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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Piccoli cambiamenti
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2011


Ringraziando moltissimo ilCannocchiale per l'accoglienza, e sperando di tornarci presto - per le poesie rimane sempre vivo franzmaria- segnalo a chi dovesse passare da queste parti che MondiePolitiche si trasferisce - non so per quanto - in un altro luogo.

Francesco Maria





permalink | inviato da franzmaria il 20/10/2011 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La guerra costa. Ci tocca scegliere
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2011


L'ottimo articolo di Mario Deaglio di ieri va letto per vari motivi, prima di tutto per la sfida che pone a una politica che - approfittando dei fallimenti del mercato -  torna a occupare un posto in prima fila nella vita delle comunità. 
Per quanto riguarda i temi di questo blog invece mi preme sottolineare un brevissimo passaggio: "(...) E’ inevitabile che molte missioni militari all’estero debbano essere terminate. (...)".

Da qualche tempo ormai, si alternano voci e analisi che indicano un ripensamento complessivo del nostro impegno internazionale, (ma non vale solo per l'Italia). Probabilmente questo è inevitabile, perché è evidente che fare la guerra costa. Quindi nessuno scandalo se le necessità finanziarie ci spingono a rivedere il nostro ruolo internazionale. Certo è però che un "ritiro" da alcuni scenari è una operazione quanto mai delicata (anche per le ricadute sulla nostra credibilità internazionale), e andrebbe gestita con prudenza, senza dichiarazioni avventate, senza fasi interlocutorie troppo lunghe, ma anche senza fretta.

Importante è anche sapere che - per dirla in una battuta - il nemico ascolta: beninteso, i terroristi, i talebani in Afghanistan, o Hezbollah in LIbano non seguono certo la nostra rassegna stampa quotidiana, ma le "vibrazioni" della politica italiana e occidentale, e soprattutto eventuali "ipotesi di lavoro concrete" rilevano - evidentemente o "sotto traccia" - in ambasciate, università, convegni, contatti di intelligence. Punti, luoghi che sono sicuramente "sotto osservazione".

Da questo punto di vista, anche il recente attentato contro i nostri soldati in Libano può essere letto come "test" per capire se la comunità internazionale "tiene" la posizione, o se il nervosismo sale. Nel secondo caso si accresce la probabilità di un'intensificazione degli attacchi, per tentare di "convincerci" che sarebbe bene abbandonare quella missione.
 
Se proprio dobbiamo scegliere, dunque, meglio essere netti e mostrare al mondo le nostre priorità: chiudiamo l'inutile guerra in Libia, ridiscutiamo i tempi dell'Afghanistanma rimaniamo in Libano.
 
Francesco Maria Mariotti
Tornare a Keynes?
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2010


Un po' di articoli sul ritorno a una politica di stampo keynesiano. 
Può essere utile per seguire il dibattito che si sta sviluppando in più sedi
Ciao
 
Francesco Maria Mariotti
 
(...) Il debito per finanziare i consumi è una cosa, mentre il debito per finanziare gli investimenti è tutt'altra cosa. Un conto è quello fine a se stesso, altro conto è quello che rinnova le infrastrutture: non bisogna confondersi. E comunque ci potrebbero essere altri modi, oltre al debito statale, per finanziare una vera politica keynesiana.
 
Cioè? 
Io credo che mai come ora servirebbe un organismo europeo, magari garantito da tutti gli stati dell'Unione, in grado di emettere obbligazioni finalizzate allo sviluppo di progetti infrastrutturali di medio-lungo termine. Per la tranquillità degli investitori, si potrebbero fissare anche paletti rigidi per vincolare i finanziamenti all'esecuzione delle opere. Le faccio un esempio: si potrebbe vincolare il finanziamento alla realizzazione dell'autostrada o della ferrovia entro tempi prestabiliti. Così, se l'opera viene consegnata in ritardo, le imprese colpevoli dovranno versare una penale. D'altro canto, riceveranno un premio se consegneranno in anticipo.

