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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Richard Holbrooke su Kosovo e Georgia
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2008


Mondi e politiche segnala due interviste di Richard Holbrooke, colui che viene considerato "l'architetto" della pace di Dayton. Dal Kosovo alla questione di Abkhazia e Ossezia del Sud che pretendono l'indipendenza dalla Georgia: casi che Mosca vorrebbe far leggere "in parallelo" per giustificare il suo atteggiamento. Ma il Kosovo non è un precedente. Per quanto sforzi faccia Putin, i conti non tornano totalmente...

Tratto dall'Osservatorio dei Balcani

Come le è apparso il Kosovo durante la sua visita? E' questo quello che si aspettava la comunità internazionale dopo la dichiarazione di indipendenza?
Credo che la situazione politica negli ultimi nove mesi sia stata molto difficile. La gente del Kosovo merita credito per la strada pacifica scelta per dichiarare l'indipendenza, e per l'assenza di atti di violenza nei confronti delle minoranze etniche, in particolare di quella serba, e dei loro monumenti religiosi. D'altra parte la situazione economica del paese è difficile, e questo rappresenta di certo un grande problema.  
Durante la sua visita ha citato spesso il conflitto in Georgia, ed i tentativi di paragonare la situazione in Caucaso con quella in Kosovo. Crede che stiamo assistendo ad un ritorno della potenza russa e all'atmosfera della guerra fredda?
Non stiamo tornando alla guerra fredda, che rappresentava un conflitto tra due ideologie e due blocchi pesantemente armati, impegnati in una sfida a livello globale. Oggi assistiamo alla “rioccupazione” da parte della Russia di parte del suo vicinato geopolitico. Questo può provocare momenti di crisi anche profonda, ma non significa un ritorno alla guerra fredda.
(...)
Mi preme sottolineare come le affermazioni russe sul fatto che la loro azione in Ossezia del Sud sia comparabile a quanto fatto dall'Occidente in Kosovo, sia priva di fondamento. I due scenari sono del tutto diversi, e la Russia avrebbe comunque agito come ha fatto, con o senza il precedente del Kosovo.
(...)
Il Kosovo non è un precedente, perché il suo status finale di nazione indipendente è conseguenza logica della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, approvata nel 1999 anche con il consenso della Russia. Da una parte non si poteva lasciare il Kosovo sotto perenne amministrazione dell'Onu, una scelta troppo costosa e temporanea, e sicuramente negativa per la popolazione. Dall'altra non si poteva pensare ad un ritorno della regione sotto la sovranità serba, perché questo avrebbe sicuramente riaperto il conflitto. L'unica strada aperta rimaneva quella dell'indipendenza
(...)
Come spiega l'esitazione dei paesi arabi a riconoscere l'indipendenza kosovara, se si tiene in mente che il 90% della sua popolazione è di religione islamica?
Non so perché i paesi arabi stiano reagendo con tanta lentezza. Spero che inizieranno a muoversi presto, e credo che se il Kosovo saprà comunicare con loro in modo ragionevole e paziente, si arriverà ad una conclusione positiva. In ogni caso è già arrivato il riconoscimento della Turchia, che è sicuramente molto importante, e spero che arriveranno presto quelli di Macedonia, Montenegro e Portogallo. Per il Kosovo, in ogni caso, il riconoscimento più importante è quello dell'Unione Europea.
(...)
Lei ha dichiarato che l'Ue non dovrebbe accettare l'ingresso della Serbia finché questa non sarà pronta ad accettare e riconoscere l'indipendenza del Kosovo, cosa che rappresenterebbe una mossa pericolosa. Perché?
Credo che il rischio di accogliere nell'Unione Europea un membro che ha dispute territoriali con un suo vicino sia molto alto. Potrebbe portare a conflitti e darebbe la possibilità alla Serbia di utilizzare la propria membership per intralciare il cammino del Kosovo. Credo che la soluzione migliore sarebbe fare entrare Serbia e Kosovo insieme, parallelamente alla Bosnia Erzegovina.
Vede segnali di una volontà europea di accogliere la Serbia così com'è oggi?
L'Unione Europea ha lasciato intendere che se il generale Mladic verrà consegnato all'Aja il processo di allargamento alla Serbia verrà iniziato. Spero che quando questo accadrà verrà messo in chiaro con Belgrado che la Serbia non verrà ammessa finché il Kosovo non verrà riconosciuto come stato libero ed indipendente all'interno dei suoi confini.
(...)

"Puntano a rivesciare Saakashvili", l'intervista di Holbrooke al Corriere

Kosovo russo
Il Kosovo non è l'Ossezia

Nuova guerra fredda? Il ruolo dell'Europa
post pubblicato in Focus Europe, il 27 agosto 2008


Arrigo Levi sulla Stampa di oggi - Il grande freddo

Ma che giornate stiamo vivendo! La notizia che è stato sventato un tentativo di assassinio del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti ha rievocato ricordi fra i più tragici del nostro passato: Dallas, Los Angeles! Come non bastasse, in India, un Paese che siamo soliti immaginare pacifico per natura, si moltiplicano gli orrendi omicidi di cristiani. E intanto, si alternano sulle prime pagine dei giornali titoli che dicono «Torna la guerra fredda» ad altri (ottimisti) che dicono «Torna la guerra fredda?».

La storia si ripete? Forse sì, nei suoi errori. Ma lascia un po’ senza parole apprendere che nella «piccola guerra che rivolta il mondo» - come l’ha definita la lucida analisi di Anna Zafesova sulla Stampa - coinvolgendo di nuovo Russia e Occidente in un duro confronto, saremmo, oltre a tutto, precipitati per colpa di uno sprovveduto (e modero il linguaggio). A un intervistatore che gli chiedeva se non si sentisse responsabile dell’attuale situazione, il leader georgiano Saakashvili ha risposto, candidamente: «Ho sempre pensato che l’Ossezia del Sud fosse un territorio senza importanza per la Russia. Ho commesso questo errore perché credevo che l’attacco principale avrebbe avuto luogo in Abkhazia».

Strano che nessuno dei suoi consiglieri, georgiani o stranieri, abbia pensato di fargli capire che, da che mondo è mondo, uno piccolo piccolo non può provocare uno grande grande senza aspettarsi una dura risposta. O forse il suo «errore» è stato di pensare che l’America sarebbe scesa in campo al suo fianco in una «piccola guerra», che sarebbe diventata assai grande, mentre ha già ben altre guerre meno piccole da affrontare?

È poi evidente che le cause di questo «settembre nero» che ci prepariamo a vivere sono state più d’una, e che all’ingenuo protagonismo di Saakashvili si è affiancato un ben più pericoloso protagonismo aggressivo da parte della Russia, che sta cercando di riprendersi quello che può dai tanti territori che ha perduto (per sua colpa) o almeno di prevenire, con i durissimi interventi prima in Cecenia, ora in Georgia, che anche altri dei tanti popoli con tante lingue diverse che compongono la Federazione Russa pensino di dover dire un giorno addio all’ultimo degli imperi. Della dura sfida che viene da Mosca soltanto in parte si può fare ricadere la responsabilità sull’Occidente, che non avrebbe, dice Gorbaciov, «rispettato la Russia».

Non è certo colpa nostra (secondo me neanche sua) se l’Impero è crollato nel caos. Concordo con lui nel pensare che l’abrogazione da parte americana del Trattato sulla difesa antimissili, che è stato la fondamentale garanzia della «pace del terrore» fra le super potenze nucleari, e la decisione di collocare sistemi antimissilistici proprio in Paesi confinanti con la Russia, siano state decisioni avventate (purtroppo non le sole) dell’America di Bush.

Si dà il caso (purtroppo le cose stanno proprio così) che la proliferazione nucleare e la possibilità che armi atomiche cadano in mano a fondamentalisti folli, disposti a mandare dritti in paradiso i loro stessi popoli pur di distruggere New York o Mosca, creino una situazione molto diversa dal passato. Oggi le superpotenze atomiche si trovano nella necessità di predisporre adeguate difese antimissilistiche, non consentite dal vecchio trattato. Ma era allora opportuno partire non da una decisione unilaterale, sia pure dicendosi disposto a discuterne con la controparte, ma da un serio, aperto negoziato preliminare. Questo era tanto più necessario in un momento in cui, per vari motivi, tutto il sistema dei trattati - sulle armi atomiche come sulle forze convenzionali -, che garantiva la «pace fredda» fra l’Unione Sovietica e i Paesi della Nato, è stato in parte sospeso, o smantellato, o è in via di smantellamento. Proprio mentre ha più che mai bisogno di essere consolidato.

