decennio; ha già superato,in termini reali, il precedente massimo storico del 1979-80; il rincaro ancora prosegue. Ne è all’origine il forte aumento della domanda di energia che viene dai paesi emergenti, cui l’offerta fatica a tener dietro. La domanda è rigida nel breve periodo per vincoli tecnologici. Lo è ancor più l’offerta, per l’aumento dei costi di scoperta e di sfruttamento di nuovi giacimenti; per le rigidità nella capacità di raffinazione e trasporto; per irrisolte difficoltà geo-politiche. Ma ciò non è sufficiente a spiegare le impennate più recenti. Che ad esse abbiano contribuito condizioni mondiali di liquidità particolarmente abbondanti è confermato da nostre stime, che indicano come la diminuzione dei tassi d’interesse reali dalla scorsa estate spieghi circa un quarto del rialzo del prezzo mondiale del greggio osservato da allora.
Non solo ne conseguono pressioni sull’inflazione presente e attesa, ma la stessa crescita mondiale ne è minacciata. (...) Il rialzo dell’inflazione, alimentato anche dagli aumenti nelle quotazioni dei prodotti alimentari, deprime il valore reale dei salari, quindi i consumi.
I mercati finanziari internazionali, anch’essi influenzati dalle prospettive economiche più incerte e dal rincaro del greggio, restano fragili. (...) Negli Stati Uniti l’aumento dei tassi di insolvenza, nonché il timore che l’indebolimento del ciclo deteriori la qualità del credito alle imprese, sono motivi di preoccupazione.
Occorre evitare di ripetere gli errori di politica economica commessi in risposta ai due shock petroliferi del decennio Settanta: in alcuni paesi la politica monetaria inizialmente espansiva destabilizzò le aspettative di inflazione; dovette essere seguita da una forte restrizione; ne conseguirono, anche a causa di diffuse indicizzazioni, una inflazione persistentemente alta, enormi oscillazioni nei tassi di interesse reali, gravi ripercussioni sull’attività economica.
Rispetto a trent’anni fa, l’effetto di uno shock petrolifero sulle economie dei paesi consumatori è minore grazie alla maggiore efficienza energetica e alla maggiore flessibilità dei mercati, ma anche grazie alla credibilità acquisita nel tempo dalle politiche monetarie. Stimiamo che, in Italia, dopo l’unione monetaria gli effetti di un aumento del prezzo del petrolio sull’inflazione al consumo si siano ridotti di circa cinque volte rispetto agli anni Ottanta e Novanta. La credibilità della politica monetaria ha contribuito a questo risultato. Essa va preservata nei paesi avanzati; va perseguita nei paesi emergenti, acquisendo consapevolezza della gravità del rischio d’inflazione e della crescente inadeguatezza di politiche di ancoraggio al dollaro delle proprie valute.(...)
È essenziale che non si affermi l’idea che il rialzo dell’inflazione sia permanente
. Alla vigilia della riunione del 3 luglio scorso del Consiglio direttivo della BCE i rischi di una sua crescita apparivano aumentati. Pur in un quadro di moderazione salariale, vi erano prime indicazioni di ripresa dei costi. Altri segnali di allarme provenivano dalle aspettative dei mercati: le attese di inflazione desumibili dai titoli di Stato a lungo termine a indicizzazione reale tendevano ad aumentare; le quotazioni degli inflation swaps segnalavano maggiori timori di inflazione anche su orizzonti lontani. In questo contesto, il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di aumentare di un quarto di punto percentuale i tassi d’interesse di riferimento. Nei giorni successivi al rialzo la tendenza all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione.
Agendo in maniera tempestiva intendiamo contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari diano l’avvio, all’interno dell’area, a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l’inflazione su valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine.
Contrastando il rialzo dell’inflazione si difende il reddito disponibile delle famiglie. L’aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto, abbassa il valore reale della ricchezza finanziaria, contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita. (...)
Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa. Nel frattempo il costo del lavoro per unità di prodotto nell’economia è aumentato di oltre il 30 per cento, contro il 20 per cento circa in Francia, pressoché nulla in Germania. Questo divario fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa della elevata imposizione fiscale, l’effetto dell’inflazione; è alla base della stagnazione della nostra economia.
Ma la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita. Una rincorsa tra prezzi e salari sarebbe rimedio illusorio, a cui la politica monetaria deve opporsi. Se è credibile, pur non potendo isolare l’economia dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie di base, essa può ammortizzarne gli effetti sulle aspettative e sui prezzi interni. Un aggiustamento monetario tempestivo riduce il rischio di correzioni tardive ma violente.(...)

L'integrale dell'intervento di Mario Draghi sul sito di Banca d'Italia


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Draghi inflazione BCE crescita prezzi

permalink | inviato da franzmaria il 9/7/2008 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre       
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv