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Contro la paura - 3 - Draghi: "Difendere il reddito delle famiglie"

(...) La fragilità dei mercati ha trovato origine in un terreno regolamentare lacunoso e si è ampliata per gli incentivi perversi che hanno alimentato la crescita tumultuosa dell’industria finanziaria. Ma la sua radice, come quella della stessa debolezza del dollaro, sta anche in politiche monetarie troppo accomodanti. Gli ingenti capitali in fuga dagli investimenti finanziari non più redditizi, il deprezzamento del dollaro contribuiscono ad alimentare la crescita del prezzo del petrolio, che si fonda sulle tensioni strutturali sottostanti questo mercato.
Il prezzo del greggio rincara dall’inizio di questo decennio; ha già superato,in termini reali, il precedente massimo storico del 1979-80; il rincaro ancora prosegue. Ne è all’origine il forte aumento della domanda di energia che viene dai paesi emergenti, cui l’offerta fatica a tener dietro. La domanda è rigida nel breve periodo per vincoli tecnologici. Lo è ancor più l’offerta, per l’aumento dei costi di scoperta e di sfruttamento di nuovi giacimenti; per le rigidità nella capacità di raffinazione e trasporto; per irrisolte difficoltà geo-politiche. Ma ciò non è sufficiente a spiegare le impennate più recenti. Che ad esse abbiano contribuito condizioni mondiali di liquidità particolarmente abbondanti è confermato da nostre stime, che indicano come la diminuzione dei tassi d’interesse reali dalla scorsa estate spieghi circa un quarto del rialzo del prezzo mondiale del greggio osservato da allora.
Non solo ne conseguono pressioni sull’inflazione presente e attesa, ma la stessa crescita mondiale ne è minacciata. (...) Il rialzo dell’inflazione, alimentato anche dagli aumenti nelle quotazioni dei prodotti alimentari, deprime il valore reale dei salari, quindi i consumi.
I mercati finanziari internazionali, anch’essi influenzati dalle prospettive economiche più incerte e dal rincaro del greggio, restano fragili. (...) Negli Stati Uniti l’aumento dei tassi di insolvenza, nonché il timore che l’indebolimento del ciclo deteriori la qualità del credito alle imprese, sono motivi di preoccupazione.
Occorre evitare di ripetere gli errori di politica economica commessi in risposta ai due shock petroliferi del decennio Settanta: in alcuni paesi la politica monetaria inizialmente espansiva destabilizzò le aspettative di inflazione; dovette essere seguita da una forte restrizione; ne conseguirono, anche a causa di diffuse indicizzazioni, una inflazione persistentemente alta, enormi oscillazioni nei tassi di interesse reali, gravi ripercussioni sull’attività economica.
Rispetto a trent’anni fa, l’effetto di uno shock petrolifero sulle economie dei paesi consumatori è minore grazie alla maggiore efficienza energetica e alla maggiore flessibilità dei mercati, ma anche grazie alla credibilità acquisita nel tempo dalle politiche monetarie. Stimiamo che, in Italia, dopo l’unione monetaria gli effetti di un aumento del prezzo del petrolio sull’inflazione al consumo si siano ridotti di circa cinque volte rispetto agli anni Ottanta e Novanta. La credibilità della politica monetaria ha contribuito a questo risultato. Essa va preservata nei paesi avanzati; va perseguita nei paesi emergenti, acquisendo consapevolezza della gravità del rischio d’inflazione e della crescente inadeguatezza di politiche di ancoraggio al dollaro delle proprie valute.(...)
È essenziale che non si affermi l’idea che il rialzo dell’inflazione sia permanente
. Alla vigilia della riunione del 3 luglio scorso del Consiglio direttivo della BCE i rischi di una sua crescita apparivano aumentati. Pur in un quadro di moderazione salariale, vi erano prime indicazioni di ripresa dei costi. Altri segnali di allarme provenivano dalle aspettative dei mercati: le attese di inflazione desumibili dai titoli di Stato a lungo termine a indicizzazione reale tendevano ad aumentare; le quotazioni degli inflation swaps segnalavano maggiori timori di inflazione anche su orizzonti lontani. In questo contesto, il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di aumentare di un quarto di punto percentuale i tassi d’interesse di riferimento. Nei giorni successivi al rialzo la tendenza all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione.
Agendo in maniera tempestiva intendiamo contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari diano l’avvio, all’interno dell’area, a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l’inflazione su valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine.
Contrastando il rialzo dell’inflazione si difende il reddito disponibile delle famiglie. L’aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto, abbassa il valore reale della ricchezza finanziaria, contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita. (...)
Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa. Nel frattempo il costo del lavoro per unità di prodotto nell’economia è aumentato di oltre il 30 per cento, contro il 20 per cento circa in Francia, pressoché nulla in Germania. Questo divario fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa della elevata imposizione fiscale, l’effetto dell’inflazione; è alla base della stagnazione della nostra economia.
Ma la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita. Una rincorsa tra prezzi e salari sarebbe rimedio illusorio, a cui la politica monetaria deve opporsi. Se è credibile, pur non potendo isolare l’economia dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie di base, essa può ammortizzarne gli effetti sulle aspettative e sui prezzi interni. Un aggiustamento monetario tempestivo riduce il rischio di correzioni tardive ma violente.(...)

L'integrale dell'intervento di Mario Draghi sul sito di Banca d'Italia

Pubblicato il 9/7/2008 alle 14.23 nella rubrica Focus Europe.

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