Non c’è alcun conflitto di interessi strategici fra Russia e Occidente (io sono sempre tentato di dire «e gli altri Paesi occidentali», giudicando che la storia russa sia stata e sia decisamente una «storia europea»). Tutti abbiamo la necessità di proteggerci contro una minaccia di tipo del tutto nuovo, che non era prevista, e nemmeno prevedibile, negli anni del confronto diretto tra Est e Ovest. Così pure non c’è conflitto di interessi (tutt’al più una giusta trattativa sui prezzi) neppure fra chi produce petrolio e gas per venderli e chi li compra. O fra un Paese «in via di sviluppo», come è, per tanti aspetti, ancora oggi la Russia, e i Paesi sviluppati che contribuendo allo sviluppo altrui ne traggono in legami di vantaggio.

Quando si sostiene la necessità di negoziare con i russi, è necessario comprendere che si tratta di avviare un grande, assai difficile negoziato a tutto campo, come del resto, non mi stanco di ricordarlo, si è fatto per gran parte del tempo della guerra fredda. In un negoziato così vasto e ambizioso, l’Europa può avere, se saprà esprimere una propria linea unitaria, una parte importante. Ma è ovvio che non ci sarà nessun negoziato senza un’America che ne sia convinta partecipe. E così, siamo condotti a guardare al dopo-Bush, e a seguire con trepidazione il tempo che ci separa dall’insediarsi di una nuova Amministrazione. Intanto, è giusto che l’Europa, e in Europa l'Italia, parli ai russi con pacata fermezza. Non si sentono rispettati? Lo sarebbero di più se rispettassero gli accordi firmati e il diritto internazionale, e non lo violassero a danno di altri Stati indipendenti.

L'analisi del Foglio - Sarkozy atlantico

Perché il capo dell’Eliseo può far passare alla storia il suo semestre all’Ue
L’attacco russo alla Georgia ha diviso l’Europa in due. Da una parte le capitali d’occidente, Roma, Parigi e Berlino, più preoccupate dei rapporti economici con Mosca che del futuro di Tbilisi; dall’altra le giovani democrazie d’oriente, quelle di Varsavia, Praga e Tallin, che hanno garantito immediatamente il loro sostegno al presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili. Un appoggio senza condizioni, come quello offerto dalla Casa Bianca appena l’esercito di Mosca ha invaso la piccola Repubblica del Caucaso. Proprio a est George W. Bush ha i migliori alleati nella difesa di quei valori che l’America ha reso universali.
Il capo dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, ha ottenuto dal presidente russo Medvedev la firma sull’accordo di cessate il fuoco con la Georgia. Quel successo, già parziale, è finito in pezzi ieri quando la Russia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud. Ma l’azione del Cremlino può avere un effetto inatteso: nulla unisce gli alleati quanto la presenza di un avversario. E la Russia, in questo momento, va affrontata con la durezza che si deve a un avversario. Oggi l’Europa ha la possibilità di costruire una posizione di politica estera finalmente comune e condivisa; Sarkozy può aggregare il consenso dei paesi membri e formulare una strategia forte contro il Cremlino. Il suo semestre di presidenza all’Unione europea non passerà alla storia per la crescita economica né per la firma del Trattato costituzionale. Dopo aver riportato la Francia nella Nato, però, ha l’occasione di riportare nell’Alleanza atlantica anche l’Europa.

L'analisi di Carracciolo

I possibili futuri scenari di crisi

L'intervista al Presidente del Parlamento europeo Pottering


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Equivicina Europa
post pubblicato in Focus Europe, il 19 agosto 2008


E' sconfortante vedere come nell'inconscio dei politici europei - quelli dei paesi fondatori della Comunità, quelli che stavano a ovest del Muro, tanto per semplificare - sia ormai radicata la formula dell'"equivicinanza" come ricetta sempre pronta all'uso, quasi in tutte le crisi, quasi in ogni focolaio.

Abbiamo lasciato morire la Jugoslavia così, non volendo chiamare per nome il nazionalismo panserbo e non essendo capaci di intervenire con il giusto rigore anche contro le altre nazioni che minavano l'unità del paese. In Medio Oriente siamo stati protagonisti di un'ottima azione diplomatica in occasione dell'ultimo conflitto libano-israeliano, ma troppo spesso sembriamo temporeggiare con i nemici della pace, troppo spesso sembriamo voler tradurre la naturale prudenza delle cose politiche in tatticismo poco illuminato.

E' così oggi anche con il conflitto che si è aperto nel Caucaso?
E' certo impensabile, oggi, un confronto netto con Mosca. Ma fra il voler evitare lo scontro diretto e questo strano temporeggiamento per cui - secondo alcuni ministri europei - le decisioni Nato su Georgia e Ucraina sarebbero da rimandare o comunque ricalibrare onde evitare lo scontento dei Russi, di spazio ne corre.