E quali progetti andrebbero finananziati? 
Ovviamente infrastrutture, per esempio aumentando e velocizzando il trasporto ferroviario come stanno facendo gli svizzeri. Ma non solo. Si potrebbero anche realizzare delle intelligenti – e sottolineo intelligenti – spese militari, che sono ad altissima intensità di lavoro qualificato: impegnano fisici, ingegneri e tecnici, tutte figure che oggi vanno ad alimentare la massa dei precari.

Cosa intende per spese intelligenti? 
Quelle nel campo dell'avionica, della sicurezza, ma non solo. Si potrebbe portare avanti anche qualche progetto spaziale: queste sono iniziative che potrebbero rivelarsi determinanti per il futuro tecnologico del paese. Le faccio un esempio: lei scia?

Sì. 
Ebbene: la fibra di carbonio con cui sono fatti gli sci non è stata inventata per lo sport di montagna, ma per scopi militari. Insomma: buona parte della tecnologia è nata dal mondo militare, perché solo chi non bada a spese può veramente investire in ricerca. E questo risponde alla sua domanda sul debito degli stati: se si investe in ricerca e in infrastrutture, si aumenta il debito ma si accresce anche la ricchezza del paese. Oggi invece le spese sono in gran parte sterili. Quello che serve è una visione di lungo termine da parte dei nostri governanti. (...) Guido Roberto Vitale: la crisi si batte solo con Keynes

 
(...) “I margini non sono molti – spiega al Foglio l’economista Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze politiche all’Università Cattolica di Milano – Possiamo usare le poche risorse disponibili allo scopo di rafforzare il quarto capitalismo. In sostanza, si tratta di interventi selettivi di due tipi: il primo per far crescere le dimensioni delle imprese e favorire la concentrazione; il secondo per la ricerca, attraverso gli enti e le istituzioni universitarie che la sanno fare”. E le infrastrutture? “Questo è un compito che spetta all’Unione europea”, risponde Quadrio Curzio. 
Il teorema Summers, aggiunge l’economista apprezzato e ascoltato nelle stanze del Tesoro italiano, vale più per l’Ue che per gli Stati Uniti. “L’Europa ha i fondamentali economici in ordine, quindi potrebbe realizzare un programma di investimenti a lungo termine, rilanciando la domanda interna, non attraverso consumi che, vista la struttura e l’età della popolazione, non possono dare più di tanto”. Investimenti finanziati non con spesa pubblica diretta, ma sul mercato, lanciando titoli come gli eurobond già proposti da Jacques Delors. “I fondi sovrani sono pieni di liquidità. Anziché investire direttamente nelle imprese, potrebbero partecipare a un fondo europeo per le infrastrutture”, insiste Quadrio Curzio. La riforma del patto di stabilità, così com’è stata proposta finora, “diventa una tagliola terribile se non è accompagnata da politiche di rilancio che non gravino sul debito pubblico”. (...) Teorema Summers da IlFoglio
 
(...) Uno strumento utile a livello europeo è quello, di tremontiana ispirazione, degli eurobond per finanziare gli investimenti strutturali. Ma il vero apriscatole, cioè uno strumento che rompa il circolo vizioso costituito da debiti crescenti e crisi valutarie, può essere la proposta, avanzata da Paolo Savona, di collocare i debiti sovrani presso il Fondo monetario internazionale in diritti speciali di prelievo con tassi non soggetti a speculazioni di breve periodo, in modo da liberare le politiche economiche, stabilizzare i mercati finanziari e riavviare il finanziamento di investimenti a lungo termine e, aggiungiamo noi, creare le condizioni per un accordo monetario con la Cina, rispettandone le esigenze, in breve andare alla radice dei problemi. Teorema Savona? Vale la pena di riparlarne con calma, ma non troppa.Controteorema, sempre dal Foglio
 
