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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
SUBITO UN NUOVO GOVERNO: MARIO MONTI PREMIER
post pubblicato in Focus Europe, il 12 settembre 2011


 

Dopo la giornata di oggi, il tempo che ci separa dal default del nostro paese sembra essersi ristretto in maniera drammatica: in questi momenti rischia di aggredirci un senso di impotenza, al quale non dobbiamo arrenderci.

Ho scritto il testo che segue a guisa di appello; se lo ritenete potete farlo girare.
Possiamo e dobbiamo farcela, ma il tempo stringe.
 
Francesco Maria

SUBITO UN NUOVO GOVERNO: MARIO MONTI PREMIER

 
Indipendentemente dalla collocazione politica che ognuno di noi può avere, non si può più negare che l'attuale situazione di stallo rischia di aggravare in termini irreversibili la crisi finanziaria del nostro paese.
 
E' quanto mai necessario che venga dato un segnale inequivocabile di svolta ai mercati e alle pubbliche opinioni del mondo che guardano con ansia all'Italia come punto di non ritorno di un'eventuale crisi dell'Euro: questo perché è evidente a tutti che se cadiamo noi, crolla l'Euro e si compromette irrimediabilmente il progetto di integrazione europea.
 
Tale segnale può essere dato solo con una crisi di governo pilotata che porti alla nascita di un governo tecnico di solidarietà nazionalesorretto dalle principali forze politiche presenti in Parlamento.
 
La persona giusta per guidarlo è Mario Monti. Con lui potrà forse collaborare anche Lorenzo Bini-Smaghi, che dovrebbe lasciare la BCE a breve, al momento dell'insediamento di Mario Draghi come Presidente.
 
In pochissimi giorni, già dopo l'approvazione della manovra finanziaria ed entro lunedì prossimo, il cambiamento va posto in essere senza più indugi: l'Unione Europea e la BCE devono difenderci come possono - anche mettendo in atto una nuova fase costituente che ci porti ad avere una reale governance economica del continente; ma la responsabilità di un cambiamento e della cura dei mali italiani spetta solo a noi.
Europa sotto attacco?
post pubblicato in Comunità, il 20 maggio 2011


L'Europa come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi sembra condannarsi a una morte certa, incastrata fra movimenti di protesta spontanei (in Spagna, ma non solo), crisi finanziaria, caso Strauss -Khanl'assurda guerra libica senza sbocchi.
Enzo Bettiza lo denunciava magistralmente qualche giorno fa sulla Stampa, chiedendosi se non fosse l'ora di far rinascere questa comunità, anteponendo la politica all'economia.

Certo, di fronte al fatto che i mercati finanziari sembrano aver già condannato la Grecia - e questo vuol dire che a brevissimo potrebbero ripartire gli attacchi speculativi contro l'euro - l'Unione Europea dovrebbe rispondere compatta.
 
E non possiamo semplicemente dire "Sì, ok, facciamo i nostri compiti per bene, scusateci se abbiamo sbagliato". Perché - per quanto corretti siano i giudizi finanziari sui bilanci dei paesi (e sarebbe da discutere la capacità e la neutralità di alcuni valutatori), la partita che si gioca basandosi su questi giudizi è comunque politica, coinvolgendo le vite di milioni persone, e ponendo a rischio la stabilità democratica dei paesi coinvolti. 

"(...) il politico con responsabilità di governo è come un medico di fronte a una grave emorragia: deve prima di tutto cercare di bloccarla(...)" Gli economisti e i politicicome ricordava Mario Deaglio nel gennaio del 2009, "devono" ragionare con ritmi diversi. Ne sono consapevoli gli stessi banchieri centrali, che non sono affatto dei "freddi tecnocrati": ricordando in dicembre Tommaso Padoa Schioppa, Bini Smaghi ribadiva che la moneta era un passo verso la costruzione di una creatura politica
Senza la politica, il banchiere centrale può fare molto ma non tutto. Può stimolare i governi a prendere decisioni, ma non sostituirsi ad essi. Mario Draghi, futuro presidente della BCE, ne è pienamente consapevole.
 
Questa consapevolezza sembra essere - in maniera paradossale - anche della destra populista, che si sta affermando da più parti nel continente, quasi creando un'"internazionale" dell'euroscetticismo, e che di fatto rappresenta - comunque la si giudichi - un tentativo di riconnettere cittadini e comunità.
 
Una politica che rientri pesantemente in gioco nell'agone europeo rischia però di dimenticare i limiti che la tradizione liberale le impone: l'inevitabile deriva protezionista che si sta preparando, le ripercussioni immigratorie della folle scelta bellica in Libia, e il rischio di crac europeo, possono indurre in tristi tentazioni i governanti europei.
 
D'altro canto, quasi come un'isola in mezzo al caos, il Belgio ci mostra che anche senza governo un paese riesce a costruire un percorso di crescita, e questo sembra un segnale di speranza a suo modo, quasi un dirci "del terribile Faraone non c'è poi così tanto bisogno!"
 
Le speranze di un continente che ha ancora molto da dire al mondo nuovo che viene si giocano in questo difficile e stretto passaggio fra "apparente inutilità" della politica e sua necessità a un livello continentale che non riusciamo ancora a "tenere in mano".
 
Come già altre volte si è detto, è la consapevolezza di una identità che sembra mancare al nostro continente: essa non è però un dato scontato né mitologico, ma si costruisce quotidianamente; e bisogna anche desiderarla.
 
Francesco Maria Mariotti
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