Lo stile, gli atteggiamenti, le parole della diplomazia possono surrogare le impossibilità dell'azione: non c'è bisogno di dire "guerra" soprattutto se non la si vuole o non la si può fare. Ma allora è comunque necessario far capire che le nostre decisioni non possono dipendere dal benepalcito di una nazione che si sta disegnando - per volere dell'autocrate che la governa - un ruolo di "nemico" del sistema di relazioni occidentale.

Se non saremo capaci di questa chiarezza, ci confermeremo ancora il vaso di coccio fra contendenti, in un continente non più nostro.
Se non saremo capaci di inziativa, subiremo ancora la guerra degli altri, senza avere la possibilità di costruire una nostra - giusta e libera - pace.

Francesco Maria Mariotti

Il Putin bifronte, di Alberto Ronchey sul Corriere
Non fidarsi di Putin (intervista a Zbigniew Brzezinski)
Saakashvili: "Putin preparava da mesi l'attacco"
Arrigo Levi sulla Stampa di oggi

Le relazioni NATO - Georgia (link al sito ufficiale della NATO)
Le relazioni NATO - Russia (link al sito ufficiale della NATO)


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L'Europa che c'è, l'Europa che manca
post pubblicato in Focus Europe, il 13 agosto 2008


Lo scenario della guerra russo-georgiana sembrava stabilizzarsi, ma le ultime notizie relativizzano gli entusiasmi. Il "temporeggiare" russo nel ritiro non deve stupire: i "cessate il fuoco" non sono mai immediati e nei fatti servono spesso alle forze in conflitto a consolidare conquiste e a porre in essere "situazioni di fatto" che diventano - con lo scattare dell'eventuale ora x - poi difficilmente rivedibili. Questo è "realisticamente" comprensibile, in termini di tattica militare, ma è comunque preoccupante. Perché l'equilibrio trovato è molto fragile e può essere rimesso in discussione con facilità. E in ogni caso le manovre di queste ore gettano un'ombra pesante sulla sincerità dei governanti, in principal modo - ma non solo - di quelli russi.

L'Europa sembra aver trovato un suo spazio di protagonismo, ma ha ancora giocato di rimessa. Ancora si conferma, anzi per certi aspetti si aggrava, la dipendenza europea dalla maggiori potenze mondiali. Quando queste si "incastrano" in un gioco pericoloso, siamo ottimi "diplomatici" nell'aiutare ad evitare i danni peggiori (oggi nel Caucaso, ieri e forse di nuovo presto in Medio Oriente), però - al di là della politica di "inserimento" nella UE dei paesi interessati al libero scambio "made in Bruxelles"- manca uno sguardo strategico, politico ed economico che possa essere effettivamente un punto di riferimento solido per un mondo alla deriva.

L'Europa ha le potenzialità per essere faro di libertà e progresso in maniera originale, e per molti aspetti anche con uno "stile" più convincente di quello americano, oggi in affanno. Ma deve credere in se stessa, capire le sue potenzialità.
Dobbiamo convincerci che il mondo ha bisogno di un'Europa forte; non superpotenza, ma realtà politica credibile e degna.
Comunità politica a pieno titolo e senza timidezze.

Francesco Maria Mariotti

Un'Europa sconfitta, secondo il Foglio: L’assedio di Tbilisi è la sconfitta dell’Europa. Un’Europa senza schiena dritta finisce sotto le bombe di Gori. Un’Europa senza forza delle idee divide l’Ucraina e delude i sogni di modernizzazione a Kiev. Un’Europa con le idee confuse non sa se, come e dove accettare o solo dialogare con la Turchia. Un’Europa senza orgoglio politico è costretta a stare zitta perché Mosca ha in mano l’interruttore della nostra luce. Che senso ha regalare all’est la prospettiva di un ingresso nell’Ue, se poi non si ha il coraggio e la forza di convincere Mosca del fatto che l’allargamento è sinonimo di stabilità e può essere fatto – come il Consiglio Nato più Russia creato a Pratica di Mare almeno fino a ieri dimostrava – in collaborazione con il Cremlino? Mentre le stanche democrazie della vecchia Europa inanellano lagnosamente referendari “no” all’Europa prossima ventura, c’è una nuova Europa che mette la bandiera dietro la scrivania anche se non ne fa ancora parte.(...)