(...) La crescita registrata dalla metà degli anni 1990 aveva come presupposto esattamente il contrario del rigore oggi richiesto ed è per questo che, pur essendosi presentato vigoroso, è finito in modo drammatico. Non meno importante, però, è che il rientro dagli squilibri avvenga senza creare spinte deflazionistiche che aggraverebbero ancor più i problemi da affrontare. Prima che accadesse quello che è successo, questo quotidiano (ilMessaggero, nota mia) ha affrontato il problema chiedendo ai governanti di creare le condizioni affinché tutti i Paesi vengano messi in condizione di rispettare il rigore fiscale e le banche centrali quello monetario senza peggiorare la situazione.
Non essendo suo stile limitarsi a sollevare i problemi, ha suggerito di negoziare un accordo per parcheggiare parte dei debiti pubblici in eccesso presso il Fondo monetario internazionale, denominandolo in diritti speciali di prelievo e chiedendo alla Cina di accettare maggiore flessibilità del cambio estero dello yuan in contropartita delle garanzie date alle sue riserve ufficiali e agli Stati Uniti di rinunciare alla centralità del dollaro. Se neanche si prova a raggiungere questa soluzione il perseguimento del rigore per annuncio o per decreto equivarrà a un inseguimento faticoso e pericoloso di un risanamento che produrrà crisi economiche e disordini sociali. Ancor più se l’incapacità di vedere lontano si manifesterà con un ridimensionamento della ricchezza finanziaria in mano alle famiglie per difendere l’attività produttiva e l’occupazione. (...) Paolo Savona, non programmate una deflazione
 
(...) Tra gli italiani, invece, sono note le convinzioni di Corrado Passera, che lo stesso ad di Intesa Sanpaolo non ha mancato di esporre pubblicamente a più riprese: per il nostro paese, servirebbe un investimento di 250 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per strade, aeroporti e reti di tlc. La maggior parte dei fondi – ha detto Passera – può venire da investitori privati se il governo appoggia l’investimento con “un meccanismo di garanzie pubbliche”. Il banchiere Guido Roberto Vitale, in un’intervista al Sole 24 Ore di ieri, è andato anche più nel dettaglio: “Credo che mai come ora servirebbe un organismo europeo, magari garantito da tutti gli stati dell’Unione, in grado di emettere obbligazioni finalizzate allo sviluppo di progetti infrastrutturali di medio-lungo termine”. Anche un economista liberista come Francesco Giavazzi – ordinario alla Bocconi e con una lunga esperienza di insegnamento al Mit di Boston – difende alcune ragioni di fondo del cosiddetto “teorema Summers”: “E’ vero, questo è un buon momento per ipotizzare l’avvio di grandi opere – dice al Foglio – se non altro perché agli stati, oggi, indebitarsi costerebbe relativamente poco. Senza contare che effettivamente gli Stati Uniti hanno bisogno di un ammodernamento delle loro infrastrutture”. Poi però Giavazzi ricorda che “circa il 70 per cento del pil americano è dovuto ai consumi e alla domanda privata, quindi è inutile illudersi che nuove infrastrutture possano, da sole, rilanciare l’economia”. E in particolare sulla situazione europea, l’editorialista del Corriere della Sera precisa: “Non far nulla, comunque, non è un’opzione valida. C’è tanto da fare per liberare l’economia: dall’alleggerimento del fardello fiscale alle attese liberalizzazioni”. (...) Basta flemma e austerity 
La globalizzazione non è la resa della politica
post pubblicato in Diario, il 8 luglio 2010


Segnalo un articolo di GIovanni Balcet su LaVoce.Info; sintetico e semplice, complessivamente buono; si potevano approfondire alcuni punti, ma è molto apprezzabile il tentativo di superare il pessimismo sulla globalizzazione e la critica all'eurocentrismo: 

"(...) Tuttavia, il costo del lavoro non è tutto. Nell’industria automobilistica, la sua incidenza sui costi totali di produzione è stimabile attorno al 7 per cento: rilevante certo, ma c’è dell’altro. Sui costi e sulla redditività aziendale incidono le economie di scala, i volumi di produzione; incidono la qualità e la produttività del lavoro, dunque il livello di istruzione e di formazione dei lavoratori, come pure l’intensità di capitale fisso e l’efficienza dei macchinari. La tecnologia, l’innovazione e il design determinano la qualità del prodotto e il suo costo. La globalizzazione non consiste soltanto in un mercato integrato, all’interno del quale unicamente il costo del lavoro determina la competitività delle imprese e le loro scelte localizzative. Questa visione semplificata non spiega perché la fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg, coeva e quasi gemella di Mirafiori, sia ancor oggi uno dei più grandi complessi produttivi di autoveicoli al mondo, con una produzione di 736mila veicoli nel 2009, nonostante i salari più elevati del pianeta. (...)"


