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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Giornata contro la violenza sulle donne
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2009


In occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, segnalo l'articolo che compare su "Osservatorio sui Balcani" http://www.osservatoriobalcani.org/

Francesco Maria Mariotti

***

"Nei primi mesi dopo l’inizio della guerra in Bosnia non avevo nessuna notizia sulla sorte della mia amica e collega Maja. Lei abitava a Grbavica, il quartiere di Sarajevo occupato dai nazionalisti serbi. Quando ricevetti le prime notizie sulla sua sorte, ero sotto shock. Mi dicevano che era stata aggredita, derubata e violentata. Maja aveva allora settantadue anni.

Il fatto che fosse stata stuprata rendeva la sorte di Maja più drammatica, diversa da quella degli altri colleghi, amici, parenti. La metteva a parte, la segnava.

Di quelle che hanno subito violenza sessuale infatti non si parla, si sussurra. Spesso le vittime sono circondate da un’aura di qualcosa che sa di sporco, intoccabile, che è meglio non provocare, non sentire, non udire. Solo più tardi ho capito che Maja non era la sola ad aver subito questo destino, e che la violenza che aveva sofferto la accomunava a migliaia di ragazze e donne bosniache che avevano subito lo stupro. (...)

I numeri, anche se grandi, non ci commuovono tanto. La foto di una giovane donna bosniaca, una vittima con nome e cognome, impiccatasi dopo aver subito la violenza, ha invece orientato il dibattito nel Congresso Americano sugli stupri. L’indagine che ne è seguita, scavalcando le alchimie linguistiche del tipo “le parti coinvolte”, ha fatto vedere che la giovane donna impiccata non era un militare, non era colpevole di nulla, non era esponente di presunti “odi secolari”. Il suo atto disperato era la tipica reazione di qualcuno incapace di agire anche solo per autodifesa.

La violenza sessuale durante guerre e conflitti non è una novità. Dai tempi dell'antica Grecia ad oggi, le donne sono state vittime: imprigionate, torturate, violentate, usate come schiave. Per lungo tempo la violenza sessuale sulle donne fu vista e anche tollerata come uno degli inevitabili mali della guerra, come rubare o distruggere.

In Bosnia, però, durante la guerra, i nazionalisti serbi hanno perfezionato questo “crimine spontaneo”, hanno trasformato lo stupro in una precisa strategia, pianificata e coordinata. Per la prima volta nella storia della guerra, in Bosnia Erzegovina gli stupri sono diventati parte di una strategia militare. (...)"

Leggi Tutto l'articolo 
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12166/1/42

L'appello di Amnesty International - Bosnia ed Erzegovina: donne in attesa di giustizia
http://www.amnesty.it/violenza-bosnia.html

La pagina di Amnesty sulla Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2849



permalink | inviato da franzmaria il 25/11/2009 alle 20:36 | Versione per la stampa
Il Crocifisso dall'Ucraina
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


IGOR MAN, la Stampa del 20 novembre 2009

Arrivò l’estate e mia madre si portò via. Per sempre. Lei aveva lasciato scritto a mio padre di non portarci al cimitero. «Non mi vedrete epperò sarò sempre accanto a voi, in casa, nel Mondo». Da convinta allieva di Tolstoi, mia madre insegnò la scrittura ai contadini di Cibali. Era una menscevica nobile e molto attiva, sicché amici fascisti (si può essere amici e fascisti solo a Catania) consigliarono a mio padre di lasciare l’Isola. Prima di partire ci fu concesso di traslare mia madre nella semplice tomba di marmo creata da Emilio Greco. Dal tumulo emerse persino il triciclo che il piccolo dei fratelli aveva voluto andasse con sua madre, ma non ci fu verso di trovare un crocifisso d’arte povera, ucraino. Prima di lasciare la Sicilia, mio padre promise «adeguate ricompense» a chi avesse mai trovato quel Crocifisso.

Parentesi (il 2 di novembre è festa grande in Sicilia, è la giornata dei Morti: anziché averli per Natale, i giocattoli, i dolcini eccetera i bambini li hanno per i Morti. I bambini hanno lasciato cartoncini allo Zio Tano, a Zia Mariuccia e via così: al posto di Gesù implorano i Morti di «lasciargli» il regalo desiderato. Nelle famiglie più modeste vige una regola invero crudele: i bambini potranno godersi i regali dello Zio Tano eccetera non più di una settimana. Li riavranno l’anno venturo sempreché siano stati bravi. Dalla Liberazione in poi la Festa dei Morti è diventata appannaggio della middle class, e le statistiche municipali ci dicono che perde terreno anche nei quartieri più poveri sotto l’incalzar del consumismo, dei venefici giocattoli made in Formosa. Insomma, è una festa povera quella dei Morti ma niente affatto lugubre. Una maniera gentile di ricordarsi di chi è partito pei pascoli del Cielo. Il regalo emblematico, le Ossa di Morto: biscotti di farina di mandorle dolci, cotti a forma di quelle umane: clavicole, piedi, teschi piccini. Stranamente questi dolci che si presume macabri i bambini del diffuso sottoproletariato li amano. Molto. Sembra che la Festa dei Morti l’abbiano portata in Sicilia i Romani). Parentesi chiusa.