Secondo Sergio Romano, invece, l'Europa c'è: (...) Nicolas Sarkozy e Bernard Kouchner si sono distribuiti i compiti abilmente. Il viaggio del ministro in Georgia ha dimostrato che l’Europa è pronta a sostenere la sua indipendenza. Il viaggio del presidente a Mosca e gli argomenti di cui si è verosimilmente servito nel corso dei suoi colloqui, hanno dimostrato a Medvedev che l’Europa non intende fare un processo alla Russia e ne comprende le esigenze. Questo non significa, naturalmente, che i 27 membri dell’Ue abbiano tutti, in questa vicenda, le stesse opinioni. Un altro presidente, soprattutto se proveniente dall’Europa centro-orientale, avrebbe preso iniziative diverse o si sarebbe allineato sulle posizioni degli Stati Uniti. Ma la Francia, in questo momento, può contare sull’appoggio dell’Italia, della Germania, della Spagna, forse anche della Gran Bretagna.(...)

Il provincialismo del nostro dibattito (Ilvo Diamanti)
Missione compiuta (il Riformista)
La trappola di Putin (Repubblica)
La nuova Europa in piazza (la Stampa)
Il Caucaso interpretato come i Balcani (da Osservatorio Caucaso)

Il conflitto giorno per giorno (Le Monde)


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Guerra in Europa - accordo in sei punti per risolvere la crisi
post pubblicato in Focus Europe, il 12 agosto 2008


(ultimo aggiornamento ore 17:55)
dal sito del Corriere

Un piano in sei punti per la soluzione della crisi in Georgia accettato dalla Russia, che ora la presidenza francese riporterà a Tbilisi: è quanto emerge dall’incontro fra il capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy e il presidente russo Dmitri Medvedev. Ma Sarkozy in conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che nel piano «c’è l’impegno russo a rispettare e garantire la sovranità della Georgia: è un punto importante». Se la parte georgiana firmerà, sarà aperta la via per la normalizzazione della situazione in Ossezia del Sud. Ecco i sei punti dell'accordo raggiunto fra Medvedev e Sarkozy, presidente di turno dell'Ue:

1) Non ricorso alla forza
2) Cessazione immediata di tutte le ostilità
3) Libero accesso agli aiuti umanitari
4) Ritorno delle forze armate georgiane alle postazioni permanenti (caserme)
5) Ritiro delle forze russe alle posizioni precedenti al conflitto. Per la creazione di meccanismi internazionali, le forze di interposizione russe prendono misure supplementari di sicurezza
6) Inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza.

Guerra in Europa - Continua l'inutile strage. Fermare Mosca, cessare il fuoco
post pubblicato in Focus Europe, il 11 agosto 2008


ultimo aggiornamento: ore 18

L'immagine è tratta dal sito del Corriere

La cartina di Le Monde
Le date chiave del conflitto
Lo speciale del Guardian
Lo speciale dell'Osservatorio Caucaso

Franco Frattini, ministro degli esteri italiano:(...) «La Russia vorrebbe che la risoluzione Onu dicesse con chiarezza che è stata la Georgia a violare le regole internazionali per prima. C’è una trattativa in corso, per trovare una formulazione adeguata, una soluzione potrebbe essere alle viste. Ho appena sentito Condoleezza Rice, non è ottimista. Ha chiesto all’Italia di adoperarsi per una mediazione. Cosa che naturalmente stiamo facendo».(...)
"Italia valore aggiunto", secondo il ministro (il Foglio)

Barbara Spinelli sulla Stampa: "Ora ci si indigna tutti sorpresi, ma quel che succede è una logica conseguenza di queste resuscitate idee defunte. E non voler vedere serve a poco, perché il non-visto esiste pur sempre e non eclissa colpe, omissioni, follie che sono di tutti. Non eclissa innanzitutto le colpe del Presidente georgiano, al potere dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003. Il regista Otar Iosseliani, intervistato da La Repubblica, lo chiama «un folle, nel senso letterale del termine» (...) Non meno folle è Putin, «anche se molto più intelligente»: non vuol rassegnarsi alla perdita dell’Urss, non ha mai accettato la sovranità della Georgia. Sono anni che eccita Abkhazia e Ossezia del Sud, ai confini georgiani, russificandole. Quasi tutti gli osseti del Sud hanno ottenuto in questi anni passaporti da Mosca e da Mosca sono tutelati. (...) Infine c’è l’irresponsabilità, vasta, dell’Europa. Sono anni che alle sue periferie si guerreggia, e ancora non ha preso forma un pensiero forte, convincente per Mosca e le nazioni che per secoli erano nella sfera d’influenza russa. Fra l’offerta d’adesione e l’indifferenza c’è il nulla, e il continuo tergiversare facilita ogni sorta di provocazioni. Non solo: l’adesione è offerta sbadatamente, dimenticando le radici ideali dell’Unione. Si appoggia la sovranità georgiana, ma senza spiegare che la sovranità in Europa non è più assoluta. (...) Al posto di guida, intanto, c’è la forza di Putin: forza militare, forza di ricatto energetico, forza di chi scruta il nostro vuoto e non è portato a far altro che profittarne.