Francesco Maria Mariotti

Napolitano risponde con chiarezza e trasparenza ai cittadini
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2010


Invito tutti a leggere con attenzione la bella risposta Di Giorgio Napolitano a due cittadini che esprimono le posizioni opposte rispetto alla questione liste. (Sotto la firma ne cito una parte; sul sito del Quirinale l'integrale del documento)

Da notare che il Presidente della Repubblica sottolinea come tutti fossero d'accordo su una soluzione politica, e che questa sarebbe stata necessariamente legislativa.

Giorgio Napolitano non è ipocrita e spiega con nitore una questione che in realtà è sempre stata molto semplice e forse non meritava i toni esagitati che oggi sentiamo da alcune parti dell'opposizione.

Francesco Maria

(...) Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell'opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere - neppure in Lombardia - "per abbandono dell'avversario" o "a tavolino". E si era anche da più parti parlato della necessità di una "soluzione politica": senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè "frutto di un accordo", concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall'altra parte.
Ma in ogni caso - questo è il punto che mi preme sottolineare - la "soluzione politica", ovvero l'intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione - comunque inevitabilmente legislativa - potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura. (...)

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permalink | inviato da franzmaria il 6/3/2010 alle 20:27 | Versione per la stampa
La dichiarazione di Napolitano
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2009


"Rinnovato appello al civile confronto stroncando ogni impulso e spirale di violenza"

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia dell'aggressione subita dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rilasciato la seguente dichiarazione."Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio - al quale va la mia personale solidarietà - e il più netto, rinnovato appello perchè ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza"




permalink | inviato da franzmaria il 13/12/2009 alle 20:53 | Versione per la stampa
Giornata contro la violenza sulle donne
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2009


In occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, segnalo l'articolo che compare su "Osservatorio sui Balcani" http://www.osservatoriobalcani.org/

Francesco Maria Mariotti

***

"Nei primi mesi dopo l’inizio della guerra in Bosnia non avevo nessuna notizia sulla sorte della mia amica e collega Maja. Lei abitava a Grbavica, il quartiere di Sarajevo occupato dai nazionalisti serbi. Quando ricevetti le prime notizie sulla sua sorte, ero sotto shock. Mi dicevano che era stata aggredita, derubata e violentata. Maja aveva allora settantadue anni.

Il fatto che fosse stata stuprata rendeva la sorte di Maja più drammatica, diversa da quella degli altri colleghi, amici, parenti. La metteva a parte, la segnava.

Di quelle che hanno subito violenza sessuale infatti non si parla, si sussurra. Spesso le vittime sono circondate da un’aura di qualcosa che sa di sporco, intoccabile, che è meglio non provocare, non sentire, non udire. Solo più tardi ho capito che Maja non era la sola ad aver subito questo destino, e che la violenza che aveva sofferto la accomunava a migliaia di ragazze e donne bosniache che avevano subito lo stupro. (...)

I numeri, anche se grandi, non ci commuovono tanto. La foto di una giovane donna bosniaca, una vittima con nome e cognome, impiccatasi dopo aver subito la violenza, ha invece orientato il dibattito nel Congresso Americano sugli stupri. L’indagine che ne è seguita, scavalcando le alchimie linguistiche del tipo “le parti coinvolte”, ha fatto vedere che la giovane donna impiccata non era un militare, non era colpevole di nulla, non era esponente di presunti “odi secolari”. Il suo atto disperato era la tipica reazione di qualcuno incapace di agire anche solo per autodifesa.

La violenza sessuale durante guerre e conflitti non è una novità. Dai tempi dell'antica Grecia ad oggi, le donne sono state vittime: imprigionate, torturate, violentate, usate come schiave. Per lungo tempo la violenza sessuale sulle donne fu vista e anche tollerata come uno degli inevitabili mali della guerra, come rubare o distruggere.

