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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Libertà
post pubblicato in Idee, il 27 gennaio 2011


La libertà personale, presidio contro ogni autoritarismo.

Scetticismo democratico contro ogni pretesa verità, notizia-bomba, furto di carte riservate che sia...

Sorridere con Qoelet, liberandoci dalla tirannia della novità, dell'originalità a tutti i costi.

"Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole." (1, 9)



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Giorno della Memoria
post pubblicato in Comunità, il 27 gennaio 2011


L'imperdibile "lezione" di David Bidussa su Repubblica del 26 gennaio


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Italia distratta, Europa timida
post pubblicato in Focus Europe, il 21 gennaio 2011


A chi non volesse ridurre la nostra politica a una guerra civile in salsa giudiziaria (con possibili esiti imprevedibili, come fu per Tangentopoli), conviene levare gli sguardi e capire che si stanno giocando - senza di noi - partite ben più importanti. 

Dall'altra parte del Mediterraneo c'è chi si illude sui moti di ribellione in atto; si parla anche di "rivoluzioni liberatorie", forse non rendendosi conto di quali possano essere gli improvvisi rovesci di queste partite incontrollate. Ben venga, se riesce a dispiegarsi, la democrazia nell'Africa mediterranea; ma quali saranno i suoi colori e le sue parole d'ordine? 

Noi italiani, capaci di gestire in passato il "golpe" a favore di Ben Alì, oggi sembriamo silenti, distratti dalle nostre vicende, con il rischio che nel frattempo altri stati, o - peggio - altre forze non statuali prendano piede sulle nostre "rotte". Perché di questo alfine si tratta: del controllo dei nostri mari, e del confronto economico quotidiano e continuo fra stati e potenze, anche attraverso l'"arma" delle migrazioni.  Questa la partita che (non) stiamo giocando.

Allargando lo sguardo all'Europa, verrebbe da dire così: se gli italiani oggi sono distratti, gli europei in genere sono timidi. 
C'è infatti ancora troppa paura dei mercati e poca politica, perché il nostro continente-federazione possa partecipare dignitosamente alla spartizione del potere nel mondo; il confronto diretto USA - CINA sembra metterci fuori gioco, ma a ben vedere le due superpotenze potrebbero trovare in questo attore "terzo" la sponda con cui evitare un perenne braccio di ferro, oggi ancora "silenzioso", domani chissà.

Se lo volessero, quindi, Italia ed Europa potrebbero fare la differenza, una grande differenza; ma forse pensiamo ancora di dover aspettare il permesso del mondo per esistere: in una sorta di "strascico psicologico" del secondo dopoguerra, ci illudiamo che gli USA ci proteggano ancora come un tempo e aspettiamo che siano loro a indicarci la strada.

Non è così; speriamo di accorgercene prima di dover pagare prezzi troppo elevati.

Francesco Maria Mariotti
Tunisia, rischio o speranza?
post pubblicato in Focus Mediterraneo - Afriche, il 20 gennaio 2011


"(...) Dell'euroregione mediterranea che avrebbe dovuto esistere dal 2010 non si parla più, non esiste più nel nostro vocabolario; e i programmi della Ue sulla società civile non hanno dato quasi nessun risultato. E qui il problema non è del mondo arabo, ma dell'Europa: perché non ha un'idea di se stessa, e perché non ha capito o non vuol capire che la globalizzazione ha effetti inediti sui futuri assetti geopolitici e geoeconomici del pianeta.
L'Europa sembra solo "contenere" delle situazioni, rifiutando di costruire nuovi assetti in grado di creare una reale cooperazione tra le due sponde. Il risultato è che continuiamo ad accumulare errori. Perché in realtà non si può parlare di un effetto-sorpresa. Chi studia quei paesi e quelle culture, soprattutto la loro storia del XX secolo, sa bene che hanno quasi tutte un tratto caratteristico: nel mondo arabo lo stato si è costruito in opposizione alla propria società, impedendo così l'emergere della questione democratica. Ma, come ho più volte affermato, la democrazia non è una riserva indiana per alcuni privilegiati; la democrazia è un'aspirazione universale, e ritenere che alcune società possano accedervi prima di altre è un errore. Certo, non può essere trasferita come si fa con un pacco postale, ma sono le società - ogni società - a dover trovare la forza per conquistarla e per costruirla (...) 

Cina - USA
post pubblicato in Focus Oriente, il 20 gennaio 2011


Usa e Cina: scacchi o dama?
 
