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"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
Piccoli cambiamenti
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2011


Ringraziando moltissimo ilCannocchiale per l'accoglienza, e sperando di tornarci presto - per le poesie rimane sempre vivo franzmaria- segnalo a chi dovesse passare da queste parti che MondiePolitiche si trasferisce - non so per quanto - in un altro luogo.

Francesco Maria





permalink | inviato da franzmaria il 20/10/2011 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
"Salvando noi stessi contribuiremo in modo decisivo alla salvezza dell’Europa." (Mario Draghi)
post pubblicato in Comunità, il 13 ottobre 2011



(...) L’Italia, che in età giolittiana si era inserita nella prima globalizzazione, restò al margine anche del tenue sviluppo di un’Europa soffocata dal protezionismo. Le velleità, purtroppo ricorrenti, del poter fare da soli furono negli anni Trenta duramente smentite dai fatti, soprattutto nel nostro paese, preda della demagogia autarchica.Le classi dirigenti postbelliche appresero questa lezione. In condizioni economiche e sociali tra le più difficili mai affrontate dal paese, impegnarono con decisione l’Italia nel processo di integrazione internazionale ed europea. La loro lungimiranza e il loro coraggio politico rappresentano, insieme alla riconquistata democrazia, uno dei pilastri su cui si è fondata la mirabile crescita economica e civile della nazione.Restare oggi fedeli alla scelta dei nostri padri, rafforzare la nostra posizione in Europa, significa imprimere un forte impulso alla crescita, ridurre drasticamente il debito pubblico.
Gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio. Abbiamo più volte indicato gli interventi necessari in ambiti essenziali per la crescita come la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale.(...)
Possiamo pensare che un sistema sociale, un’imprenditoria, una manodopera che furono i protagonisti della lunga fase di crescita impetuosa e poi ancora attraverso i difficilissimi anni Settanta e i cambiamenti del contesto esterno nel decennio successivo abbiano consumata tutta la loro forza ?
Il paese è ancora ricco di imprese di successo, anche in comparti chiave come la robotica e la meccanica; non mancano nella società indicazioni di una vitalità tutt’altro che spenta.(...)
Perché è tanto difficile realizzare interventi in grado di invertire il trend negativo degli ultimi anni?La storia ci può soccorrere nelle risposte.Nella Venezia del Seicento o nell’Amsterdam del Settecento, società ancora ricche, a una lunga stagione di grande dinamismo era seguito l’affievolirsi dell’impegno a competere, a innovare. Gli sforzi prima diretti al perseguimento della crescita furono indirizzati alla difesa dei piccoli o grandi privilegi acquisiti da gruppi sociali organizzati. In un’economia che ristagna, si rafforzano sempre i meccanismi di difesa e di promozione degli interessi particolaristici. Si formano robuste coalizioni distributive, più dotate di poteri di veto che di capacità realizzativa. Il rafforzamento di tali coalizioni rende a sua volta sempre più difficile realizzare misure innovative afavore della crescita. E’ compito insostituibile della politica trovare il modo di rompere questo circolo vizioso prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita.
E’ importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani. Una nostra tentazione atavica, ricordata da Alessandro Manzoni, è di attendere che un esercito d’oltralpe risolva i nostri problemi.("Quante volte sull'Alpe spiasti l'apparir d'un amico stendardo! "A. Manzoni, “Marzo 1821”)
Come in altri momenti della nostra storia, oggi non è così. E’ importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi. Per due ragioni. La prima è che il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita non sono una imposizione esterna, sono problemi che vanno risolti soprattutto a beneficio dell’Italia. E’ un dovere verso i giovani e verso noi stessi. La seconda ragione è che la cooperazione europea, mai come oggi indispensabile, si basa giustamente sull’assunto che ciascun membro faccia la propria parte. Solo i paesi che si assumono le proprie responsabilità – quelle dell’Italia sono oggi particolarmente rilevanti – e che mantengono con rigore gli impegni presi sono partner credibili, a maggior ragione nella fase di ulteriore integrazione e condivisione di doveri che si
prospetta per l’Unione Europea.(...)
L’Italia deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni che, messi in sordina gli interessi di fazione, è essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare in anni non lontani, una rigogliosa crescita economica e di offrire credibili speranze alle nuove generazioni. Nell’anno in cui celebriamo i 150 anni dell’Italia ricordiamo il Risorgimento dei nostri bisnonni nell’Ottocento e l’unità di intenti che nel dopoguerra ci consentì di assicurare il progresso del paese con la Costituzione repubblicana, con la promulgazione delle leggi volte a garantire i fondamentali diritti sociali e civili dei cittadini, con la sconfitta del terrorismo. In quei momenti cruciali si manifestò la concordia di fondo del paese, al di là del necessario e duro confronto politico. Abbiamo oggi bisogno della stessa ispirazione, della stessa intelligenza.
Salvando noi stessi contribuiremo in modo decisivo alla salvezza dell’Europa.
 