In Bosnia, però, durante la guerra, i nazionalisti serbi hanno perfezionato questo “crimine spontaneo”, hanno trasformato lo stupro in una precisa strategia, pianificata e coordinata. Per la prima volta nella storia della guerra, in Bosnia Erzegovina gli stupri sono diventati parte di una strategia militare. (...)"

Leggi Tutto l'articolo 
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12166/1/42

L'appello di Amnesty International - Bosnia ed Erzegovina: donne in attesa di giustizia
http://www.amnesty.it/violenza-bosnia.html

La pagina di Amnesty sulla Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2849



permalink | inviato da franzmaria il 25/11/2009 alle 20:36 | Versione per la stampa
Il Crocifisso dall'Ucraina
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


IGOR MAN, la Stampa del 20 novembre 2009

Arrivò l’estate e mia madre si portò via. Per sempre. Lei aveva lasciato scritto a mio padre di non portarci al cimitero. «Non mi vedrete epperò sarò sempre accanto a voi, in casa, nel Mondo». Da convinta allieva di Tolstoi, mia madre insegnò la scrittura ai contadini di Cibali. Era una menscevica nobile e molto attiva, sicché amici fascisti (si può essere amici e fascisti solo a Catania) consigliarono a mio padre di lasciare l’Isola. Prima di partire ci fu concesso di traslare mia madre nella semplice tomba di marmo creata da Emilio Greco. Dal tumulo emerse persino il triciclo che il piccolo dei fratelli aveva voluto andasse con sua madre, ma non ci fu verso di trovare un crocifisso d’arte povera, ucraino. Prima di lasciare la Sicilia, mio padre promise «adeguate ricompense» a chi avesse mai trovato quel Crocifisso.

Parentesi (il 2 di novembre è festa grande in Sicilia, è la giornata dei Morti: anziché averli per Natale, i giocattoli, i dolcini eccetera i bambini li hanno per i Morti. I bambini hanno lasciato cartoncini allo Zio Tano, a Zia Mariuccia e via così: al posto di Gesù implorano i Morti di «lasciargli» il regalo desiderato. Nelle famiglie più modeste vige una regola invero crudele: i bambini potranno godersi i regali dello Zio Tano eccetera non più di una settimana. Li riavranno l’anno venturo sempreché siano stati bravi. Dalla Liberazione in poi la Festa dei Morti è diventata appannaggio della middle class, e le statistiche municipali ci dicono che perde terreno anche nei quartieri più poveri sotto l’incalzar del consumismo, dei venefici giocattoli made in Formosa. Insomma, è una festa povera quella dei Morti ma niente affatto lugubre. Una maniera gentile di ricordarsi di chi è partito pei pascoli del Cielo. Il regalo emblematico, le Ossa di Morto: biscotti di farina di mandorle dolci, cotti a forma di quelle umane: clavicole, piedi, teschi piccini. Stranamente questi dolci che si presume macabri i bambini del diffuso sottoproletariato li amano. Molto. Sembra che la Festa dei Morti l’abbiano portata in Sicilia i Romani). Parentesi chiusa.

Mi è appena arrivata una scatoletta, da Catania. L’apro col cuore in tumulto e (finalmente) vedo «risorgere» il Crocifisso ucraino tanto caro al Vecchio Cronista, ai suoi genitori. Ma affascina e dolcemente turba il fatto che l’indirizzo del mittente della scatoletta del Cristo in Croce «non risulta» alle Poste insomma, è apocrifo. E’ forse un «segnale»? Dice il Vangelo: «...e tutti saremo chiamati».





permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:32 | Versione per la stampa
Europa, i nuovi vertici - Kyoto, modello da cambiare? - 20 anni di CIPMO
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


I NUOVI VERTICI EUROPEI

Il poeta mediatore e la baronessa laburista

L’eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell’Ue

Europa: vincono Sarkozy e Merkel


(...)le designazioni del belga fiammingo Herman Van Rompuy a presidente del Consiglio europeo e dell’inglese Catherine Ashton nel ruolo che si aspettava per D’Alema ci raccontano della debolezza dell’Europa di fronte a se stessa, dell’arretramento dell’Europa politica (un tempo si diceva dell’ideale comunitario) rispetto ai governi. Mai così plastica è parsa l’affermazione della rinnovata coppia franco-tedesca Sarkozy-Merkel nella scelta di Van Rompuy; così come inevitabile riconoscimento al peso politico di Londra è la scelta della Ashton.(...)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6640&ID_sezione=&sezione=

7000 funzionari?