L'editoriale del Corriere della Sera: "Fosse servita una conferma è arrivata dall’Ossezia. Con un vicino, la Russia di Vladimir Putin, così determinato a perseguire i suoi obiettivi neo-imperiali l’Europa deve darsi coraggio e recuperare la propria forza politica. E sicuramente quelli che abbiamo davanti sono sei mesi estremamente importanti per il Vecchio Continente. Bisognerà aspettare gennaio prima che si insedi alla Casa Bianca il nuovo presidente ma l’operato di George W. è giudicato talmente fallimentare che, chiunque vinca tra Barack Obama e James McCain, il dopo Bush si annuncia sin d’ora sotto il segno della discontinuità. A quel punto, però, che Europa si troverà davanti il nuovo presidente? E di conseguenza che sforzo di elaborazione e proposta saprà fare in questo lasso di tempo la Ue per presentarsi all’appuntamento con il giusto appeal? Il rischio che stiamo correndo è di rassegnarci all’egemonia del pensiero debole. Come europei siamo impauriti dalle nuove condizioni della competizione internazionale. (...) Eppure abbiamo un’altra chance. L’ambizione. In un mondo che non riesce a trovare il bandolo della matassa, in cui tutti cercano di comporre le contraddizioni ma nessuno ci riesce (il nuovo fallimento dei Doha Round lo testimonia), la Ue un pregio inestimabile ce l’ha: è essa stessa un modello riuscito di governance, un esperimento di integrazione economica e politica, unico nell’Occidente. "

La storia di Saakashvili
Dall'Osservatorio Caucaso un'interessante analisi della democrazia georgiana (settembre 2007)
Il Caucaso secondo Bruxelles (Osservatorio Caucaso, luglio 2008)

Occidente troppo fiacco, secondo Richard Perle
Piero Fassino: "Pacificare tutto il Caucaso"
Un disastro che annulla 15 anni di negoziati
Mosca imperialista

Le prime ricadute sul mercato petrolifero
La difficile posizione della Turchia

La giornata di oggi
dal sito di Repubblica lo svolgersi del conflitto 

(di seguito vengono riportati alcuni degli aggiornamenti delle ultime ore)