Mi è appena arrivata una scatoletta, da Catania. L’apro col cuore in tumulto e (finalmente) vedo «risorgere» il Crocifisso ucraino tanto caro al Vecchio Cronista, ai suoi genitori. Ma affascina e dolcemente turba il fatto che l’indirizzo del mittente della scatoletta del Cristo in Croce «non risulta» alle Poste insomma, è apocrifo. E’ forse un «segnale»? Dice il Vangelo: «...e tutti saremo chiamati».





permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:32 | Versione per la stampa
Europa, i nuovi vertici - Kyoto, modello da cambiare? - 20 anni di CIPMO
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


I NUOVI VERTICI EUROPEI

Il poeta mediatore e la baronessa laburista

L’eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell’Ue

Europa: vincono Sarkozy e Merkel


(...)le designazioni del belga fiammingo Herman Van Rompuy a presidente del Consiglio europeo e dell’inglese Catherine Ashton nel ruolo che si aspettava per D’Alema ci raccontano della debolezza dell’Europa di fronte a se stessa, dell’arretramento dell’Europa politica (un tempo si diceva dell’ideale comunitario) rispetto ai governi. Mai così plastica è parsa l’affermazione della rinnovata coppia franco-tedesca Sarkozy-Merkel nella scelta di Van Rompuy; così come inevitabile riconoscimento al peso politico di Londra è la scelta della Ashton.(...)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6640&ID_sezione=&sezione=

7000 funzionari?

KYOTO, MODELLO DA CAMBIARE?

(...) Forse è giunto il momento di esplorare strade alternative. Lo hanno suggerito, sul Financial Times di oggi, Nancy Birdsall e Arvind Subramanian, rispettivamente presidente e fellow del Center for Global Development. “Il focus – scrivono – non dovrebbe essere sulle emissioni, neppure quelle pro capite, ma sull’accesso della gente, ovunque nel mondo, ai basilari servizi energetici quali la possibilità di cucinare a casa in modo sicuro e appropriato, il mantenimento di temperature accettabili negli ambienti chiusi e forme decenti di trasporto”. Tutto questo allo scopo di “consentire ai paesi in via di sviluppo un accesso a tali servizi energetici comparabile a quello raggiunto dai paesi ricchi a uno stadio di sviluppo comparabile, sfruttando però le migliori tecnologie disponibili”. (...)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3870

CRISI ECONOMICA

Rischi per la Grecia?
http://www.chicago-blog.it/2009/11/19/atene-non-ride/#more-3834 
  
Non basta la politica monetaria per tentare la ripresa
http://phastidio.net/2009/02/04/non-basta-la-politica-monetaria-per-tentare-la-ripresa/ 
  
Effetto crisi, l’inflazione ripartirà
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8535 
  
Allarme debito pubblico
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3875

IL CIPMO COMPIE 20 ANNI! AUGURI!

Venti anni fa,  nel novembre 1989, nasceva a Milano il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, su iniziativa della Regione Lombardia, del Comune e della Provincia di Milano come Enti fondatori, cui si sta aggiungendo in questi giorni anche la Camera di Commercio di Milano. Tra i promotori, vi era inoltre un significativo gruppo di personalità di vario orientamento politico e culturale tra cui l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e la Senatrice e Premio Nobel Rita Levi Montalcini, da quel momento nostra Presidente Onoraria.(...)
http://www.cipmo.org/1501-indice-editoriale/20-anni-cipmo.html



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permalink | inviato da franzmaria il 20/11/2009 alle 22:19 | Versione per la stampa
Il crocefisso che non offende
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2009


Il crocefisso simbolo di sofferenza che non può offendere nessuno,  di Claudio Magris

Il giovane Sami Albertin — la cui madre ha chiesto la rimozione del crocifisso dalle scuole statali approvata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ricevendo per questo su forum e blog volgari insulti da chi, per il solo fatto di proferirli, non ha diritto di dirsi cristiano — dev’essere molto sensibile e delicato come una mimosa, se, com’egli dice, «si sentiva osservato» dagli occhi dei crocifissi appesi nella sua classe.

