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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Se Benedetto parla come Obama
post pubblicato in Focus Medio Oriente, il 7 giugno 2010


Lucia Annunziata, laStampa, 7 giugno 2010

Se è possibile mischiare cose che si muovono fra cielo e terra senza irriverenza, si potrebbe dire che il Santo Padre ieri si è espresso sul Medio Oriente come un democratico americano. Usiamo questa formula non per sminuire il discorso di Benedetto XVI, ma per sottolineare con chiarezza quanto di nuovo ci sembra sia emerso dal discorso con cui ha detto addio a Cipro, e dal documento che prepara il Sinodo sul Medio Oriente che si terrà a Roma in ottobre. 

La frase che certamente ha avuto più impatto, anche emotivo, riguarda la chiara definizione di responsabilità di Israele: «L’occupazione di Israele dei territori palestinesi sta creando difficoltà nella vita di tutti i giorni, impedendo la libertà di movimento, della vita economica e religiosa», ha detto il Papa, definendola «un’ingiustizia politica imposta ai palestinesi».

Ma è davvero questa una drastica presa di posizione? In realtà su Israele il Vaticano non ha mai avuto toni teneri. (...)

Più rilevante pare oggi una precisazione che sottolinea la gravità dell’occupazione: un atto, dice Benedetto XVI, «che nessun cristiano può giustificare con pretese teologiche». Il riferimento è fra i più duri, e coinvolge quell’enorme movimento di neo-evangelici (in Usa alcuni ne contano 50 milioni) che giustificano con il percorso della fine della storia, l’esistenza di Israele, e militano al suo fianco. È un fenomeno molto conosciuto negli Stati Uniti, che ha avuto il volto soprattutto del predicatore Jerry Falwell, uomo noto per il suo radicalismo repubblicano. 

Forse qui troviamo una chiave di volta del discorso del Papa. Forse è proprio la condanna di ogni estremismo, in qualunque religione, o meglio l’uso della religione come giustificazione di estremismo politico, ad essere il filo che percorre l’intervento di Benedetto XVI. 

Meno risalto hanno avuto ieri le sue parole sul mondo arabo, ma non sono state meno forti. 
Se la relazione con gli ebrei è stata definita «essenziale, benché non facile», quelle «tra cristiani e musulmani sono, più o meno spesso, difficili», ha detto il Papa. E ha introdotto una ragione di distanza fra mondo musulmano e visione cristiana di natura politica oltre che religiosa: «Soprattutto per il fatto che i musulmani non fanno distinzione tra religione e politica, il che mette i cristiani nella situazione delicata di non-cittadini». Un taglio netto, e di profonda inconciliabilità, attuato intorno all’idea di cittadinanza, e che in maniera elegante parla dell’essenza di una dittatura.

Benedetto XVI, dunque, ieri non ha risparmiato critiche a nessuno dei protagonismi radicali in Medio Oriente: che sia l’esercizio delle armi di Israele, o il giustificazionismo in nome del Vangelo, o le dittature arabe. (...)

Con il suo discorso del Cairo agli arabi, Obama ha spostato lui stesso l’accento dalla ragione di questo o quello Stato, alle ragioni della cittadinanza: diritti umani, diritti civili, libertà, benessere, ovunque essi vengano violati. Un discorso che certamente ha in parte allontanato gli Usa dal loro ruolo di difensori senza se e senza ma di Israele, che però ha il merito di poter suonare la stessa campana dappertutto, e in tutte le orecchie. Dalla diplomazia, alla società civile, si direbbe in gergo europeo. 

Interessante è dunque che anche il Papa abbia parlato di cittadinanza da recuperare, nel senso dei valori di individuo e di libertà innanzitutto. Benedetto XVI si riferisce ai cristiani. Sappiamo qual è la sua preoccupazione su questo tema alla luce delle persecuzioni che i cristiani subiscono in tutti i Paesi arabi, certo non solo a Gaza o nei Territori ex Occupati della Cisgiordania. L’uccisione in Turchia di padre Padovese è ancora nella testa di tutti. 

Quando sono venuti a prendere me...
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2008


Quando sono venuti a prendere gli ebrei
Sono rimasto in silenzio perché non ero ebreo
Quando sono venuti a prendere gli omosessuali
Sono rimasto in silenzio perché non ero omosessuale
Quando sono venuti a prendere i comunisti
Sono rimasto in silenzio perché non ero comunista
Quando sono venuti a prendere gli zingari
Sono rimasto in silenzio perché non ero zingaro
Quando sono venuti a prendere me, non c’era più nessuno che potesse parlare per difendermi.

Martin Niemöller (1892–1984)

Ringrazio Brucaliffo per avermi ricordato questa bellissima poesia.
Prendetela e diffondetela.

Oggi è importante.

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