KYOTO, MODELLO DA CAMBIARE?

(...) Forse è giunto il momento di esplorare strade alternative. Lo hanno suggerito, sul Financial Times di oggi, Nancy Birdsall e Arvind Subramanian, rispettivamente presidente e fellow del Center for Global Development. “Il focus – scrivono – non dovrebbe essere sulle emissioni, neppure quelle pro capite, ma sull’accesso della gente, ovunque nel mondo, ai basilari servizi energetici quali la possibilità di cucinare a casa in modo sicuro e appropriato, il mantenimento di temperature accettabili negli ambienti chiusi e forme decenti di trasporto”. Tutto questo allo scopo di “consentire ai paesi in via di sviluppo un accesso a tali servizi energetici comparabile a quello raggiunto dai paesi ricchi a uno stadio di sviluppo comparabile, sfruttando però le migliori tecnologie disponibili”. (...)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3870

CRISI ECONOMICA

Rischi per la Grecia?
http://www.chicago-blog.it/2009/11/19/atene-non-ride/#more-3834 
  
Non basta la politica monetaria per tentare la ripresa
http://phastidio.net/2009/02/04/non-basta-la-politica-monetaria-per-tentare-la-ripresa/ 
  
Effetto crisi, l’inflazione ripartirà
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8535 
  
Allarme debito pubblico
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3875

IL CIPMO COMPIE 20 ANNI! AUGURI!

Venti anni fa,  nel novembre 1989, nasceva a Milano il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, su iniziativa della Regione Lombardia, del Comune e della Provincia di Milano come Enti fondatori, cui si sta aggiungendo in questi giorni anche la Camera di Commercio di Milano. Tra i promotori, vi era inoltre un significativo gruppo di personalità di vario orientamento politico e culturale tra cui l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e la Senatrice e Premio Nobel Rita Levi Montalcini, da quel momento nostra Presidente Onoraria.(...)
http://www.cipmo.org/1501-indice-editoriale/20-anni-cipmo.html



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permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:19 | Versione per la stampa
Il crocefisso che non offende
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2009


Il crocefisso simbolo di sofferenza che non può offendere nessuno,  di Claudio Magris

Il giovane Sami Albertin — la cui madre ha chiesto la rimozione del crocifisso dalle scuole statali approvata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ricevendo per questo su forum e blog volgari insulti da chi, per il solo fatto di proferirli, non ha diritto di dirsi cristiano — dev’essere molto sensibile e delicato come una mimosa, se, com’egli dice, «si sentiva osservato» dagli occhi dei crocifissi appesi nella sua classe.

Se erano tre, come egli ricorda, erano un po’ troppi, ma provare turbamenti da giovane Werther o da giovane Törless è forse un po’ esagerato; fa pensare a quella prevalenza dei nervi sui muscoli irrisa da Croce, che preferiva studenti studiosi e gagliardi a precoci giacobini.

La sentenza e soprattutto i suoi strascichi provocheranno — ed è questa la conseguenza più grave — un passo indietro in quella continua lotta per la laicità che è fondamentale, ma che è efficace — ha ricordato Bersani, uno dei pochi a reagire con equilibrio a tale vicenda — solo se non travolge il buon senso e non confonde le inique ingerenze clericali da combattere con le tradizioni che, ancora Bersani, non possono essere offensive per nessuno. La difesa della laicità esige ben altre e più urgenti misure: ad esempio — uno fra i tanti — il rifiuto di finanziare le scuole private, cattoliche o no, e di parificarle a quella pubblica, come esortava il cattolicissimo e laicissimo Arturo Carlo Jemolo.