17:37  Mosca annuncia ripercussioni in rapporti con Polonia
La Russia annuncia ripercussioni nelle relazioni bilaterali con quei paesi che hanno prodotto dichiarazioni "ciniche, poco chiare e intempestive". Su tutti, Polonia e paesi baltici. "La posizione tenuta da alcuni membri della comunità internazionale nell'evoluzione della situazione nell'Ossezia del sud mette a repentaglio la qualità dei rapporti bilaterali con la Russia, mettendo in discussione perfino gli appuntamenti a livello più alto", ha detto uno dei portavoce del ministero degli Esteri russo, Boris Malakhov. "Le dichiarazioni di alcuni stati, tra cui i baltici e la Polonia, sono state ciniche, poco chiare e intempestive", ha precisato.
17:35  Ministri di Tbilisi intervengono domani davanti a Consiglio Nato
Il ministro degli Esteri georgiano Eka Tkeshelashvili e la collega agli Interni Eka Zguladze, saranno domani al quartier generale della Nato a Bruxelles. Le due esponenti del governi di Tbilisi incontreranno il segretario generale dell'Alleanza Jaap de Hoop Scheffer e poi parleranno di fronte al Consiglio Atlantico che si riunisce in mattinata a livello di ambasciatori. Lo rende noto un comunicato diffuso a Bruxelles dalla Nato.
17:32  Nunzio apostolico: "Può scoppiare intero continente"
"C'è bisogno di una pace stabile, perché si tratta di una cerniera che potrebbe far scoppiare un intero continente". Lo ha detto, riferendosi alla crisi in Ossezia del Sud, il nunzio apostolico in Georgia, monsignor Claudio Gugerotti.
17:14  Inviato Usa per il Caucaso in viaggio verso l'Europa
L'inviato americano per il Caucaso Matthew Bryza ha lasciato gli Stati Uniti per una missione di mediazione con l'Unione Europea volta a mettere fine ai combattimenti in corso nella regione separatista georgiana dell'Ossezia del Sud. Lo ha riferito il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Robert Wood.
16:57  Gordon Brown: "Mosca non ha giustificazioni per continuare"
"La Russia non ha giustificazioni per continuare la sua azione militare in Georgia": lo ha detto il primo ministro britannico Gordon Brown, per il quale l'attacco "minaccia la stabilità dell'intera regione".
15:30  Saakashvili e Kouchner evacuati d'urgenza da Gori
Il presidente della Georgia Mikhail Saakashvili e il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner sono stati evacuati d'urgenza da Gori a causa della presenza 'sospetta' di un elicottero che sorvolava la città. A denunciare l'accaduto è stato lo stesso Saakashvili, che si era recato a Gori per mostrare al capo della diplomazia francese, in missione per conto dell'Ue, i danni provocati dai bombardamenti russi.
15:28  Mosca accusa: "Ancora bombe georgiane su Tskhinvali"
Il ministero della Difesa russo ha confermato la ripresa dei bombardamenti georgiani in Ossezia del Sud, in particolare nella capitale Tskhinvali e in altri villaggi. Lo riferisce l'agenzia russa Interfax.
15:25  Medvedev: "Russia porterà avanti operazioni militari fino alla fine"
La Russia porterà "fino alla fine" le operazioni militari in Georgia. Lo ha detto il presidente russo, Dmitri Medvedev, incontrando alla Duma i capi delle forze politiche. "Non v'è dubbio che l'operazione sarà condotta sino alla usa logica fine", cioè, secondo Mosca, forzare i georgiani alla pace. Medvedev, ha chiesto, in un incontro con il presidente finlandese, Tarja Halonen, che l'Osce compia una missione umanitaria nell'Ossezia del sud.
15:23  Ministri del G7 esortano la Russia ad accettare cessate il fuoco
I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno raggiunto l'accordo per esortare la Russia ad accettare il cessate il fuoco immediato chiesto dalla Georgia per quanto riguarda il conflitto in Ossezia del Sud. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato americano
14:31  Bilancio russo: uccisi 1.600 civili
E' di 1.600 civili uccisi, 15 soldati russi morti e 70 feriti il bilancio della guerra nel sud dell'Ossezia. Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo.
14:24  Medvedev: "Nel Caucaso non saremo osservatori passivi"
La Russia non sarà mai "un osservatore passivo" della situazione nel Caucaso. Lo ha detto oggi il presidente russo Dmitri Medvedev.
14:23  La Georgia taglia forniture gas russo all'Armenia
La Georgia ha drasticamente ridotto il volume di gas russo trasportato in Armenia attraverso il gasdotto che passa in territorio georgiano. Lo ha annunciato un portavoce della società energetica di stato armena.
14:09  Medvedev dice sì a missione Osce
Il presidente russo Dmitri Medvedev si è detto favorevole, in un colloquio con il ministro degli Esteri finlandese, a una presenza di esponenti dell'Osce in Ossezia del sud. Lo riferisce l'agenzia Interfax. Medvedev ha anche mutuato la frase del premier Vladimir Putin sul fatto che l'azione russa "sarà portata alla sua logica conclusione".
13:58  Ripresi bombardamenti georgiani sull'Ossezia del sud
Le forze georgiane hanno ripreso intensi bombardamenti nell'Ossezia del sud, secondo fonti ossete citate dall'agenzia russa Interfax. Secondo un'altra agenzia, la Rosbalt, sono in corso anche duelli aerei.
12:45  La Russia repinge cessate il fuoco: "Georgia combatte ancora"
Un portavoce del Cremlino ha affermato che la Russia respinge il cessate il fuoco sottoscritto unilateralmente dalla Georgia in quanto le forze armate di Tbilisi continuano a combattere.
12:40  La Nato contro Mosca: "In Georgia uso eccessivo della forza"
La Nato denuncia l'uso eccessivo della forza da parte della Russia e la violazione dell'integrità territoriale della Georgia. Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, "è preoccupato per l'uso sproporzionato della forza - ha detto la sua portavoce, Carmen Romero - e per la mancanza di rispetto dell'integrità territoriale della Georgia".
12:27  Domani Sarkozy prima a Mosca e poi a Tbilisi
Il presidente francese Nicolas Sarkozy si recherà in missione di mediazione a Mosca domani, e nello stesso giorno raggiungerà poi Tbilisi: lo ha annunciato in tele-conferenza stampa il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, reduce da un colloquio con Bernard Kouchner, ministro degli Esteri di Parigi. Sarkozy è anche presidente semestrale di turno dell'Unione Europea.
12:25 
Russia ribadisce condizioni per cessate il fuoco: "Ritiro totale"
Dopo la firma di una tregua unilaterale da parte georgiana, la Russia ribadisce che le "condizioni per il cessate il fuoco restano invariate", ovvero la Georgia deve effettuare il "totale ritiro" delle proprie truppe e deve firmare un accordo di non belligeranza con l'Ossezia del sud.

