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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Europa, Forzare L'Aurora A Nascere
post pubblicato in Focus Europe, il 3 agosto 2011


Penso a queste ore di tensione del nostro Paese, penso all'ansia con il quale stiamo attendendo un giudizio dei mercati sulle parole del nostro presidente del Consiglio, in questi giorni sempre più Presidente di tutti noi, piaccia o meno la persona che ricopre questa carica.

Abbiamo tutti paura, proviamo ansia nel dover affrontare una crisi di impoverimento, e un balzo indietro di anni, sotto vari punti di vista, sia di ricchezza che di diritti. E' un timore che condividiamo con i nostri fratelli europei, che non abbiamo ancora imparato a chiamare concittadini, anche se ormai collegati a loro da vincoli economici e non solo.

Epperò, se è proprio in questa distanza fra il "già" e il "non ancora" che si apre lo spazio dell'angoscia, qui è possibile anche quello della speranza. E' proprio questo già essere de facto legati ma non ancora cittadini-assieme che si pone lo spazio politico reale, che non è quello delle discussioni che vediamo o facciamo fra noi, ma lo spazio della possibilità che si concretizza, della collettività che si dà una forma giuridica e legale, della libertà attiva che crea nuovi confini di autonomia (pur con tutti i limiti che essa può avere...).

La parte sincera del rigetto antipolitico che stiamo vivendo - non solo in Italia, ma in tutto l'Occidente - è il fatto che le "arene pubbliche" già costituite non appaiono più in grado di cambiare e governare il reale. Camminando lungo un sentiero stretto (perché c'è sempre il rischio di scivolare nella costruzione di nuovi idoli, nuovi Faraoni che ci facciano schiavi), la politica ha nello spazio europeo il suo unico attuale ambito concreto: ma deve porlo in essere velocemente.

Il salmo 57 inizia nella paura, chiede il rifugio a Dio dal pericolo, dal leone che azzanna; è angoscia reale anche di imprecisati nemici che tendono reti in cui si rischia di cadere. Ma il breve componimento si rovescia presto in fiducia, chiede al cuore, e all'arpa e alla cetra di svegliare l'auroradi accelerare i tempi: è la speranza attiva che fronteggia il pericolo, e che scopre che nella fossa sono caduti i veri nemici, le nostre paure.

Dal dolore di questi giorni, siamone certi, potrà nascere qualcosa di più grande: sarà certo un travaglio duro, ma sappiamo che non saremo sconfitti.

Francesco Maria Mariotti

"(...) In questa fase storica i passi importanti da fare sono tre: 1. fronteggiare la speculazione sistemando i debiti pubblici in eccesso con operazioni di finanza straordinaria simili a quelle usate per la grande crisi 1929-33; 2. dare poteri fiscali autonomi (tassazione e emissione di titoli) agli organi dell’Unione su specifiche materie, lasciando il resto delle competenze agli stati-membri; 3. ampliare il mandato della Banca centrale europea, consentendo a essa, senza obbligarla, di intervenire sul mercato dei cambi e sul debito pubblico. In breve, è necessaria una nuova fase costituente europea (...)."

Paolo Savona: rispondere all'ondata di sfiducia

E' possibile una via di uscita "progressista" dalla crisi?
post pubblicato in Focus Europe, il 5 luglio 2010


Segnalo l'articolo di Mario Deaglio sulla Stampa di oggi; i grassetti dai pezzi citati sono miei.
 
Toccherebbe alla sinistra rispondere ai quesiti posti da Deaglio, ma sarà molto più facile una risposta apparentemente "reazionaria", almeno in prima battuta: chiusura all'immigrazione, restrizione degli scambi attraverso leggi più o meno protezionistiche, costruite con modelli "accettabili" (leggi: barriera di protezione da concorrenza sleale, accordi di reindustrializzazione sulla falsa riga di Pomigliano, espulsione degli immigrati dal mercato del lavoro e contemporaneo allungamento della vita lavorativa dei cittadini). 
 
Un tentativo di gestire l'impoverimento, tentando di circoscriverlo, in attesa che si possa trovare una soluzione diversa, qualcosa - una guerra? un ribellione sociale di vaste proporzioni? speriamo di no - che "rilegittimi" il deficit spending, dia insomma la scossa politica di cui i decisori abbisognano per poter giustificare anche manovre poco ortodosse in termini di finanza pubblica. Ma questa forse è fantapolitica, per ora.
 
Per il momento dobbiamo continuare a scommettere sulla difficile (impossibile?) congiunzione di riduzione del debito e crescita economica. Sperando che il sistema tenga, che l'euro resista; che alfine i leader politici europei decidano che cosa è un'Europa che deve stare nel mondo e come dire al mondo nuove regole di coabitazione. Anche finanziaria.
 
Se si è forti politicamente, si possono bypassare le resistenze dei mercati, ci si può mettere direttamente a confronto con loro, al limite facendo giocare pesantemente le Banche centrali (un po' di tempo fa ipotizzava qualcosa del genere Luigi Spaventa); ma bisogna avere la fantasia politica di creare qualcosa di nuovo, prima di essere costretti dalla tempesta a improvvisare scialuppe di salvataggio troppo piccole per contenere tutti.
 
