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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Se l'obiezione diventa una malattia
post pubblicato in Idee, il 13 agosto 2009


MICHELE AINIS sulla Stampa dell'11 agosto: Se l'obiezione diventa malattia

C’è un’infezione che giorno dopo giorno fiacca il nostro organismo collettivo. E c’è anche un untore, ci sono una mano e un disegno all’origine di questa malattia. La malattia a sua volta può ben essere letale, perché s’esprime nella disobbedienza alla legge, allo Stato, agli istituti della democrazia. Sia pure in nome di nobili principi, così come era nobile la causa di Antigone, murata viva in una grotta da Creonte per essersi ribellata alla giustizia umana, obbedendo alla legge non scritta che alberga nelle coscienze individuali. Obiezione di coscienza, ecco infatti come noi moderni designiamo tale atteggiamento. Ma negli ultimi mesi le obiezioni si moltiplicano, si alimentano l’una con l’altra, con la benedizione dell’oracolo più autorevole e potente: il Vaticano.(...) Naturalmente può ben darsi che una legge sfidi le nostre convinzioni più profonde. In quest’ipotesi è lecito sfidarla a propria volta, o forse è doveroso. Se la legge m’impone di giustiziare ogni ebreo che incontro per strada devo oppormi, anche a costo della vita, come Antigone. Ma cosa rischia il ginecologo che nega assistenza a una coppia sterile o a una donna che ha deciso dolorosamente d’abortire? E dov’è l’evento eccezionale quando l’obiezione di coscienza s’applica alle occasioni più svariate? (...) Vediamo il rischio di un’anarchia di massa, in cui ciascuno fa un po’ come gli pare. Tanto una coscienza, buona o cattiva, ce l’abbiamo tutti. Sicché di questo passo dovremo forgiare tante leggi per quante sono le coscienze.

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permalink | inviato da franzmaria il 13/8/2009 alle 15:14 | Versione per la stampa
Puzza di manovra contro la 194
post pubblicato in Idee, il 10 agosto 2009


Filippo Facci sul Giornale:

(...) Ora: avessero il coraggio di dire quello che pensano una volta per tutte, cioè che vogliono ridiscutere la Legge 194, abrogarla, limitarla, appunto sabotarla. E invece no. Fanno una cosa per ottenerne un’altra, ma la verità è trasparente come solo i numeri sanno essere: in Italia è in corso un'offensiva che mira a ridimensionare la legge 194 e a confondere le acque raccontando anche sonore bugie; abbiamo una legge che anno dopo anno sgretola il ricorso all'aborto (nel 1982 furono 233mila, oggi sono 120mila e in costante diminuzione) e che lo sgretolerebbe anche di più, se questa offensiva non impedisse che le categorie che abortiscono in maggioranza - le ignoranti e le immigrate - fossero raggiunte da un campagna sulla contraccezione come se ne fanno in tutti i Paesi del mondo dove non c'è il Vaticano. Questa campagna non mira a cancellare la legge 194 - perché non ci riuscirebbe - ma a ridimensionarla sollevando continui polveroni, invitando alla moltiplicazione di quei truffatori dello Stato che sono in stragrande maggioranza gli obiettori di coscienza, ipotizzando la presenza di militanti religiosi nei consultori, raccontandovi che siano in corso complotti ideologici per smontare la stessa 194: quando gli ideologici sono solo loro, e a voler smontare la 194 sono solo loro. Questa offensiva è condotta da una casta numericamente modestissima che frequenta gli snodi dell’informazione, è una lobby che auspica ipocriti «miglioramenti» a una legge che vorrebbero solo abbattere, vi raccontano e racconteranno un sacco di balle. I nomi sono noti. Non credete a quello che dicono. Pensate con la vostra testa e con una coscienza che è solamente vostra, non ha bisogno di ambasciatori in folgorazione pre-senile.


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permalink | inviato da franzmaria il 10/8/2009 alle 21:31 | Versione per la stampa
don Luigi Sturzo
post pubblicato in Cristiani, il 9 agosto 2009


don Luigi Sturzo, Lungo monologo sullo statalismo, da La Via, 1° dicembre 1952

(...) Le circostanze della guerra e del dopo-guerra, la caduta dell’impalcatura economica e amministrativa del paese, la necessità e l’urgenza di provvedimenti, portarono ad un massimo intervento statale. E mentre si esaltavano i principi della libertà, dell’autonomia istituzionale, del decentramento amministrativo, nel campo pratico si era obbligati a operare in senso unico accentratore e statale, perché la strumentalità burocratica e la mentalità erano orientate quasi esclusivamente verso lo stato. (...)