Sono contrario a ogni Concordato che stabilisca favori a una Chiesa piuttosto che a un’altra anche se numericamente poco rilevante; ritengo ad esempio — è solo un altro esempio fra i tanti — che il matrimonio cattolico e il suo eventuale annullamento ecclesiastico non dovrebbero avere alcuna rilevanza giuridica, che dovrebbe essere conferita solo dal matrimonio e dal suo eventuale annullamento civile. «Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato!», pare abbia detto Cavour in punto di morte al religioso che lo esortava a confessarsi. Forse è una leggenda, ma esprime bene la fede nel valore della laicità — che non è negazione di alcuna fede religiosa e può anzi coesistere con la fede più appassionata, ma è distinzione rigorosa di sfere, prerogative e competenze.

L’obbligatoria rimozione del crocifisso è formalmente ineccepibile, in quanto la separazione fra lo Stato e la Chiesa — tutte le Chiese — non richiede di per sé la presenza di alcun simbolo religioso. La legge tuttavia consente di temperare la formale applicazione del diritto con l’equità ossia con la giustizia nel caso concreto. (...)

E così forse è il caso del crocifisso. Quella figura rappresenta per alcuni ciò che rappresentava per Dostoevskij, il figlio di Dio morto per gli uomini; come tale non offende nessuno, purché ovviamente non si voglia inculcare a forza o subdolamente questa fede a chi non la condivide. Per altri, per molti, potenzialmente per tutti, esso rappresenta ciò che esso rappresentava per Tolstoj o per Gandhi, che non credevano alla sua divinità ma lo consideravano un simbolo, un volto universale dell’umanità, della sofferenza e della carità che la riscatta. Un analogo discorso, naturalmente vale per altri volti universali della condizione umana, ad esempio Buddha, il cui discorso di Benares parla anche a chi non professa la sua dottrina ed è radicato nella tradizione di altre civiltà come il cristianesimo nella nostra. Per altri ancora, scriveva qualche anno fa Michele Serra, quel crocifisso è avvolto dalla pietas dei sentimenti di generazioni. Altri ancora possono essere del tutto indifferenti, ma difficilmente offesi.
(...)

Quell’uomo in croce che ha proferito il rivoluzionario discorso delle Beatitudini non può essere cancellato dalla coscienza, neanche da quella di chi non lo crede figlio di Dio. La bagarre creata da questa sentenza farà dimenticare temi ben più importanti della difesa della laicità, fomenterà i peggiori clericalismi; dividerà il Paese in modo becero su entrambi i fronti, darà a tanti buffoni la tronfia soddisfazione di atteggiarsi a buon prezzo a campioni della Libertà o dei Valori, il crocifisso troverà i difensori più ipocriti e indegni, quelli che a suo tempo lui definì «sepolcri imbiancati».

Il Nostro Tempo ha ricordato che Piero Calamandrei — laico antifascista, intransigente nemico della legge truffa dei governi democristiani e centristi di allora— aveva proposto di affiggere, nei tribunali, il crocifisso non alle spalle ma davanti ai giudici, perché ricordasse loro le sofferenze e le ingiustizie inflitte ogni giorno a tanti innocenti. Evidentemente Calamandrei era meno delicatino del giovane Albertin.

In Italia, la sentenza è un anticipato regalo di Natale al nostro presidente del Consiglio, cui viene offerta una imprevista e gratissima occasione di presentarsi nelle vesti a lui invero poco consone, di difensore della fede, dei valori tradizionali, della famiglia, del matrimonio, della fedeltà, che quell’uomo in croce è venuto a insegnare. È venuto per tutti, e dunque anche per lui, ma questo regalo di Natale non glielo fa Gesù bambino bensì piuttosto quel rubizzo, giocondo e svampito Babbo Natale che fra poche settimane ci romperà insopportabilmente le scatole, a differenza di quel nato nella stalla.



permalink | inviato da franzmaria il 7/11/2009 alle 23:28 | Versione per la stampa
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