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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Quelle folle imponenti
post pubblicato in Idee, il 11 gennaio 2009


La Stampa, 11/1/2009 - VITTORIO EMANUELE PARSI
 
Numeri imponenti, quelli di ieri a Milano, che fanno impallidire quelli registrati pochi giorni fa sul sagrato del Duomo. Il fatto che il teatro della preghiera collettiva con cui si è conclusa la manifestazione pro Palestina sia stato diverso, il piazzale antistante la Stazione Centrale, consente di far chiarezza almeno su una cosa. Ciò che ci colpisce non ha nulla a che fare con l’ipotetico affronto o la meno ipotetica mancanza di delicatezza verso la religione ampiamente maggioritaria in Italia (ne scriveva sulla Stampa di ieri Gian Enrico Rusconi).

No, il punto è un altro e, evidentemente, molto più importante per la civile convivenza in una società composita culturalmente e per le istituzioni doverosamente laiche della Repubblica. Il punto è che la politicizzazione delle molte decine di migliaia di individui di religione islamica presenti nel nostro Paese sta avvenendo su un tema che incorpora, nella sua storia, sessant’anni di violenza e di rabbia: talvolta latente, talvolta esplosiva. Il punto è che ciò si manifesta nel momento in cui una «tregua duratura» tra Hamas e Israele sembra essere lontana e mentre le posizioni appaiono, se possibile, radicalizzarsi ulteriormente. Il punto infine è che, in queste condizioni e su questi temi, il rischio che organizzazioni politiche affini o vicine a Hamas (e, più in generale, al mondo del fondamentalismo islamista radicale) diventino le «beneficiarie naturali» di questa politicizzazione è estremamente elevato.

È in sé un fattore positivo che i cittadini stranieri che lavorano in Italia si organizzino politicamente per far valere i propri diritti, i propri interessi e le proprie aspettative. Ma non è indifferente, rispetto alla possibilità di una convivenza non programmaticamente conflittuale, che ciò avvenga nel nome di valori di un tipo o di un altro, sull’onda di una spinta all’integrazione o di fenomeni, come la guerra, che polarizzano e aiutano a trovare le ragioni dello scontro e della diversità esibita e brandita come un’arma, invece che impiegata come uno strumento di arricchimento complessivo della società.

Le manifestazioni pro Palestina di questi giorni, che avvengono un po’ in tutto il continente, sono legittime, in questa Europa costruita sui valori della tolleranza e della libertà. E noi vogliamo che resti tale. Guai a chi, impaurito, lo dimenticasse. Bene ha fatto il presidente del Consiglio a ricordarlo concretamente, liquidando la proposta leghista di far pagare una tassa sul permesso di soggiorno, quasi in una riedizione banalizzata della «vendita delle indulgenze» di infausta memoria. Ma chi marcia e prega per i propri «fratelli nell’Islam» deve essere consapevole che la libertà non è garantita dalle regole e dal loro rispetto, ma è costruita sulle regole e sul loro rispetto. L’entità di queste manifestazioni ci ricorda anche che il mondo arabo è parte del nostro mondo, e che i governi occidentali hanno uno speciale interesse a contribuire il più rapidamente possibile al raffreddamento di questa crisi, prestando tutta la loro disponibilità alla realizzazione del piano franco-egiziano per una forza internazionale a Gaza.  

Dossier
post pubblicato in Idee, il 6 agosto 2008


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permalink | inviato da franzmaria il 6/8/2008 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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