(...) Quel che cambia è la filosofia, come spiega a 2+2 Mario Deaglio, docente di Economia internazionale all'Università di Torino appassionato di cultura cinese: "Negli scacchi i pezzi vengono mangiati (uccisi) finché attaccando non si arriva al Re, che viene fatto prigioniero. Viene salvato solo il nucleo di potere eliminando tutto il resto: così si sono combattute le guerre in Occidente. Invece la logica del go – precisa Deaglio continuando la metafora – è che non si distrugge nulla: il nemico non viene attaccato (non viene ucciso) ma si cerca di impedirgli le mosse. E si dichiara sconfitto quando resta bloccato. In maniera elementare, così la Cina ha preso possesso di Hong Kong togliendo la città-stato al dominio inglese". L'economista pensa che Pechino stia ripetendo lo stesso gioco su ampia scala "incrociando fattori diplomatici, economici e militari, in apparenza di piccola entità, che messi assieme legano le mani al gigante americano". In economia la strategia diventa chiara se si guarda al finanziamento del debito americano, di cui Pechino è il maggiore detentore con con 2mila miliardi di dollari di riserve in valuta estera. Prestito che, per volere dei cinesi, viene rinegoziato ogni sei mesi, durante i quali si possono aggiungere nuove condizioni utili a tessere la tela oppure a modificare la strategia precedente, senza distruggerne l'impianto (il go insegna). Eppure Washington preme perché Pechino apprezzi velocemente la valuta locale, lo yuan. Cosa che sta invece avvenendo a singhiozzo e lentamente perché il colosso asiatico non ha fretta (il go colpisce ancora). Il governo ragiona su base quinquennale: "Non è importante vincere subito - nota Deaglio – l'orizzonte cinese è spostato in avanti di 15-20 anni, quando la popolazione comincerà a invecchiare più rapidamente e i cinesi dovranno aver fissato regole che consentano loro di vivere bene al centro del sistema internazionale". In armonia, come vuole la teoria confuciana tornata di moda.(...)

 
 
 
 
 
 



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permalink | inviato da franzmaria il 20/1/2011 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rimaniamo uniti in Cristo
post pubblicato in Cristiani, il 2 gennaio 2011


CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ha «appreso con dolore la notizia del grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d'Egitto». Parlando all'Angelus in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha detto che «questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l'umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno».
«CRISTIANI NEL MIRINO» - In una piazza San Pietro gremita da migliaia di persone, il Papa ha aggiunto che «davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie ugualmente il nostro affettuoso ricordo davanti al Signore. Rimaniamo uniti in Cristo, nostra speranza e nostra pace».(Fonte: Ansa)

http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_02/papa-attentato-alessandria-gesto-vile_57feeeb0-1662-11e0-9c76-00144f02aabc.shtml



Sono almeno due i piani di lettura che si possono scegliere per spiegare i gravissimi attentati anticristiani di Alessandria d’Egitto: il primo concentrato sulle peculiarità proprie del più importante dei Paesi arabi, il secondo più attento alle dinamiche complessive del Medio Oriente e al peggioramento generale delle condizioni di sicurezza (ma dovremmo dire di sopravvivenza) dei cristiani in tutto il mondo arabo e islamico.
Il mio punto di vista è che essi sono talmente intrecciati che devono essere tenuti contemporaneamente presenti se si vuole capire davvero la portata degli eventi cui stiamo assistendo.
Quello che appare essere in atto in tutto il Medio Oriente è una vera e propria spinta a omogeneizzare il tessuto sociale dal punto di vista religioso. Per lungo tempo il mondo musulmano ha conosciuto la piaga della rivolta contro i propri leader ritenuti corrotti e (intimamente) apostati da parte di movimenti che si autoproclamavano i soli interpreti autentici del messaggio del Profeta. Pensando all’Egitto, il pensiero corre immediatamente a Anwar el Sadat, il coraggioso presidente del viaggio a Gerusalemme che venne assassinato da appartenenti ai Fratelli Musulmani pochi anni dopo aver stipulato i primi accordi di pace con Israele. In campo sciita, con tutti i necessari distinguo, impossibile non ricordare la rivoluzione khomeinista, che portò alla caduta dello scià Reza Pahlavi e all’instaurazione della Repubblica islamica.(...)
In quella che agli occhi dei fondamentalisti violenti è una fitna (una lotta interna al mondo musulmano contro gli apostati e gli eretici), da oltre un decennio è però divampata una vera e propria jihad il cui scopo è purificare la società dalla presenza cristiana. In parte questo è dovuto alla semplicistica sovrapposizione tra cristianesimo e Occidente, che ha accompagnato la progressiva marginalizzazione politica del primo e l’ascesa del secondo nel corso soprattutto del Novecento. Ma in parte è anche legata all’obiettivo di rendere religiosamente uniformi le società arabe, così che il messaggio che associa in maniera esclusiva la rivolta politica e la sua declinazione islamista radicale non trovi più alcun ostacolo.
D’altra parte, nei tanti regimi illiberali che da sempre costellano la regione, i cristiani avevano trovato protezione (e non diritti) in quanto comunità politicamente sottomessa al potere costituito, e non come individui, come del resto la stessa tradizione coranica e la lunga consuetudine della dominazione prima araba poi ottomana avevano loro insegnato. Ecco allora che è sempre stato particolarmente facile e odioso additarne i loro esponenti come «manutengoli» del tiranno, legati a lui ma estranei al corpo di una società beceramente immaginata e violentemente modellata come monolitica.
L’Egitto è tradizionalmente il Paese più importante del mondo arabo, il solo vero alleato (e non cliente) americano in quel mondo. Al Cairo Obama scelse di tenere il suo importante e infruttuoso discorso ai musulmani del mondo. A distanza di circa due anni da allora, il regime è sempre più avviluppato in una crisi di transizione di cui non vede un’uscita che possa essere auspicabile, dove l’introduzione di elezioni fantoccio ha contribuito a esasperare la tensione politica e sociale, e dove il futuro di una minoranza cristiana che risale a quasi duemila anni orsono appare sempre più nero.




permalink | inviato da franzmaria il 2/1/2011 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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