Francesco Maria Mariotti
 
(...) Perché il cattivo umore, la greve atmosfera di scontentezza che traspare dai dati e dai commenti di operatori e analisti finanziari? Non è forse vero che la ripresa è cominciata, che le cose stanno andando meglio, come ripetono un po’ tutti da più di un anno? Per comprendere le ragioni di un simile brusco cambiamento, si può far riferimento, in questo periodo di campionati mondiali, a una metafora calcistica: si prenda il caso di un grandissimo campione, un asso del pallone che ha fatto guadagnare punti, coppe e scudetti alla sua squadra e che, un brutto giorno, si fa seriamente male. La società per la quale gioca consulta i migliori specialisti, lo sottopone a operazioni complicate e a cure molto costose senza badare a spese e anzi indebitandosi seriamente purché il suo beniamino torni in campo e si rimetta a segnare.

Usciti dalla sala operatoria, medici e dirigenti di questa società calcistica fanno dichiarazioni ottimistiche. Tutti dicono che il campione si riprenderà presto, anzi che si sta già riprendendo, tra poco tornerà in campo e i tifosi si apprestano a festeggiare il ritorno del loro beniamino. Ed ecco che il campione esce dall’ospedale. Saluta e sorride, ma poco alla volta la triste verità trapela: invece di correre, il campione riesce a stento a stare in piedi e a correre senza ossigeno proprio non ce la fa. La strada del recupero improvvisamente si prospetta più lunga, più dura, più incerta. E davanti alla società per quale gioca si delinea la prospettiva di un campionato meno brillante e di un bilancio meno solido. I tifosi sono costernati e gli azionisti pensano che si potrebbe anche cambiare, o mettere in minoranza, il presidente.

In luogo di campione sportivo si legga economia americana, al posto di società sportiva si legga Stati Uniti, invece di un campionato di calcio si immagini il «campionato mondiale» della crescita, alle medicine e all’ossigeno si sostituiscano gli incentivi. «Tifosi» sono tutti coloro che investono nelle Borse e «azionisti» sono i vari Paesi del mondo che accettano la supremazia economica e finanziaria degli Stati Uniti e tengono in dollari gran parte delle loro riserve. Una serie di dati recentissimi sulla congiuntura americana, e in particolare sull’occupazione, mostra che la non eccezionale crescita di quel Paese è strettamente legata agli incentivi che il governo americano distribuisce generosamente indebitandosi e che ha utilizzato prima di tutto per salvare le grandi banche (sarebbe stato difficile fare diversamente).

Senza incentivi l’economia perderebbe colpi e ogni speranza di recuperare almeno una parte degli otto milioni di disoccupati creati dalla crisi prima delle elezioni parziali americane del prossimo ottobre, nelle quali la delusione degli elettori potrebbe togliere al partito del presidente Obama il controllo di una o di entrambe le Camere. (...)
 
Gli europei, dal canto loro, hanno di fatto rinunciato a far crescere la loro economia con il debito e appaiono rassegnati alla non crescita oppure a una crescita molto bassa: le manovre dei Paesi dell’euro, concordate sotto la dura pressione dei tedeschi, rallentano ancora lo scarsissimo slancio dell’economia anche se i governi spesso si illudono di riuscire a tagliare la spesa pubblica senza rallentare la domanda privata.

Il resto del mondo, cinesi in testa, comincia a interrogarsi sull’opportunità di continuare a utilizzare il dollaro come principale moneta di riserva. I recenti, giganteschi accordi commerciali conclusi da Pechino con alcuni Paesi sudamericani prevedono scambi non più regolati in dollari mentre l’uso internazionale dello yuan comincia a diffondersi tra i Paesi asiatici fornitori della Cina. Anche per questo sta diventando sempre più difficile salvare i bilanci pubblici e contemporaneamente rilanciare, o anche solo conservare, l’occupazione; l’ora di una difficile scelta sulla priorità tra occupazione e risparmio sembra avvicinarsi rapidamente.
La crisi continua e cambierà tutto
post pubblicato in Idee, il 9 giugno 2010


Mario Deaglio sulla Stampa del 9 giugno 2010

(...) Nei prossimi decenni la finanza pubblica è destinata a peggiorare in tutti i Paesi ricchi. Un maggior controllo dei mercati avrebbe consentito di affrontare queste difficoltà in maniera graduale; sono invece emerse tutte assieme provocando le attuali convulsioni delle Borse. Per conseguenza tutti invocano l’arma dei tagli, condizione forse necessaria al punto in cui siamo arrivati ma certamente non sufficiente, al rilancio della crescita e dello sviluppo, anzi controproducente nel breve periodo. Con i tagli i governi potranno (forse) rimettere in sesto i bilanci pubblici per qualche tempo ma al prezzo di un rinvio indeterminato della data della ripresa.