"Siano rispettati i diritti di tutti" (Benedetto XVI)
post pubblicato in Focus Mediterraneo - Afriche, il 13 ottobre 2011


Città del Vaticano (AsiaNews) – In Egitto siano rispettati i diritti di tutti, in particolare delle minoranze. E’ l’appello lanciato oggi da Benedetto XVI che, al termine dell’udienza genrale si è detto “profondamente rattristato dagli episodi di violenza che sono stati commessi al Cairo domenica scorsa” e ha espresso il proprio sostegno “agli sforzi delle autorità egiziane, civili e religiose, in favore di una società nella quale siano rispettati i diritti umani di tutti, e, in particolare, delle minoranze, a beneficio dell'unità nazionale”. Il Papa si è detto vicino al “dolore delle famiglie delle vittime e dell'intero popolo egiziano, lacerato dai tentativi di minare la coesistenza pacifica fra le sue comunità, che è invece essenziale salvaguardare, soprattutto in questo momento di transizione”. “Esorto i fedeli – ha concluso - a pregare affinché quella società goda di una vera pace, basata sulla giustizia, sul rispetto della libertà e della dignità di ogni cittadino”.

In precedenza, il Papa nel discorso per l’udienza generale aveva evidenziato come la nostra storia anche se segnata da “dolori, incertezze, momenti di crisi” è “una storia di salvezza”, perché nella nostra storia e nella nostra vita “Dio è già presente”. E’ l’insegnamento che Benedetto XVI trae dalla lettura del Salmo 126, del quale ha parlato oggi, continuando nella illustrazione di tali preghiere.

Benedetto XVI ha così parlato di una preghiera “dalle note festose, che nella gioia canta le meraviglie di Dio”: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. E’ il ricordo della “esperienza esaltante della salvezza”, “quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion”. Si parte da una situazione di sofferenza e di bisogno nella quale Dio opera la salvezza e “riporta” la situazione come era prima, anzi in meglio.

E’ quanto accade al popolo di Israele tornando in patria dall’esilio babilonese. Era la fine della deportazione in terra straniera.(...)

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-in-Egitto-siano-rispettati-i-diritti-di-tutti,-in-particolare-delle-minoranze-22887.html

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permalink | inviato da franzmaria il 13/10/2011 alle 1:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rassegna Stampa: l'accordo Israele - Hamas per la liberazione di Gilad Shalit
post pubblicato in Focus Medio Oriente, il 13 ottobre 2011


(...) Dunque, la mera cronaca ci dimostra che nei fatti Israele ha spesso trattato con i terroristi per riportare a casa dei soldati rapiti, vivi o morti. Anche se questo significava rafforzare i suoi nemici e cedere ad accordi sbilanciati. Resta da chiedersi il perché. La spiegazione forse è più semplice di quanto non si potrebbe pensare. In un Paese dove le amministrazioni, il governo e i sindacati godono di una stima bassa, l’esercito non è visto come un’istituzione, ma come il cuore della società, senza distinzione tra destra e sinistra.
Tutti in Israele hanno qualcuno nell’esercito: un figlio, una figlia, un marito riservista, o tutte e tre le cose. Per tutti, dai soldati alle loro famiglie, è fondamentale sapere che il governo farebbe qualsiasi cosa per riportarli a casa, vivi o morti. Il governo non ha scelta: se abbandonasse i propri soldati, anche per una causa teoricamente giusta come non cedere ai ricatti, crollerebbe l’intero sistema.
La determinazione a non abbandonare mai i soldati, vivi o morti, è la forza del sistema-Israele e insieme una debolezza che i suoi nemici sanno sfruttare.


















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