Se erano tre, come egli ricorda, erano un po’ troppi, ma provare turbamenti da giovane Werther o da giovane Törless è forse un po’ esagerato; fa pensare a quella prevalenza dei nervi sui muscoli irrisa da Croce, che preferiva studenti studiosi e gagliardi a precoci giacobini.

La sentenza e soprattutto i suoi strascichi provocheranno — ed è questa la conseguenza più grave — un passo indietro in quella continua lotta per la laicità che è fondamentale, ma che è efficace — ha ricordato Bersani, uno dei pochi a reagire con equilibrio a tale vicenda — solo se non travolge il buon senso e non confonde le inique ingerenze clericali da combattere con le tradizioni che, ancora Bersani, non possono essere offensive per nessuno. La difesa della laicità esige ben altre e più urgenti misure: ad esempio — uno fra i tanti — il rifiuto di finanziare le scuole private, cattoliche o no, e di parificarle a quella pubblica, come esortava il cattolicissimo e laicissimo Arturo Carlo Jemolo.

Sono contrario a ogni Concordato che stabilisca favori a una Chiesa piuttosto che a un’altra anche se numericamente poco rilevante; ritengo ad esempio — è solo un altro esempio fra i tanti — che il matrimonio cattolico e il suo eventuale annullamento ecclesiastico non dovrebbero avere alcuna rilevanza giuridica, che dovrebbe essere conferita solo dal matrimonio e dal suo eventuale annullamento civile. «Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato!», pare abbia detto Cavour in punto di morte al religioso che lo esortava a confessarsi. Forse è una leggenda, ma esprime bene la fede nel valore della laicità — che non è negazione di alcuna fede religiosa e può anzi coesistere con la fede più appassionata, ma è distinzione rigorosa di sfere, prerogative e competenze.

L’obbligatoria rimozione del crocifisso è formalmente ineccepibile, in quanto la separazione fra lo Stato e la Chiesa — tutte le Chiese — non richiede di per sé la presenza di alcun simbolo religioso. La legge tuttavia consente di temperare la formale applicazione del diritto con l’equità ossia con la giustizia nel caso concreto. (...)

E così forse è il caso del crocifisso. Quella figura rappresenta per alcuni ciò che rappresentava per Dostoevskij, il figlio di Dio morto per gli uomini; come tale non offende nessuno, purché ovviamente non si voglia inculcare a forza o subdolamente questa fede a chi non la condivide. Per altri, per molti, potenzialmente per tutti, esso rappresenta ciò che esso rappresentava per Tolstoj o per Gandhi, che non credevano alla sua divinità ma lo consideravano un simbolo, un volto universale dell’umanità, della sofferenza e della carità che la riscatta. Un analogo discorso, naturalmente vale per altri volti universali della condizione umana, ad esempio Buddha, il cui discorso di Benares parla anche a chi non professa la sua dottrina ed è radicato nella tradizione di altre civiltà come il cristianesimo nella nostra. Per altri ancora, scriveva qualche anno fa Michele Serra, quel crocifisso è avvolto dalla pietas dei sentimenti di generazioni. Altri ancora possono essere del tutto indifferenti, ma difficilmente offesi.
(...)

Quell’uomo in croce che ha proferito il rivoluzionario discorso delle Beatitudini non può essere cancellato dalla coscienza, neanche da quella di chi non lo crede figlio di Dio. La bagarre creata da questa sentenza farà dimenticare temi ben più importanti della difesa della laicità, fomenterà i peggiori clericalismi; dividerà il Paese in modo becero su entrambi i fronti, darà a tanti buffoni la tronfia soddisfazione di atteggiarsi a buon prezzo a campioni della Libertà o dei Valori, il crocifisso troverà i difensori più ipocriti e indegni, quelli che a suo tempo lui definì «sepolcri imbiancati».

Il Nostro Tempo ha ricordato che Piero Calamandrei — laico antifascista, intransigente nemico della legge truffa dei governi democristiani e centristi di allora— aveva proposto di affiggere, nei tribunali, il crocifisso non alle spalle ma davanti ai giudici, perché ricordasse loro le sofferenze e le ingiustizie inflitte ogni giorno a tanti innocenti. Evidentemente Calamandrei era meno delicatino del giovane Albertin.