In altre parole, è difficile, probabilmente impossibile, risanare e rilanciare l’economia senza modifiche importanti del sistema economico-finanziario e queste modifiche al sistema dovranno coinvolgere la Cina. Appena scalfita dalla grande tempesta mondiale, dotata di enormi riserve valutarie, la Cina potrebbe venire in soccorso garantendo il debito pubblico dei Paesi suoi creditori e rivalutando la propria moneta in modo da dare un po’ di fiato alle industrie di mezzo mondo alle corde per la concorrenza cinese. Il Partito Comunista Cinese, però, non salverà gratuitamente il capitalismo di mercato e già si parla, tra le possibili contropartite, di un cinese alla guida del Fondo Monetario Internazionale. In ogni caso, Pechino è il convitato di pietra al tavolo affannato dei Paesi ricchi e tiene in mano una possibile chiave di questa intricata e pericolosa vicenda.

L’altra chiave l’hanno in mano i cittadini-elettori dei Paesi ricchi che, nella grande maggioranza dei casi, mostrano una forte opposizione ai tagli e richiedono protezione per risparmi e posti di lavoro. Questa protezione si può forse accordare - magari mandando a casa chi è al governo come è avvenuto in Gran Bretagna e potrebbe avvenire in questi giorni in Olanda - ma solo al prezzo di chiudere, in maniera più o meno parziale, le frontiere economiche e finanziarie. Il che porterebbe con sé un abbassamento permanente della crescita economica che in alcuni Paesi potrebbe tradursi in stagnazione.

In questa gran tempesta l’Italia si trova in una nicchia relativamente riparata, forse perché è abituata a gestire con un certo successo un debito pubblico enorme (il terzo del mondo per dimensioni) e perché, al fine di far quadrare i conti senza fare alcuna riforma, ha di fatto rinunciato alla crescita economica negli ultimi dieci anni. In Italia c’è relativamente poca occupazione ma relativamente molto risparmio famigliare, in buona parte investito nei titoli del debito pubblico italiano il che conferisce una certa stabilità a questo barcone con popolazione vecchia, destinata a invecchiare ancora. Il vecchio barcone, in altre parole, può riuscire a galleggiare; ma solo al prezzo di diventare sempre più vecchio e sempre più pesante.

Europa, i nuovi vertici - Kyoto, modello da cambiare? - 20 anni di CIPMO
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


I NUOVI VERTICI EUROPEI

Il poeta mediatore e la baronessa laburista

L’eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell’Ue

Europa: vincono Sarkozy e Merkel


(...)le designazioni del belga fiammingo Herman Van Rompuy a presidente del Consiglio europeo e dell’inglese Catherine Ashton nel ruolo che si aspettava per D’Alema ci raccontano della debolezza dell’Europa di fronte a se stessa, dell’arretramento dell’Europa politica (un tempo si diceva dell’ideale comunitario) rispetto ai governi. Mai così plastica è parsa l’affermazione della rinnovata coppia franco-tedesca Sarkozy-Merkel nella scelta di Van Rompuy; così come inevitabile riconoscimento al peso politico di Londra è la scelta della Ashton.(...)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6640&ID_sezione=&sezione=

7000 funzionari?

KYOTO, MODELLO DA CAMBIARE?

(...) Forse è giunto il momento di esplorare strade alternative. Lo hanno suggerito, sul Financial Times di oggi, Nancy Birdsall e Arvind Subramanian, rispettivamente presidente e fellow del Center for Global Development. “Il focus – scrivono – non dovrebbe essere sulle emissioni, neppure quelle pro capite, ma sull’accesso della gente, ovunque nel mondo, ai basilari servizi energetici quali la possibilità di cucinare a casa in modo sicuro e appropriato, il mantenimento di temperature accettabili negli ambienti chiusi e forme decenti di trasporto”. Tutto questo allo scopo di “consentire ai paesi in via di sviluppo un accesso a tali servizi energetici comparabile a quello raggiunto dai paesi ricchi a uno stadio di sviluppo comparabile, sfruttando però le migliori tecnologie disponibili”. (...)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3870

CRISI ECONOMICA

Rischi per la Grecia?
http://www.chicago-blog.it/2009/11/19/atene-non-ride/#more-3834 
  
Non basta la politica monetaria per tentare la ripresa
http://phastidio.net/2009/02/04/non-basta-la-politica-monetaria-per-tentare-la-ripresa/ 
  
Effetto crisi, l’inflazione ripartirà
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8535 
  
Allarme debito pubblico
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3875

IL CIPMO COMPIE 20 ANNI! AUGURI!

Venti anni fa,  nel novembre 1989, nasceva a Milano il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, su iniziativa della Regione Lombardia, del Comune e della Provincia di Milano come Enti fondatori, cui si sta aggiungendo in questi giorni anche la Camera di Commercio di Milano. Tra i promotori, vi era inoltre un significativo gruppo di personalità di vario orientamento politico e culturale tra cui l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e la Senatrice e Premio Nobel Rita Levi Montalcini, da quel momento nostra Presidente Onoraria.(...)
http://www.cipmo.org/1501-indice-editoriale/20-anni-cipmo.html



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permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:19 | Versione per la stampa
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