11:54  Saakashvili firma documento per il cessate il fuoco
Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha firmato un documento per il cessate il fuoco alla presenza del ministro degli esteri francese Bernard Kouchner e del finlandese Aleksader Stubb, presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in europa (Osce) in missione negoziale a Tbilisi. E' stato lo stesso leader georgiano a riferirlo.

Guerra in Europa - la NATO e l'UE intervengano
post pubblicato in Focus Europe, il 9 agosto 2008


La Russia, che gioca da tempo cinicamente carte energetiche e politiche per confermare il suo ruolo di superpotenza, è ora pienamente ed esplicitamente protagonista del conflitto scoppiato fra Georgia e Ossezia del Sud.

Non entriamo dentro l'intricato puzzle dell'indipendentismo di quelle regioni per tentare di metterne in luce eventuali poche ragioni e i molti torti. Ma sarebbe ipocrita non vedere la mano pesante di Mosca in tutte le fasi della vicenda e non riconoscere i suoi obiettivi: bloccare l'espansione della Nato, asservire la Georgia (e magari in futuro l'Ucraina), renderla impotente, allargare dunque l'area di influenza russa.

In tutto questo Nato, Stati Uniti e Unione Europea devono intervenire con durezza, non necessariamente militare ma soprattutto politica, perché questa inutile strage si fermi e perché venga bloccato il gioco della Russia, che approfitta delle nostre debolezze per continuare a riconfermare una "potenza" che troppo vuole assoggettare i popoli e le democrazie (giovani e molto imperfette) dell'impero postsovietico; tutto questo pur nella consapevolezza dei gravi limiti del governo georgiano e con la necessaria fermezza nel richiamare tutte le parti in causa alle ragioni del diritto, che non possono mai venir meno, neanche in caso di guerra.

Se l'Europa e la NATO hanno ancora ha un senso politico, devono fare sentire la loro voce, in accordo con Washington.

Che l'inutile strage si interrompa.
Che l'Occidente - se questa parola ha qualche valore politico, e lo ha se USA e UE sono alleati - sappia riconoscere i suoi nemici e difenda le democrazie e una pace giusta.

L'intervista alla ministra degli esteri georgiana (Corriere)

L'appello dell'International Crisis Group 

Il grande gioco di petrolio e gas (il Messaggero)
Altri giochi politici e militari dietro il conflitto (Corriere)
La sorpresa dell'Occidente (Corriere)
Perché la Russia non vuole mollare la presa (Repubblica)


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permalink | inviato da franzmaria il 9/8/2008 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Georgia - Ossezia del Sud: Europe in conflitto
post pubblicato in Focus Europe, il 8 agosto 2008


Ancora una volta il "clash" avviene su territori altri, a latere, o meglio "in mezzo".
Ancora le linee del vecchio Muro sembrano segnare le logiche, in una frammentazione dei territori "al confine" che permette ai contendenti di un tempo di disputarsi l'egemonia e la possibilità di determinare gli sviluppi politici del nostro continente senza scontro diretto.

Battaglia politico-militare, ma anche economica ed energetica, dove il diritto delle nazioni ad autogovernarsi è forse un velo che copre anche altri interessi, mescolati a quelli più espliciti.

Le Europe si scontrano ancora, la Russia -  e probabilmente la Cina, da lontano, mentre si autocelebra nei Giochi - vedono con favore la difficoltà di un Occidente sempre più diviso e incapace di dire "il nemico".

Di seguito materiali per tentare di decifrare il senso di un conflitto.

L'inizio della crisi di queste ore
Un articolo da Osservatorio del Caucaso
Come la situazione è degenerata, nella ricostruzione di Le Monde
Infographie da Le Monde
Anni di scontri (ricostruzione del Corriere)
Georgia, Europa, Russia, in una recente analisi di Limes
L'altra provincia "calda" in conflitto con la Georgia: l'Abkhazia 
Il sostegno di Putin a Abkhazia e Ossezia del Sud

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