Quando Crispi, con la legge 17 luglio 1890 concentrò le opere pie di beneficienza e le pose sotto la diretta sorveglianza dello stato, i cattolici italiani si levarono in piedi come un sol uomo, e chi scrive, diciannovenne, fece la sua prima battaglia antistatalista. Oggi si può tollerare l’art. 25 del codice civile che mette tutte le fondazioni libere e private sotto la vigilanza e il controllo dello stato, che può arrivare a scioglierne le amministrazioni, mandare commissari e modificare statuti? Quale interesse hanno mostrato i cattolici a rivendicare in Italia quella libertà, che su questo punto esiste in tutti gli stati civili?
Perfino la scuola materna è insidiata, e si vuole farla passare sotto l’ingerenza diretta dello stato; attendo di vedere quale sarà la reazione degli amici democratici cristiani.

Lo statalismo economico è venuto per ultimo, ma non è meno pericoloso. Non ho mai negato l’intervento dello stato in difesa dai diritti del lavoro; tale intervento fu dichiarato un dovere dalla Rerum Novarum. Ma Leone XIII insistette sui principi della libertà dei sindacati, del rispetto della proprietà insieme alla funzione sociale di essa; sulla collaborazione fra le classi; è bene non dimenticare questi punti, prima di arrivare a volere affidare allo stato, direttamente o attraverso i suoi enti (che superano il migliaio), economia e interessi sociali.

Nel mio articolo «Stato democratico e statalismo» precisai in che senso possa parlarsi di leggi economiche, che fanno parte del necessario condizionamento di tutta l’attività umana. La quale è pertanto dotata di un dinamismo interiore e di forza creativa da potere trasformare l’economia dell’oggi come ha trasformato nei secoli le economie del passato.
Ma guai che un uomo, un gruppo di uomini, pensino di modificare il mondo con la bacchetta magica del potere statale, credendosi onnipotenti, mentre dovrebbero sentirsi umili cooperatori delle forze sociali nel loro progressivo sviluppo. La storia ci dice quante lacrime e sangue sono costate le rivoluzioni sociali e i cambiamenti politici che le accompagnano.(...)

Lo statalismo non risolve mai i problemi economici e per di più impoverisce le risorse nazionali, complica le attività individuali, non solo nella vita materiale e negli affari, ma anche nella vita dello spirito.
Può darsi che i miei amici non comprendano più il significato del termine statalismo nella sua accezione originaria (dal francese étatisme) che serve ad indicare l’eccesso e la degenerazione dell’attività statale, da non confondersi con i compiti, i doveri e i diritti dello stato.

Il disuso del termine statalismo è significativo, indica la perdita della bussola, che dall’individuo si va a cercare nello stato onnipresente, onnipotente, monopolista e fattore unico della vita di un paese.


Alberto Mingardi sul Riformista


Luigi Sturzo moriva l'8 agosto di cinquant'anni fa. Non mancano quest'anno le occasioni per ricordare il sacerdote di Caltagirone, grazie in special modo all'Istituto Sturzo ora presieduto da Roberto Mazzotta. Tuttavia, visto che l'avvenimento politico indimenticabile della sua vita è la fondazione del Partito popolare nel 1919, tutto il resto rischia di finire svilito al rango di dettaglio. L'aver inaugurato un grande "mezzo" può portare a sminuire i tanti "messaggi" di Luigi Sturzo.

Un messaggio di quelli facili a dimenticarsi è il liberismo di don Sturzo, «liberale manchesteriano» reo confesso e pertanto serenamente perdente, senz'altro il più importante esponente di una battaglia di giusta retroguardia, che nel secondo dopoguerra lo contò fra i pochissimi in Italia ad opporsi all'avanzata dello Stato padrone.

Non è un caso che a fare di Sturzo un senatore a vita sia stato Luigi Einaudi, e che fra i suoi "fan" più sinceri vi fosse Piero Gobetti. Era inevitabile che Gobetti apprezzasse il Partito Popolare come veicolo per «fare entrare nella vita pubblica per la prima volta» contadini e piccoli proprietari, ma all'entusiasmo politico si sommava l'apprezzamento per le idee. Sturzo era, per Gobetti, un «liberale conservatore», del genus che all'Italia tanto mancava. E, per inciso, «soltanto la sua abilità e la profonda onestà ideale seppero evitare all'equivoca azione del partito [popolare] i due scogli dell'eresia, che gli avrebbe tolto ogni importanza pratica, e del confessionalismo che l'avrebbe ridotto idealmente a un'inerte contraddizione
». (...)

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permalink | inviato da franzmaria il 9/8/2009 alle 20:13 | Versione per la stampa
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