In Italia, la sentenza è un anticipato regalo di Natale al nostro presidente del Consiglio, cui viene offerta una imprevista e gratissima occasione di presentarsi nelle vesti a lui invero poco consone, di difensore della fede, dei valori tradizionali, della famiglia, del matrimonio, della fedeltà, che quell’uomo in croce è venuto a insegnare. È venuto per tutti, e dunque anche per lui, ma questo regalo di Natale non glielo fa Gesù bambino bensì piuttosto quel rubizzo, giocondo e svampito Babbo Natale che fra poche settimane ci romperà insopportabilmente le scatole, a differenza di quel nato nella stalla.



permalink | inviato da franzmaria il 7/11/2009 alle 23:28 | Versione per la stampa
Obama: che fare?
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2009


(3 novembre 2009)

Comunque la si giri, un po' di delusione nel mondo sul primo anno di Obama è palpabile. E forse positiva, a suo modo, se riusciamo a passare dalla fase del "sogno" a quella di un riformismo serio e radicale, come nel caso della Sanità.


Per quanto riguarda il resto del mondo, la percezione è che abbia cominciato a ragionare - per il momento - "a prescindere" da Obama.

Precisiamo: questo non significa necessariamente "a prescindere dagli States" - che non sono identificabili con il Presidente e la sua Amministrazione; nessuno Stato è totalmente identificabile con il Governo; oggi più che mai uno Stato e una Nazione sono rappresentati anche da relazioni economiche e diplomatiche e di sicurezza che interagiscono indipendentamente e addirittura "contro"- entro certi limiti - l'immediata azione del Governo. Sempre più gli stati moderni, a maggior ragione quelli democratici, lavorano per "comparti separati", per "corpi separati", e per logiche "semiconflittuali", che permettono a un ente politico di mantenere aperte più vie di percorso sui diversi problemi.

Detto ciò, Israele e Iran  - per fare l'esempio più stringente - non staranno certo ad aspettare che il "tirocinio formativo" di Obama finisca. E' probabile che contatti trasversali e quasi-diretti siano in corso, e questo è normale fra "nemici". E' appunto l'"amico americano" che sembra essere carente (almeno nella forma dell'attore-governo), in questa situazione e in molte altre...

Sta di fatto che il primo anno di Obama sembra in qualche modo confermare che il mondo è chiamato a ridefinirsi come non più dipendente da Washington; il problema è come riorganizzarsi, evitando che la debolezza di strategia diventi isolazionismo, e che prevalgano sulla scena globale attori molto pericolosi, che già si sono rafforzati nelle aree di crisi.

Spazi nuovi in questo scenario si aprono per l'Europa di Angela Merkel (non è un lapsus né un errore, ho proprio voluto scrivere: "Europa di Angela Merkel"), un'Europa liberale, cristiano-democratica, dura con l'integralismo islamico (si pensino alle posizioni della Merkel durante la guerra di Israele contro Hamas a Gaza) ma tollerante e aperta al futuro.

Questo, però, è un copione ancora da scrivere. Possibilmente insieme...

Francesco Maria Mariotti
http://mondiepolitiche.ilcannocchiale.it/

***

Di seguito una breve rassegna stampa esteri con gli articoli più interessanti su Obama, Iran, Afghanistan, Cina e la segnalazione di un interessante evento che si svolgerà il 4 novembre a Milano sui vent'anni dalla caduta del muro.

***

Obama, la delusione, la realtà.

Obama, un anno dopo (Speciale de La Stampa)
http://www.lastampa.it/focus/obamaunannodopo/

Il Carisma e la Croce (Vittorio Zucconi su Repubblica del 27 ottobre 2009)
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NSNLE

Obama: che fare con le guerre? (da Il Foglio del 27 ottobre 2009)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3692

Obama e il pugile nero (da Il Corriere della Sera del 27 ottobre 2009)
http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_27/valentino-jack-johnson-obama_2ef708fa-c2c0-11de-9afa-00144f02aabc.shtml

Afghanistan senza strategie? (V.E. Parsi su La Stampa del 2 novembre 2009)
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6572&ID_sezione=&sezione=

La globalizzazione dei kamikaze, Boris Biancheri su La Stampa del 28 ottobre 2009
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6548&ID_sezione=&sezione=

Vittorio Emanuele Parsi: la logica dell'Iran
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=44936

L'Iran non ha bisogno della Bomba, ma il regime sì, per sopravvivere
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NT36M

Altre notizie

Prodi sulla Cina, 3 novembre 2009
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NXH5R

Gli inglesi contro il censimento
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NSPRX

La censura di Sarkò
http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_29/sarko-satira-bloccata-burchia_355ea908-c498-11de-ae8c-00144f02aabc.shtml


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permalink | inviato da franzmaria il 7/11/2009 alle 23:18 | Versione per la stampa
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